Il presidente della Fia parla dei cambiamenti in atto per il WRC
Ben Sulayem ha chiarito la posizione della Federazione con parole nette: “Ogni anno che passa, il prodotto vale meno. È semplice. Con sette anni soltanto di contratto rimanenti, non c’è molto da vendere. Per dare valore al WRC serve un orizzonte più lungo, e noi dobbiamo garantire qualcosa di tangibile”.
La Federazione Internazionale dell’Automobile ha confermato un passaggio cruciale per il futuro del Campionato del Mondo Rally. In occasione del debutto del WRC in Paraguay, il presidente Mohammed Ben Sulayem ha annunciato che i proventi derivanti dalla vendita dei diritti commerciali della serie saranno reinvestiti direttamente nel campionato, con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne la sostenibilità e rilanciarne l’attrattiva tecnica e sportiva.
La decisione arriva in un momento strategico. L’attuale promotore, WRC Promoter GmbH – controllato da Red Bull Media House e dalla società di investimento tedesca KW25 – ha avviato da tempo il processo di cessione. Con ancora sette anni di validità residua sul contratto, l’operazione di vendita ha attirato l’interesse di diversi potenziali acquirenti in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente. La FIA ha reso noto che il nuovo accordo con il futuro promotore potrebbe avere una durata fino a 25 anni, garantendo così un orizzonte temporale adeguato a programmare investimenti e strategie a lungo termine.
Ben Sulayem ha chiarito la posizione della Federazione con parole nette: “Ogni anno che passa, il prodotto vale meno. È semplice. Con sette anni soltanto di contratto rimanenti, non c’è molto da vendere. Per dare valore al WRC serve un orizzonte più lungo, e noi dobbiamo garantire qualcosa di tangibile”.
Il presidente FIA ha inoltre sottolineato che l’operazione non sarà finalizzata a un guadagno immediato per la Federazione: “Il denaro non è ciò che la FIA vuole. Ciò che ci interessa è la sostenibilità del campionato. Posso promettere che quando questa vendita sarà conclusa, i fondi ottenuti saranno reinvestiti nel WRC”.
Il tema della sostenibilità non riguarda soltanto gli aspetti economici, ma anche e soprattutto la dimensione tecnica. Dal 2027 entreranno infatti in vigore nuove normative regolamentari, che segneranno una svolta rispetto alle Rally1 introdotte nel 2022. Il nuovo pacchetto tecnico prevede un costo massimo fissato a 345.000 euro per la costruzione di una vettura, un abbattimento stimato di circa il 60% rispetto alle cifre attuali. L’intento è duplice: ridurre drasticamente le barriere economiche all’ingresso e aumentare il numero dei costruttori impegnati nella massima serie del rallismo.
Ben Sulayem ha commentato: “Le nuove regole renderanno le vetture più accessibili. I costi saranno inferiori del 60% rispetto a oggi. Ciò che vogliamo vedere è un campionato sostenibile, con più team e regole stabili che possano durare a lungo. Stiamo facendo la scelta giusta, ma servirà tempo per vederne i risultati”.
La necessità di ampliare il parco costruttori è evidente. Dopo l’uscita di Citroën alla fine del 2019, il mondiale ha potuto contare solo sull’impegno ufficiale di Toyota e Hyundai, con Ford presente attraverso M-Sport. Toyota, sotto la guida di Akio Toyoda, ha già avviato lo sviluppo di un progetto conforme alle regole 2027, mentre Hyundai ha espresso perplessità per la mancanza di flessibilità tecnologica, in particolare riguardo all’adozione obbligatoria di motori a combustione interna tradizionali nella fase iniziale del nuovo ciclo tecnico.
Consapevole delle difficoltà, Ben Sulayem ha rivelato un approccio diretto: “Sto parlando con i vertici delle case, non solo con i team principal. Avrò un incontro con Jim Farley di Ford, incontrerò Akio Toyoda e naturalmente intendo discutere con la dirigenza Hyundai, anche recandomi in Corea se sarà necessario. Parliamo anche con Skoda, Lancia, Citroën: perché dovrebbero tornare? Serve una ragione forte, e questa può essere solo una regolamentazione tecnica sostenibile”.
Il cammino, tuttavia, non sarà immediato. Lo stesso presidente FIA ha ammesso che ci vorrà tempo prima di raccogliere i frutti di questo nuovo corso. Ma la direzione è chiara: regole stabili e durature, riduzione dei costi, maggiore accessibilità tecnica ed economica e un rapporto più equo tra promotore e Federazione. Tutti elementi che, nelle intenzioni della FIA, dovrebbero restituire al Mondiale Rally quella centralità che negli ultimi anni si è affievolita rispetto ad altre discipline motoristiche. Non resta che credergli?









