Henri Toivonen, campione senza fortuna
Henri Toivonen rimane un riferimento per tutti gli appassionati. La sua storia è raccontata in libri, documentari, articoli e forum specializzati, e ogni volta che una Delta S4 o una Talbot Sunbeam corre su un rally storico, il suo nome torna alla memoria degli appassionati. Il 2 maggio 1986 non segnò solo la perdita di un giovane pilota: sancì la fine di un’era.
Poco meno di trent’anni sono pochi per morire, ma abbastanza per entrare nel cuore degli appassionati. Il 2 maggio 1986, il mondo del rally perse prematuramente una delle sue stelle più luminose: Henri Toivonen, insieme al navigatore Sergio Cresto, trovò la morte in un tragico incidente sul Tour de Corse. Alla guida della Lancia Delta S4, Toivonen stava dominando la gara con quasi tre minuti di vantaggio. La Peugeot 205 T16 di Saby, unica rimasta in gara, era a 2’45” dalla vetta. Alle 14.58 di quel tragico giorno, la Delta S4 uscì di strada in una delle sezioni più impegnative dell’isola francese, prendendo fuoco e portandosi via due giovani vite.
Henri Toivonen nacque il 25 agosto 1956 a Jyväskylä, città nota agli appassionati di rally come sede del celebre “1000 Laghi”. La famiglia Toivonen era già profondamente legata al mondo dei motori: il padre, Pauli, era un pilota di successo. Nel 1962 vinse il 1000 Laghi al volante di una Citroën DS19; nel 1966 si impose al Monte Carlo grazie alla squalifica di tre Mini Cooper e della Ford Cortina di Roger Clark; nel 1968 divenne campione europeo con una Porsche 911T, aggiudicandosi anche il rally di Sanremo, e nel 1969 conquistò l’Acropoli. Henri cresce quindi immerso in una cultura automobilistica, respirando fin da bambino l’adrenalina dei rally e imparando a conoscere il ghiaccio e la neve finlandese, fondamentali per la sua futura carriera.
A soli 14 anni, Henri sale sui kart e inizia a imparare l’arte della guida sul ghiaccio seguendo le traiettorie del padre. La sua precoce dedizione porta risultati rapidi: nel 1975, a 19 anni, esordisce nei rally con una Simca Rally2 Gruppo 1, partecipando a gare locali per fare esperienza. Due anni dopo, passa alla Sunbeam Avenger, sempre Gruppo 1, con cui ottiene un quinto posto al 1000 Laghi, segnando il primo risultato di rilievo in ambito internazionale. Nel 1978 comincia a correre con la Citroën CX 2400 GTi in Portogallo e Grecia, ma si ritira; al 1000 Laghi guida una Porsche 911 senza completare la gara, mentre con la Talbot Ti Gruppo 2 ottiene un nono posto al RAC Rally britannico.
Nel 1979, Toivonen disputa alcune gare in Finlandia con la Talbot Sunbeam Ti e costruisce un programma nel campionato inglese con una Ford Escort RS Gruppo 4, a cui aggiunge tre gare in patria, tra cui il 1000 Laghi, con una Fiat 131 Abarth. Il talento emerge in modo evidente: precisione, velocità e capacità di adattarsi a qualsiasi superficie lo distinguono dai colleghi più esperti.
Il 1980 segna l’inizio della carriera ufficiale nel Mondiale: Henri diventa pilota Talbot e debutta vincendo l’Arctic Rally in Finlandia. Il resto della stagione è caratterizzato da piazzamenti alterni e ritiri, ma a fine anno arriva la consacrazione: Toivonen trionfa al RAC Rally, ottenendo la vittoria mondiale a soli 24 anni, 3 mesi e 24 giorni, un record di precocità che resisterà fino al 2008, quando verrà superato da Jari-Matti Latvala. Nel 1981, con la Talbot, Toivonen è quinto a Monte Carlo, secondo in Portogallo e a Sanremo, confermando il suo talento emergente su ogni tipo di terreno.
Il 1982 porta Toivonen nel team Opel, al volante della Ascona 400, affiancato da Walter Röhrl. Il giovane finlandese ottiene risultati notevoli: terzo al RAC e all’Acropoli, quinto a Sanremo. L’anno successivo, la sua vettura diventa la nuova Manta 400, affiancato da Ari Vatanen, ma i risultati sono inferiori alle aspettative: solo un quarto posto a Sanremo.
