WRC – Tänak: “La realtà è diversa da quella che si vede”
Il campione estone, vincitore del titolo iridato nel 2019, racconta i sacrifici del motorsport e le motivazioni che lo hanno portato a fare un passo indietro dal Mondiale Rally alla fine della scorsa stagione.
Vincere un Mondiale Rally è difficile. Restare al vertice per anni lo è ancora di più. Ma c’è una sfida che nemmeno i campioni riescono sempre a vincere: quella di trovare un equilibrio tra la carriera e la vita privata. È proprio qui che affondano le radici della scelta di Ott Tänak, uno dei piloti più forti e rappresentativi della sua generazione, che nei mesi scorsi ha deciso di allontanarsi dal palcoscenico iridato. Per lungo tempo tifosi e addetti ai lavori si sono interrogati sulle reali motivazioni che hanno spinto il campione estone a valutare uno stop dalla massima serie rallistica. Oggi, grazie alle sue stesse parole, il quadro appare molto più chiaro.
Classe 1987, 176 gare nel Mondiale, 22 vittorie, 58 podi e ben 439 prove speciali vinte, Tänak non è soltanto uno dei piloti più vincenti degli ultimi vent’anni. È anche l’uomo che ha cambiato il volto del rallismo estone, contribuendo a renderlo uno sport di massa in una nazione che oggi continua a sfornare giovani talenti diretti verso il WRC e il FIA ERC. Da sempre poco incline alle dichiarazioni ad effetto, Tänak ha scelto di raccontarsi durante un incontro con gli studenti di una scuola superiore di Kohila, vicino a Tallinn. Un’occasione nella quale ha spiegato senza filtri le ragioni che lo hanno portato a riflettere sul proprio futuro.
“Quando decidi di fermarti, raramente esiste un solo motivo. Di solito ce ne sono diversi“, ha raccontato il pilota estone. “Lo sport ad altissimo livello è estremamente impegnativo. Sui social media e in televisione si vedono soprattutto i momenti belli, quelli fatti di sorrisi, vittorie e divertimento. Ma la realtà è molto diversa. Per essere competitivi bisogna stare bene con se stessi, sentirsi soddisfatti e avere il giusto equilibrio. Solo così si può lottare costantemente per la vittoria. E per arrivarci servono enormi sacrifici”.
Tra tutti, però, uno ha avuto un peso maggiore degli altri: la famiglia. “Ho due figli piccoli e i bambini crescono incredibilmente in fretta. Mi sono perso troppi momenti della loro crescita. A un certo punto ho capito che avevo bisogno di fermarmi e trascorrere del tempo con loro, vivendo esperienze che non tornano più”. Parole semplici, ma capaci di raccontare meglio di qualsiasi statistica il prezzo che spesso gli sportivi di alto livello sono costretti a pagare per inseguire il successo. Nella riflessione di Tänak trova spazio anche un altro tema raramente affrontato dagli atleti: il peso della notorietà. In Estonia il suo nome è diventato un simbolo nazionale. Un livello di popolarità che, per fare un paragone italiano, può essere accostato a quello raggiunto da leggende del calcio come Francesco Totti o Alessandro Del Piero.
“La fama è stata un’altra delle ragioni che mi hanno portato a questa scelta” ha spiegato. “Molti pensano che essere famosi sia qualcosa di positivo, ma per me è spesso il contrario. Significa avere continuamente gli occhi degli altri puntati addosso. Ogni gesto, ogni parola, ogni movimento viene osservato e analizzato. Che tu sia al ristorante, con i tuoi figli o con gli amici, tutti vogliono sapere cosa fai, con chi sei e cosa stai facendo. Alla lunga questo cambia il tuo stile di vita, perché inizi a pensare costantemente a come comportarti. E tutto ciò riduce la qualità della vita, sia la tua sia quella delle persone che ti stanno accanto“.
Un discorso profondo, sincero e lontano dai luoghi comuni. Perfettamente in linea con il carattere di un pilota che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. Le parole di Tänak spiegano meglio di qualsiasi indiscrezione i motivi di una scelta che va ben oltre i risultati sportivi: la ricerca di un equilibrio che, a volte, vale più di qualsiasi trofeo.








