Gianni Vasino, cronista di razza amante del rally
Il giornalista Rai ha detenuto anche un record piuttosto particolare: è andato in onda ogni domenica sera per 22 anni di fila. In carriera ha raccontato numerosi eventi fra Mondiali, Europei e Olimpiadi. E non solo di calcio.
Gianni Vasino è stato sì una delle voci più riconoscibili della Rai e di 90° minuto, ma anche un cronista curioso, versatile, capace di attraversare decenni di informazione sportiva e d’attualità con un approccio sobrio, professionale e appassionato. Tra i tanti ambiti che esplorò nel corso della sua carriera, un episodio rimasto emblematico fu la sua partecipazione da giornalista al Rally di Montecarlo, valido per il Campionato del mondo rally (WRC), vissuto da dentro, a bordo di una delle vetture più iconiche del tempo.
Era il 1989, e la Lancia Delta HF Integrale dominava il panorama rallystico mondiale. Dario Cerrato, già cinque volte campione italiano rally e due volte campione europeo, era tra i piloti più noti del momento. Gianni Vasino salì accanto a lui proprio in occasione del Rallye Automobile Monte-Carlo, una delle tappe più leggendarie e difficili del WRC, come inviato Rai. Non fu una semplice trovata giornalistica, ma un vero esperimento di narrazione immersiva: Vasino volle raccontare cosa significasse davvero affrontare da copilota – anche solo per una tappa di trasferimento – la tensione, la velocità, le curve tra ghiaccio e asfalto, le note scandite in fretta, il rombo assordante della Lancia, che all’epoca rappresentava l’eccellenza della scuola tecnica italiana.
La sua cronaca, andata in onda sul Tg2 e poi ripresa da vari speciali sportivi della Rai, fu innovativa: in un’epoca in cui la televisione sportiva cominciava ad aprirsi al racconto immersivo, Vasino fu tra i primi giornalisti italiani a “metterci la faccia e il fiato” dentro l’abitacolo, provando sulla pelle cosa significasse affrontare un rally leggendario come il Montecarlo. Il suo racconto, ricco di tensione e stupore, contribuì a far percepire al grande pubblico televisivo la brutalità tecnica e il fascino epico della disciplina.
Quel servizio è ricordato ancora oggi da appassionati e colleghi come una delle migliori testimonianze dell’epoca aurea dei rally, e anche come esempio di giornalismo sportivo d’altri tempi: misurato, curioso, rispettoso, ma mai timoroso di spingersi oltre il confine del consueto. La Lancia Delta HF Integrale, vettura con cui chiuse la sua esperienza sul Montecarlo, sarebbe poi diventata campione del mondo costruttori anche quell’anno, confermando la superiorità del marchio torinese nel mondo WRC tra il 1987 e il 1992.
Oltre al calcio, di cui fu voce storica per 22 anni consecutivi ogni domenica sera, Gianni Vasino diede voce allo sport e alla vita reale. Dalle Olimpiadi raccontate con lucidità ed empatia, alla creazione per il Tg2 di una trasmissione pionieristica dedicata alla disabilità, passando per la cronaca nera e sociale – come dimostrano i suoi saggi su Genova e le rotte del malaffare – il suo sguardo restò sempre attento, umano, mai gridato.
Nel 2014 pubblicò la sua autobiografia Da 90º minuto alle Olimpiadi, cronache di 30 anni di sport, in cui ricordò proprio l’avventura a Montecarlo come uno dei momenti più intensi della sua carriera: “Sentire le gomme che mordono l’asfalto ghiacciato, il motore che ti urla nelle ossa, le note che arrivano rapide come raffiche… è stato come entrare in una dimensione parallela dello sport”, scrisse.
Vasino ci lascia a 88 anni con un’eredità fatta di stile, di rigore, e di racconti vissuti fino in fondo, anche quando comportavano il rischio di un tornante tra le nevi monegasche.









