Le memorie di Ninni Russo: prima e dopo
Ninni Russo ha vissuto gran parte di questa evoluzione da protagonista. Oggi continua a seguire il mondiale con l’esperienza accumulata in una lunga carriera trascorsa all’interno delle squadre ufficiali. Dalla sua casa di Aveiro osserva un rally profondamente cambiato rispetto a quello che aveva conosciuto negli anni della Fiat e della Lancia, ma ancora capace di mantenere vivo il legame con il proprio passato.
Ad Aveiro, in Portogallo, vive da due anni Ninni Russo, 83 anni, uno dei più importanti direttori sportivi dell’epoca d’oro del rally mondiale. Italiano, ha scelto di trasferirsi nella città portoghese insieme alla moglie, originaria proprio di Aveiro. Il suo nome è legato soprattutto alle stagioni di Fiat e Lancia tra gli anni Settanta e Ottanta, anni in cui il Campionato del Mondo Rally stava ancora costruendo la propria identità.
Russo ha vissuto il mondiale da una posizione centrale, occupandosi della gestione delle squadre, dei piloti, delle assistenze e delle vetture. Da quella prospettiva ha osservato l’evoluzione di uno sport che oggi considera profondamente diverso rispetto a quello della sua epoca. Nel corso della sua carriera ha seguito il cambiamento delle gare, delle vetture e dell’intera organizzazione del campionato.
Il cambiamento dell’organizzazione
Uno degli aspetti che Russo sottolinea maggiormente riguarda il modo in cui i rally venivano organizzati negli anni Settanta rispetto a oggi. In passato le gare si sviluppavano “in linea”, con un percorso che portava gli equipaggi da una località all’altra. Oggi, invece, i rally sono strutturati con assistenze fisse e percorsi organizzati attorno a un unico centro operativo.
“Negli anni Settanta le assistenze erano posizionate alla fine di ogni prova speciale, nel mezzo della stessa, e persino con elicotteri in volo — una cosa impensabile ai nostri giorni”, ricorda Russo. “Dove si potrebbe mai concepire, oggi, che continuassero a esistere decine di furgoni di assistenza lungo le strade o nelle città? Dobbiamo accettare le cose come sono adesso, nella certezza che ciò che conta oggi è la comunicazione, è avere una gara in cui ci sia attenzione alla televisione”.
Secondo Russo, il rally moderno è cambiato anche per adattarsi alle esigenze della comunicazione e della televisione. La logistica delle gare è stata modificata per rispondere a queste necessità e questo ha trasformato il modo stesso di vivere il campionato mondiale.
Dalla Fiat 124 alle attuali Rally1
Russo ha lavorato con vetture come Fiat 124 Abarth e Fiat 131 Abarth, protagoniste del mondiale rally negli anni Settanta. Confrontando quelle auto con le attuali Rally1, evidenzia differenze molto profonde sia dal punto di vista tecnico sia sotto il profilo della sicurezza.
“Le macchine con cui ho corso — la Fiat 124 e la 131 — erano conosciute per essere delle “scatole di sardine””, racconta. “Ma quelle che vediamo oggi sono un’altra musica. Hanno sospensioni molto elaborate e, soprattutto in termini di sicurezza, si trovano a un livello molto elevato. Basta guardare gli incidenti che capitano e da cui i piloti escono illesi, quando qualche anno fa gli stessi tipi di incidenti avevano conseguenze ben peggiori.”
Il tema della sicurezza rappresenta uno degli aspetti che più differenziano il rally del passato da quello attuale. Russo appartiene a una generazione che ha vissuto un’epoca in cui gli incidenti avevano spesso conseguenze molto gravi. Oggi, invece, le moderne tecnologie e i sistemi di protezione hanno cambiato radicalmente il livello di sicurezza delle vetture da competizione.
Il legame con il Rally del Portogallo
Tra i rally affrontati nel corso della sua carriera, quello del Portogallo occupa un posto speciale nella memoria di Russo. Il rapporto con il paese nasce proprio dagli anni trascorsi nel mondiale e dalle numerose gare disputate sulle strade portoghesi.
“Il Portogallo è sempre stato la mia seconda casa e ogni rally disputato qui mi porta sempre grandi ricordi”, dice. “Ho avuto tante vittorie come direttore di squadra che è difficile dire quale sia stata la migliore.”
Le sue parole raccontano il legame costruito nel tempo con una delle gare storiche del Campionato del Mondo Rally. Il Portogallo è rimasto per lui un riferimento importante anche dopo la fine della carriera nel motorsport, fino alla scelta di trasferirsi stabilmente ad Aveiro.
Un testimone di 50 anni di Mondiale
Il Campionato del Mondo Rally ha recentemente celebrato il cinquantesimo anniversario della sua nascita. In questi decenni il campionato ha attraversato diverse epoche tecniche e sportive, passando dalle vetture degli anni Settanta ai prototipi del Gruppo B, fino alle moderne Rally1 ibride.
Ninni Russo ha vissuto gran parte di questa evoluzione da protagonista. Oggi continua a seguire il mondiale con l’esperienza accumulata in una lunga carriera trascorsa all’interno delle squadre ufficiali. Dalla sua casa di Aveiro osserva un rally profondamente cambiato rispetto a quello che aveva conosciuto negli anni della Fiat e della Lancia, ma ancora capace di mantenere vivo il legame con il proprio passato.
Le sue testimonianze rappresentano il racconto diretto di una fase storica importante del motorsport internazionale, vissuta dall’interno da uno dei dirigenti italiani più conosciuti del rally mondiale.









