Chi incassa i soldi delle sanzioni delle ricognizioni abusive?
Chi incassa le sanzioni comminate per le ricognizioni abusive? Non parliamo di una novità, ma di una regola esistente da un po’, modificata qualche anno fa. E allora perché ne parliamo? Per fare chiarezza su un argomento delicato, che rischia di mettere puntualmente in cattiva luce l’operato di diversi organizzatori, che invece non c’entrano nulla né con i controlli e né con le sanzioni.
Il tema torna ciclicamente alla ribalta, spesso innescato da episodi specifici o da discussioni social che amplificano percezioni e convinzioni non sempre corrette. È quanto accaduto di recente, quando siamo dovuti tornare su un post in cui si parlava di sanzioni esemplari al Rally Santo Stefano Belbo. La necessità di intervenire non è nata tanto dal contenuto del post in sé, quanto dalla moderazione di alcuni commenti e, soprattutto, dalla quantità e dalla natura degli interventi degli utenti. Leggendo quella moltitudine di opinioni, è emerso chiaramente come, sia tra chi interviene in buona fede sia tra chi probabilmente in buona fede non lo è, persista una diffusa mancanza di conoscenza rispetto alla modifica normativa introdotta dalla federazione.
Una modifica che affonda le sue radici in un precedente ben preciso, ovvero il clamore suscitato dalle multe comminate a diversi equipaggi in occasione del Rally Lana di qualche anno fa. In quel caso, l’impatto mediatico e le polemiche seguite avevano portato a una revisione della disciplina, proprio per chiarire ruoli, responsabilità e destinazione dei proventi. Eppure, a distanza di tempo, sembra che quel passaggio non sia stato pienamente recepito da una parte consistente dell’ambiente, o quantomeno da chi lo osserva dall’esterno.
Diversi i commenti che lasciano intendere una convinzione radicata: quella secondo cui l’incasso delle sanzioni, spesso di migliaia e migliaia di euro, finisca nelle tasche degli organizzatori. Un consistente extra. Una tredicesima. Ma non è così. Questa è una lettura semplicistica, che si ripete con sorprendente regolarità anche in altri contesti, su altre pagine e su profili privati di sportivi e sostenitori. Il tenore è sempre lo stesso, con frasi che suonano più o meno così: “Ma non gli bastano i soldi delle iscrizioni?”, oppure “Se gli danno fastidio i piloti, possono anche non organizzare”.
È proprio qui che si annida il nodo della questione, ed è da qui che occorre ripartire: ma chi incassa realmente i soldi delle multe? La risposta, oggi, è meno intuitiva di quanto si possa pensare, ma al tempo stesso è chiaramente definita dalla normativa Aci Sport. Basta avere la buona volontà di leggere l’annuario. Attualmente, e ormai da qualche anno, la regola prevede che solo nel caso in cui il controllo venga predisposto direttamente dagli organizzatori della gara, l’incasso delle sanzioni resti nelle casse della società organizzatrice.
Una possibilità, quindi, esiste, ma è bene chiarire subito un punto che spesso viene ignorato o sottovalutato: agli organizzatori, in generale, non piace farsi del male da soli. Predisporre controlli significa, di fatto, entrare in conflitto diretto con una parte dei partecipanti, creare tensioni e complicare ulteriormente un equilibrio già delicato. Per questo motivo, nella pratica, accade quasi mai che siano proprio gli organizzatori a strutturare e attivare questo tipo di verifiche sul territorio.
Nella maggior parte delle occasioni, infatti, i controlli sulle ricognizioni abusive non nascono da un’iniziativa interna all’organizzazione della gara, ma vengono predisposti dagli enti territoriali. Si tratta di amministrazioni locali e forze dell’ordine che operano sul territorio e che, spesso, intervengono anche a seguito di segnalazioni da parte dei cittadini, infastiditi dal passaggio ripetuto di vetture o da comportamenti ritenuti non conformi alle regole della circolazione.
Questi enti conoscono perfettamente le normative sportive e le relative limitazioni. Non si tratta quindi di interventi casuali o improvvisati, ma di azioni consapevoli, che si inseriscono in un quadro regolamentare ben preciso. Non è raro, infatti, che il direttore di gara si trovi a ricevere una comunicazione ufficiale, spesso tramite posta elettronica certificata, da parte della polizia locale o delle forze dell’ordine. In queste comunicazioni vengono allegati i nominativi dei soggetti fermati durante i controlli, accompagnati dalla verifica della loro presenza nell’elenco iscritti della gara e dal riferimento al regolamento sportivo relativo alle ricognizioni abusive.
A quel punto, il passaggio è obbligato. Il direttore di gara, ricevuta la documentazione, deve procedere con la sanzione degli equipaggi coinvolti, applicando quanto previsto dal regolamento. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un atto dovuto, che rientra nelle sue competenze e responsabilità.
Ed è proprio qui che si chiarisce definitivamente l’equivoco più diffuso. I proventi delle multe, in questi casi, non restano all’organizzatore, ma devono essere versati a beneficio di Aci Sport. Nessuna percentuale viene trattenuta dalla società che organizza la gara. Nessun ritorno economico diretto, quindi, per chi viene spesso indicato come il principale beneficiario di queste sanzioni.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere la reale dinamica del sistema e per evitare di attribuire responsabilità o interessi che, nella maggior parte dei casi, non esistono. Continuare a sostenere che gli organizzatori traggano vantaggio economico da controlli che, peraltro, non predispongono, significa alimentare una narrazione distorta, che finisce per danneggiare chi è già impegnato a gestire eventi complessi sotto molteplici aspetti.
Nessuna intenzione, almeno da parte nostra, di discutere la questione “ma è giusto o no?”. Si tratta di un dibattito legittimo, che ha visto nel tempo posizioni anche molto diverse. La nostra linea, da sempre, è chiara: siamo favorevoli alla liberalizzazione delle ricognizioni, nella convinzione che le forze dell’ordine esistano già per reprimere eventuali eccessi stradali. Ma questo è un piano diverso, che riguarda scelte di principio e visioni regolamentari.
Qui, invece, l’obiettivo è un altro: fare chiarezza su un argomento delicato, che periodicamente tornerà d’attualità e che continuerà a generare discussioni. La realtà dei fatti è che la maggior parte dei controlli viene predisposta dagli enti territoriali, non dagli organizzatori. E che questi ultimi incassano le sanzioni solo nel raro caso in cui siano loro stessi a predisporle.
Un dato di fatto, semplice ma evidentemente non ancora assimilato, che merita di essere ribadito ogni volta che il tema riemerge, per evitare fraintendimenti e per restituire una corretta lettura di ciò che accade realmente dietro le quinte delle competizioni.







