FIA, Mohammed Ben Sulayem senza limiti
Il presidente della Federazione internazionale dell’automobile vuole eliminare la regola che fissa a 12 anni il massimo di permanenza in carica. Il voto all’Assemblea Generale di Macao il 26 giugno
Mohammed Ben Sulayem vuole cambiare le regole del gioco, almeno quelle che riguardano la sua poltrona. Il presidente della FIA ha avanzato una proposta per eliminare i limiti di mandato per la carica di presidente dell’organo di governo del motorsport mondiale. Se approvata, la modifica consentirebbe al dirigente emiratino — e a qualsiasi suo successore — di restare in carica a tempo indeterminato, senza più il vincolo attualmente previsto dalla normativa.
Attualmente ogni mandato presidenziale dura quattro anni e una persona può candidarsi per la rielezione due volte, per un massimo di tre mandati complessivi, ovvero dodici anni in totale. La riforma aprirebbe invece alla possibilità di rielezioni senza vincoli, mantenendo come unico limite l’età massima di 70 anni (Ben Sulayem, classe 1961, a novembre compirà 65 anni).
Il presidente intende presentare la proposta il 26 giugno durante l’Assemblea Generale di Macao. Al momento, l’esito appare orientato verso l’approvazione, con un consenso interno che non sembra mettere in discussione il passaggio della riforma.
La FIA cerca di presentare il cambiamento come una semplice operazione di armonizzazione interna. Un portavoce della federazione ha spiegato: “È stata avanzata una proposta per stabilire un approccio uniforme alla gestione del mandato in tutti gli organi della FIA, simile a quello attualmente in vigore per i Consigli Mondiali e il Senato. La proposta è soggetta all’approvazione dei Consigli Mondiali e dell’Assemblea Generale. Gli organi della FIA mantengono la piena autorità di eleggere democraticamente i propri funzionari.”
Ben Sulayem è stato rieletto senza oppositori nel dicembre dello scorso anno, dopo essere diventato presidente per la prima volta nel dicembre 2021. La sua rielezione non fu il frutto di una competizione aperta: altri candidati erano stati esclusi a causa di una regola che richiedeva di indicare vicepresidenti per lo sport provenienti da ciascuna delle sei regioni globali della FIA. L’unica candidata disponibile come vicepresidente per il Sud America era Fabiana Ecclestone, moglie dell’ex patron della Formula 1 Bernie Ecclestone, che aveva già appoggiato Ben Sulayem. Con nessun altro rappresentante sudamericano disponibile, nessun altro candidato era nelle condizioni di presentarsi.
Non mancano le opposizioni. Tim Mayer, che aveva tentato di candidarsi alle ultime elezioni, ha dichiarato che i limiti di mandato “sono una salvaguardia fondamentale della buona governance, riconosciuta come essenziale per prevenire la concentrazione di potere, assicurare il rinnovo della leadership e mantenere la responsabilità verso coloro che l’organizzazione deve servire.”
Più in generale, la gestione di Ben Sulayem ha generato tensioni: dalle rigide sanzioni contro il linguaggio dei piloti fino all’uscita di diversi funzionari di alto livello, episodi che hanno alimentato dubbi sulla governance interna.
I limiti di mandato furono introdotti proprio per evitare derive personalistiche già sperimentate in passato. Prima dell’era Jean Todt — che rimase in carica dodici anni — Max Mosley aveva guidato la FIA per sedici anni, e Jean-Marie Balestre per due mandati da quattro anni ciascuno. La norma attuale nacque come argine a quella tradizione di presidenze lunghe e spesso controverse. Ora quella diga rischia di essere abbattuta. Il voto di giugno dirà se la FIA intende davvero percorrere questa strada.









