Sbarro Windhound, il lusso alla Dakar
Nel 1980 partecipò alla maratona africana anche il SUV ante litteram creato dal geniale carrozziere italo svizzero.
Fondata nel 1971 dal designer e carrozziere italiano Franco Sbarro, la Sbarro Automobiles si impose fin dai primi anni come una realtà fuori dagli schemi, capace di coniugare sperimentazione stilistica, soluzioni tecniche non convenzionali e una forte componente artigianale. Nei primi tempi l’azienda si dedicò alla realizzazione di vetture a marchio proprio, spesso equipaggiate con meccaniche BMW o Rover, dando vita a modelli unici e fortemente caratterizzati.
All’interno di questo percorso creativo nacque la Windhound, presentata alla fine degli anni Settanta come un veicolo in anticipo sui tempi: una sorta di SUV di lusso quando il concetto stesso di Sport Utility Vehicle non era ancora entrato nel linguaggio comune. Il primo esemplare fu realizzato su commissione di un cliente di Neuchâtel, in Svizzera, e rappresentò una sintesi perfetta della filosofia Sbarro, orientata alla personalizzazione estrema.
Questa prima Windhound adottava una carrozzeria a tre porte ed era costruita combinando soluzioni tecniche eterogenee: sospensioni derivate dalla Fiat Campagnola, un robusto sei cilindri BMW e un allestimento interno particolarmente curato e lussuoso, pensato più per il comfort che per l’uso estremo. Un approccio che rendeva la Windhound un oggetto unico, a metà strada tra il fuoristrada e la granturismo.
Proprio questo primo esemplare, dopo essere stato venduto, venne iscritto al Rally Parigi-Dakar del 1980, con Michel Diallo al volante. La scelta di portare un mezzo così particolare in una delle competizioni più dure al mondo sottolineava ancora una volta l’audacia del progetto. Tuttavia, dopo circa 3.500 chilometri di gara, una serie di ribaltamenti mise fine all’avventura africana della Windhound, costringendola al ritiro.
Conclusa l’esperienza sportiva, Franco Sbarro decise di riacquistare il veicolo e di riportarlo in Svizzera. Al suo rientro, però, la vettura si presentava in condizioni critiche: il relitto era stato in parte saccheggiato e necessitava di una ricostruzione completa. Sbarro si mise quindi al lavoro per riportare in vita la Windhound, trasformandola ulteriormente e rendendola ancora più spettacolare.
Durante la ricostruzione, l’auto venne dotata di vistosi tubi di scarico e di aspirazione dell’aria montati sul tetto, soluzioni scenografiche e funzionali allo stesso tempo, che ne accentuavano l’aspetto avventuroso e “da raid”. Elementi che contribuirono a fissare l’immagine definitiva della Windhound nell’immaginario degli appassionati.









