Dakar – Un nuovo volto per il Rally Raid più famoso al mondo
Niente Empty Quarter e addio alla tappa da 48 ore, ma l’edizione 2026 promette comunque una delle sfide più dure dell’era moderna, con quasi 5.000 km di speciali e un percorso completamente rinnovato
L’edizione 2026 della Dakar segna una svolta significativa per il rally raid più celebre al mondo. Pur rinunciando all’ingresso nell’Empty Quarter e alla temutissima tappa da 48 ore, il percorso del prossimo anno sarà una prova durissima, con un tracciato del tutto riprogettato che manterrà intatto lo spirito estremo della competizione. La gara si svolgerà dal 3 al 17 gennaio in Arabia Saudita, per la settima volta consecutiva, e offrirà una sfida nuova rispetto alle edizioni precedenti.
Gli organizzatori hanno costruito un percorso equilibrato, vario e molto tecnico, pensato per mettere alla prova sia la capacità di navigazione sia la resistenza dei piloti. Il rally partirà il 3 gennaio da Yanbu, dove si svolgerà il prologo, e terminerà il 13 gennaio nella stessa area. Le auto percorreranno 7.994 chilometri totali e le moto 7.906, con ben 4.480 km di prove speciali per le auto e 4.748 per le moto, valori che non si vedevano da anni. Solo in quattro giornate i due gruppi affronteranno percorsi diversi.
Il direttore della gara, David Castera, ha sottolineato come la difficoltà della Dakar 2026 deriverà soprattutto dai quasi 5.000 chilometri di speciali, affermando: “È passato molto tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto così tanti chilometri cronometrati”. Nel programma sono presenti due tappe marathon, fondamentali per la gestione meccanica e la resistenza fisica. La prima, nella settimana d’apertura, partirà da Alula il 7 gennaio e arriverà a Ha’il l’8 gennaio; la seconda, molto attesa, si svolgerà tra Wadi Ad-Dawasir e Bisha nei giorni 13 e 14 gennaio. Ma le giornate più impegnative arriveranno dopo la pausa del 10 gennaio a Riyadh, quando i concorrenti affronteranno due tappe con oltre 460 e 480 km di speciale, destinate a lasciare il segno sulla classifica generale.
L’eliminazione della tappa da 48 ore è stata motivata dai problemi strategici emersi nel 2025. Castera ha spiegato che quel formato “non aiutava”, poiché alcuni piloti sfruttavano dinamiche regolamentari al limite, come fermarsi volontariamente per ottenere un ordine di partenza più favorevole. Per questo si è deciso di sospenderla, pur lasciando aperta la possibilità di una reintroduzione futura con una formula diversa. Anche la scelta di escludere l’Empty Quarter era nota sin dal lancio di giugno e non ha scoraggiato i partecipanti. Anzi, secondo Castera ha contribuito ad attirarne di più, confermando che la Dakar “è grande con o senza Empty Quarter”. L’unico impatto reale sarà la riduzione del numero di dune, con un totale comunque considerevole di quasi 600 km dedicati alla sabbia, anche se una tappa in meno rispetto allo scorso anno.
In definitiva, la Dakar 2026 rinuncia a due degli elementi più iconici delle ultime edizioni, ma compensa con una struttura di gara estremamente impegnativa, un percorso molto lungo e due marathon che promettono di mettere a dura prova anche i piloti più esperti. Una Dakar diversa, meno spettacolare sul piano scenografico, ma ancora più severa sul fronte tecnico e atletico.