Nel 1984, la Prodrive di David Richards gli propone un programma europeo con una Porsche 911 RSR sponsorizzata Rothmans. La stagione inizia con un incidente in kart che costringe Toivonen a muoversi con le stampelle per alcune settimane. Nonostante ciò, Henri vince il Costa Smeralda, è secondo in Bulgaria, trionfa nella 24 Ore di Ypres, nel Mille Pistes e a Madeira. Tuttavia, il titolo europeo va a Carlo Capone su Lancia 037, coadiuvato proprio da Sergio Cresto, futuro navigatore di Toivonen.
Sempre nel 1984 Cesare Fiorio affida a Toivonen una Lancia 037 ufficiale nel Mondiale. Dopo ritiri in Portogallo e Grecia, il finlandese ottiene un terzo posto al 1000 Laghi. La stagione 1985 si apre con un sesto posto a Monte Carlo con l’ormai superata 037. Il Costa Smeralda sembra la prova del riscatto, ma un errore di nota nella PS dell’Isuledda lo porta a un grave incidente, fratturandosi la terza vertebra dorsale. Dopo alcuni mesi di convalescenza, ritorna al 1000 Laghi, ottenendo un quarto posto, e poi al Sanremo, concludendo terzo. Con la nuova Delta S4, Toivonen vince al debutto al RAC Rally, approfittando di un errore di Markku Alén, che finirà secondo.
Il 1986 segna la stagione finale e più intensa della carriera di Henri. Il suo navigatore abituale, Juha Piironen, passa alla Peugeot con Juha Kankkunen, e Toivonen sceglie Sergio Cresto come compagno di avventura. A Monte Carlo vincono con una rimonta spettacolare, nonostante un incidente in trasferimento con un automobilista. In Svezia si ritirano mentre sono primi per la rottura di una valvola; in Portogallo fermati dallo sciopero dei piloti a seguito dell’incidente della Ford RS200 di Santos; al Costa Smeralda, invece, conquistano la vittoria per la seconda volta, consolidando la fama di Toivonen come uno dei piloti più spettacolari e versatili del periodo Gruppo B.

Il Tour de Corse di maggio rappresenta la prova definitiva. Toivonen domina la gara: vince undici speciali su diciassette e guida con un margine di vantaggio impressionante. Ma la diciottesima speciale, la PS18 Corte-Taverna, sarà fatale. La prova, lunga 26,84 chilometri, era tra le più veloci e tecnicamente impegnative dell’intero campionato, con discese rapidissime dal Col d’Ominanda verso Saint Michel e da Croce d’Arbitro a Taverna. Alle 14.53, dopo il riordino di Corte, Toivonen affronta la prova. Dopo circa sette chilometri, la Delta S4 esce di strada in una sinistra seguita da un breve rettilineo, finendo sotto il livello stradale e ribaltandosi. La vettura prende immediatamente fuoco. I concorrenti Saby-Fauchille e Biasion-Siviero notano il fumo, inizialmente scambiato per fuoco acceso dagli spettatori, ma capiscono presto che qualcosa è andato gravemente storto.
L’arrivo dei soccorsi è tempestivo ma inutile: il Samu francese, insieme all’elicottero della Lancia con il logistico Ninni Russo e il capo meccanico Rino Buschiazzo, arriva sul luogo dell’incidente entro pochi minuti. I corpi di Toivonen e Cresto vengono trasportati all’ospedale di Corte. Henri lascia la moglie Erja e i figli Markuus e Aria. L’incidente segna la fine di un’epoca: poco più di un anno dopo la morte di Attilio Bettega, un altro pilota cade vittima della stessa gara, nello stesso Paese, nello stesso periodo del calendario.
Henri Toivonen era considerato dagli addetti ai lavori un talento puro, un pilota capace di adattarsi a ogni condizione con una fluidità rara. La sua guida era spettacolare: veloce ma precisa, coraggiosa ma mai imprudente senza motivo. Era il simbolo del Gruppo B, quell’epoca di rally caratterizzata da vetture potentissime, quasi incontrollabili, e da velocità elevate che catturavano l’immaginazione degli spettatori. Toivonen era giovane, dinamico, ma anche estremamente consapevole delle proprie capacità. La sua preparazione tecnica era meticolosa: conosceva ogni dettaglio delle vetture, delle gomme e delle sospensioni, ed era capace di fornire feedback fondamentali ai team con cui collaborava, dalle Talbot alle Opel, dalle Porsche alle Lancia.
