WRC 2027, Stohl lancia l’allarme: c’è chi dice no
A rendere ancora più significativa la posizione critica dell’ex pilota è la rivelazione relativa alla propria organizzazione. Stohl ha infatti confermato che il Gruppo Stohl era stato contattato in vista di un possibile coinvolgimento in un progetto legato al nuovo regolamento Rally1, ma la proposta è stata respinta a causa degli elevati costi di sviluppo richiesti.
Manfred Stohl, ex pilota austriaco e attuale CEO del Gruppo Stohl, ha espresso pesanti critiche nei confronti dei nuovi regolamenti tecnici previsti per il Campionato del Mondo Rally a partire dal 2027. Le sue dichiarazioni, rilasciate nel corso del podcast TEC7 ORM, delineano uno scenario preoccupante per il futuro della categoria regina del rallysmo mondiale.
Secondo Stohl, la pianificazione attuale del nuovo regolamento tecnico, basata sull’adozione di telai tubolari standard per le vetture Rally1, rappresenta una vera e propria “situazione di stallo”. A pesare maggiormente è il fattore tempo: a soli sei mesi dall’inizio della nuova era regolamentare, le specifiche tecniche non risultano ancora definite in maniera definitiva.
Questo ritardo, secondo l’ex pilota, rischia di tradursi in un problema strutturale per l’intero campionato. Stohl ha infatti manifestato forti dubbi sulla reale partecipazione dei costruttori al nuovo corso tecnico del WRC.
Uno dei passaggi più diretti dell’intervento di Stohl riguarda la disponibilità dei costruttori attualmente impegnati nel Mondiale. “Tra gli attuali costruttori, solo Toyota avrà quella struttura; non vedo la stessa cosa per Hyundai e Ford”, ha dichiarato l’austriaco nel podcast.
Oltre a Toyota, Stohl ha riconosciuto l’esistenza di due ulteriori progetti, sviluppati grazie al sostegno di finanziatori esterni, con base rispettivamente in Spagna e in Belgio. Tuttavia, secondo l’ingegnere, questi progetti non sarebbero sufficienti a garantire la formazione di uno schieramento di costruttori realmente stabile e competitivo.
A rendere ancora più significativa la posizione critica dell’ex pilota è la rivelazione relativa alla propria organizzazione. Stohl ha infatti confermato che il Gruppo Stohl era stato contattato in vista di un possibile coinvolgimento in un progetto legato al nuovo regolamento Rally1, ma la proposta è stata respinta a causa degli elevati costi di sviluppo richiesti.
Un dettaglio che, secondo l’austriaco, testimonia in maniera concreta le difficoltà economiche che il nuovo formato tecnico pone di fronte a team e costruttori, anche a quelli con una solida esperienza nel settore rallystico.
Il giudizio complessivo espresso da Stohl sul futuro del campionato è netto e privo di ambiguità: “Non si può gestire un campionato del mondo con un solo costruttore”. Una frase che sintetizza la preoccupazione dell’ex pilota rispetto al rischio concreto che il WRC possa ritrovarsi, nella stagione 2027, con una presenza industriale ridotta a un’unica casa automobilistica pienamente allineata al nuovo regolamento tecnico.
Di fronte a questo scenario, all’interno del paddock si è discusso di una possibile soluzione alternativa: l’introduzione di vetture di classe Rally2, dotate di un pacchetto aerodinamico migliorato, capaci di competere direttamente nella categoria principale insieme alle Rally1.
Questa ipotesi, tuttavia, non ha trovato consenso unanime tra i costruttori coinvolti nel processo regolamentare, alcuni dei quali avrebbero manifestato resistenza rispetto a questa possibile via d’uscita.
Per Stohl, in ogni caso, anche l’ipotesi delle Rally2 potenziate arriverebbe troppo tardi rispetto alle reali necessità del campionato. Secondo l’ex pilota, il problema di fondo risale a una scelta precedente, ovvero alla decisione stessa di orientare il nuovo regolamento verso l’attuale formato Rally1. Una decisione che, a suo giudizio, si sarebbe rivelata sbagliata fin dal principio, condizionando negativamente tutto lo sviluppo regolamentare successivo.
Come alternativa concreta per rilanciare l’attrattività del campionato nei confronti di nuovi marchi e team, Stohl suggerisce un cambio di rotta radicale: un ritorno a una base tecnica più semplice ed economicamente sostenibile.
In particolare, l’ex pilota ritiene che un adattamento diretto basato sull’attuale formato Rally2, già ampiamente collaudato e diffuso a livello internazionale, rappresenterebbe la soluzione più plausibile per ottenere un’efficace riduzione dei costi su scala globale, favorendo così un maggiore coinvolgimento di costruttori e squadre private.
Le parole di Manfred Stohl arrivano da una figura che conosce da vicino le dinamiche del Campionato del Mondo Rally, sia come pilota che come dirigente. Nato a Vienna nel luglio del 1972, Stohl ha debuttato nel WRC nel 1991, disputando nel corso della carriera 127 gare iridate e conquistando sei podi, senza mai riuscire a ottenere una vittoria assoluta in una prova del Mondiale. Dopo il ritiro dalle competizioni, l’austriaco ha proseguito la propria attività nel motorsport attraverso la gestione del Gruppo Stohl, coinvolto in diversi progetti tecnici legati al mondo rallystico.
La sua analisi, dunque, si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge l’intero ambiente del WRC, chiamato a confrontarsi con le sfide poste dalla transizione verso il nuovo regolamento tecnico previsto per la stagione 2027, in un momento cruciale per il futuro della categoria e per la capacità del campionato di attrarre nuovi investimenti industriali.









