Dakar – Gli italiani e il sogno del deserto
Dalle auto alle moto, passando per camion e challenger, buona la presenza Tricolore alla prossima Dakar Rally. Ecco gli italiani al via della gara e con cosa correranno.
La Dakar Rally 2026 conferma, ancora una volta, la propria centralità nel panorama mondiale del rally-raid e, parallelamente, ribadisce il ruolo tutt’altro che marginale dell’Italia all’interno di una competizione che negli anni è diventata sempre più selettiva, tecnica e strategica. Dal 2 al 17 gennaio, interamente in Arabia Saudita, la maratona africana trapiantata in Medio Oriente proporrà un’edizione profondamente rinnovata sotto il profilo geografico e sportivo, con un percorso di 14 tappe che promette di riscrivere molte delle certezze consolidate nelle ultime stagioni.
Il tracciato attraverserà le regioni di Ha’il, al-Qasim e Riad, con la capitale saudita confermata come sede della giornata di riposo, ma la vera novità sarà l’assenza del Quarto Vuoto, uno dei simboli più iconici e temuti della Dakar moderna. Al suo posto, l’organizzazione ha scelto di esplorare territori finora inediti come al-Bāha, ‘Asir e Jizan, aree caratterizzate da una morfologia più varia, con catene montuose, piste tecniche, canyon e fondi meno prevedibili. Una scelta che sposta l’equilibrio della gara: meno pura gestione delle dune e più enfasi sulla navigazione, sulla lettura del terreno e sulla capacità di adattamento degli equipaggi. In questo contesto, l’esperienza e la preparazione diventano fattori ancora più determinanti.
La presenza italiana alla Dakar 2026 si inserisce perfettamente in questo scenario complesso. Non si tratta di una partecipazione numericamente dominante, ma di una rappresentanza qualitativamente significativa, distribuita in modo trasversale tra auto, moto e camion. Un segnale chiaro di come il movimento tricolore continui a presidiare la gara più dura del mondo, anche senza l’appoggio sistematico di grandi programmi ufficiali.
Nella categoria Ultimate, la classe regina del rally-raid, con 73 equipaggi al via, l’Italia sarà rappresentata direttamente dall’equipaggio composto da Silvio e Tito Totani. Padre e figlio affronteranno la Dakar con un MD Rallye Sport Optimus, iscritto nella categoria T1.2, dedicata ai prototipi a due ruote motrici. Una scelta tecnica che privilegia leggerezza, semplicità meccanica e affidabilità, elementi fondamentali su un percorso che si annuncia meno “lineare” rispetto al recente passato. Per i Totani, la Dakar non è soltanto una sfida sportiva, ma un progetto costruito con continuità, dove la gestione del mezzo e la capacità di arrivare in fondo contano almeno quanto la prestazione pura.
Accanto a loro, la bandiera italiana sventolerà anche grazie alla presenza di due navigatori di grande esperienza. Mirco Brun affiancherà il ceco Martin Kološ su una Red-Lined Revo+, portando in dote un bagaglio tecnico fondamentale in una Dakar che promette tappe complesse sotto il profilo dell’orientamento. Ancora più significativo il ruolo di Maurizio Gerini, chiamato a navigare Laia Sanz sulla Ebro S800 XRR in categoria T1+. Gerini rappresenta una delle figure più solide e rispettate del naviglio rally-raid italiano, e la sua presenza assume un peso specifico notevole in un progetto che punta alla costanza e alla solidità piuttosto che al colpo di scena.
Assente invece l’Italia nella categoria SSV, che vedrà al via 41 equipaggi ma nessun rappresentante tricolore. Una mancanza che riflette un trend già evidente nelle ultime edizioni, dove i costi crescenti e la forte concorrenza internazionale hanno progressivamente ridotto la partecipazione italiana in questa classe.
Ben diverso il discorso nella categoria Challenger, sempre più centrale nello schema della Dakar moderna. Qui i riflettori saranno puntati su Rebecca Busi, alla sua terza partecipazione alla maratona saudita. La pilota italiana sarà affiancata dall’uruguaiano Sergio Lafuente al volante della X-Raid Fenix, vettura già collaudata in contesti competitivi come il Jeddah Baja. La Challenger è oggi la categoria che meglio rappresenta l’equilibrio tra prestazione e accessibilità, e per Busi rappresenta un terreno ideale per consolidare esperienza, ritmo e affidabilità in una gara che non concede margini di improvvisazione.
La tradizione italiana trova continuità anche tra i giganti del deserto, nella categoria Trucks. Claudio Bellino, Bruno Gotti e Marco Arnoletti saranno al via con un Iveco Dakar Evo4, confermando un legame storico tra l’Italia e i camion da rally-raid. In una classe dominata da grandi squadre ufficiali e mezzi imponenti, la presenza di Iveco mantiene vivo un filone tecnico e sportivo che ha segnato pagine importanti della Dakar, puntando ancora una volta su robustezza, esperienza e capacità di resistere alle sollecitazioni estreme.
Nessuna presenza italiana, invece, nella nuova categoria Stock, al debutto assoluto in questa edizione. Una classe che guarda maggiormente ai veicoli di derivazione strettamente di serie e che potrebbe rappresentare, in futuro, un’opportunità interessante per team privati, ma che per ora non vede coinvolti equipaggi tricolori.
Il capitolo moto è quello numericamente più consistente per l’Italia. Su 117 piloti iscritti, saranno sette i centauri italiani al via, un dato che testimonia la vitalità del movimento nazionale nel settore delle due ruote rally-raid. Paolo Lucci, Tiziano Internò e Manuel Lucchese affronteranno la Dakar in sella alla Honda CRF450 Rally, una delle moto più affidabili e collaudate del panorama. Tommaso Montanari sarà impegnato con la Husqvarna 450 Rally, mentre Matteo Riva difenderà i colori italiani su KTM 450 Rally, marchio storicamente dominante alla Dakar. A completare il quadro, Cesare Zacchetti e Andrea Gava porteranno al debutto in gara la Kove 450 Rally, moto che rappresenta una delle novità tecniche più interessanti degli ultimi anni nel mondo rally-raid.
Nel complesso, la Dakar 2026 si presenta come un’edizione di transizione ma anche di rinnovamento, con un percorso profondamente diverso e una distribuzione delle difficoltà meno prevedibile. In questo contesto, la presenza italiana, pur senza grandi numeri o favori del pronostico, assume un valore significativo. Dalle auto alle moto, passando per camion e Challenger, l’Italia si conferma parte integrante della narrazione Dakar, pronta a confrontarsi ancora una volta con la gara più dura, affascinante e totalizzante del motorsport off-road mondiale.