Il finlandese lasciò un’impronta indelebile nel mondo dei rally, non solo per i risultati sportivi, ma anche per l’influenza sullo sviluppo tecnico delle vetture. La Lancia Delta S4, la vettura della sua ultima stagione, era l’apice tecnologico del Gruppo B: motore 1.8 turbo con compressore volumetrico, trazione integrale, 550 cavalli e accelerazione fulminea. Toivonen aveva la capacità di estrarre da queste macchine il massimo delle prestazioni senza comprometterne la stabilità, un talento che pochi piloti al mondo possedevano.
Molti colleghi e avversari hanno ricordato Henri come un pilota dal temperamento equilibrato, gentile, sempre disponibile con i compagni e con i media, ma determinato in gara. La sua morte accelerò la fine del Gruppo B: l’incidente dimostrò quanto fossero pericolose quelle vetture e spinse la FIA a introdurre regolamenti più restrittivi, con limiti di potenza e sicurezza più rigorosi, portando alla nascita del Gruppo A nel 1987.
Ancora oggi, Henri Toivonen è un’icona dei rally. Le sue gare, le vittorie e la tragica fine fanno parte della memoria collettiva degli appassionati. La sua eredità non si misura solo in risultati cronometrici, ma anche nell’influenza sulla sicurezza, nello sviluppo tecnico delle auto e nello stile di guida che continua a ispirare giovani piloti. Il suo nome è legato a gare leggendarie, come il RAC, il Monte Carlo, il 1000 Laghi e il Tour de Corse, e a vetture che hanno fatto la storia, dalle Talbot Sunbeam alla Opel Manta 400, dalla Lancia 037 alla Delta S4.
La carriera di Toivonen mostra un percorso di crescita lineare, ma costellata di audacia e capacità di adattamento. Da giovanissimo kartista a vincitore di rally internazionali, Henri dimostrò come talento, disciplina e intuizione potessero fondersi in un pilota completo. Le sue vittorie non furono mai casuali: ognuna rappresentava un lavoro attento su note, traiettorie, assetti e strategie, con un approccio scientifico e una sensibilità innata.
Al di là dei numeri, Toivonen è ricordato per la sua attitudine innovativa e la sua capacità di capire l’evoluzione delle vetture da rally. Il lavoro con i tecnici Lancia, la preparazione della Delta S4, l’approccio alla gestione dei pneumatici e delle sospensioni, mostrano come Henri fosse più di un semplice pilota: era un vero pilota ingegnere, capace di influenzare lo sviluppo delle auto e di spingere i limiti della tecnologia e della velocità.
L’impatto emotivo della sua morte fu enorme. Non solo per la famiglia, che perse un marito e un padre, ma per l’intero mondo dei rally: colleghi, avversari, fan e addetti ai lavori compresero quanto il Gruppo B fosse diventato estremo. La sicurezza divenne un argomento centrale, e molti degli accorgimenti moderni dei rally derivano da quella tragedia.
Henri Toivonen rappresenta quindi il simbolo di un’epoca: il pilota talentuoso, audace, preparato e umano, capace di emozionare con ogni curva. Le sue imprese sportive e la sua tragica fine hanno contribuito a scrivere una pagina fondamentale della storia dei rally, e il suo ricordo continua a vivere nelle competizioni, nelle vetture e nelle leggende del motorsport.
Henri Toivonen rimane un riferimento per tutti gli appassionati. La sua storia è raccontata in libri, documentari, articoli e forum specializzati, e ogni volta che una Delta S4 o una Talbot Sunbeam corre su un rally storico, il suo nome torna alla memoria degli appassionati. Il 2 maggio 1986 non segnò solo la perdita di un giovane pilota: sancì la fine di un’era e lasciò un’eredità di talento, coraggio e innovazione che continua a ispirare intere generazioni di piloti e ingegneri.
“Nella mia carriera ho incontrato più di 200 piloti, tra F1, rally e sport prototipi. Il pilota che mi ha impressionato di più è stato Henri Toivonen, perchè era l’unico che sapeva sfruttare e portare al limite una Gruppo B“, disse Cesare Fiorio.








