WRC – Timo Rautiainen, dal garage alla gloria iridata
Due titoli mondiali con Marcus Grönholm, una carriera nata per caso e una delle interviste più iconiche della storia dei rally: il racconto di un copilota entrato nella leggenda.
Ci sono carriere che sembrano scritte in anticipo e altre che nascono da una serie di coincidenze, da quelle “sliding doors” che trasformano una passione in una vita intera dedicata alle corse. Quella di Timo Rautiainen appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Oggi il finlandese è ricordato come due volte Campione del mondo rally al fianco di Marcus Grönholm, come delegato sportivo FIA e come protagonista involontario di uno dei momenti più celebri e surreali della storia del WRC, ma tutto è iniziato molto lontano dai palchi di arrivo.
Da ragazzo, il suo rapporto più stretto con un interfono non era legato alle corse, bensì alla tecnologia: una passione che lo portò addirittura a costruire un sistema di comunicazione tra il soggiorno della casa dei genitori e la sauna, in Finlandia. Anni dopo, un interfono montato su un casco sarebbe diventato lo strumento chiave della sua carriera.
Rautiainen ha raccontato al podcast WRC Backstories Podcast che il primo vero contatto con il mondo dei rally arrivò solo in adolescenza, quando i fratelli lo portarono a vedere il Rally dei 1000 Laghi: “Ero interessato a motorini, moto e auto, ma a differenza di molti finlandesi non seguivo davvero i rally. La prima volta ai 1000 Laghi avevo circa 13 anni, seguimmo le auto lungo le prove e fu come dire ‘wow’, mi si aprì un mondo”.
Nonostante questo, la sua strada sembrava indirizzata altrove: studi di informatica, lavoro come analista software e formatore, mentre il rally restava un hobby. La svolta arrivò negli anni Venti della sua vita, quando un amico di scuola iniziò a correre e Rautiainen si unì come meccanico improvvisato: “Meccanico è una parola grossa, cambiavo gomme o facevo rifornimento con la tanica”. Nel 1988, la proposta che cambiò tutto: “Mi chiese se volevo correre con lui nel Campionato Finlandese Junior. Dissi sì, presi la licenza e partimmo”.
All’inizio continuò a lavorare, perché il rally non era ancora una professione, ma i risultati non tardarono ad arrivare e le ambizioni iniziarono a crescere. Conquistata una vittoria che permise l’accesso al Campionato Junior, Rautiainen e il suo pilota portarono una Lancia Delta fino al secondo posto in campionato, alle spalle di un giovane Marcus Grönholm. Un nome che sarebbe tornato presto nella sua vita. Dopo un tentativo rischioso, con il licenziamento dal lavoro e il trasferimento in Germania per correre il campionato nazionale, finito anzitempo per problemi economici, Rautiainen tornò in Finlandia e riprese il vecchio impiego.
Ma il sogno non si spense. La svolta definitiva arrivò a Espoo, durante un rally locale: “Vidi un’Opel Ascona guidata da Grönholm. C’era una ragazza come copilota e pensai fosse sua moglie. Poi scoprii che era sua sorella. La sera andai a parlare con lui e da quel momento siamo sempre stati insieme”. Quella collaborazione, nata quasi per caso, avrebbe portato a due titoli mondiali e 30 vittorie nel WRC. I primi anni furono durissimi, con programmi ridotti e budget limitati: “Guardavamo il conto in banca rally per rally per capire quante gare potevamo fare all’estero, una o due, a volte tre. Con così poche occasioni cercavi sempre il massimo e finiva spesso male. Tante volte eravamo seduti sul bordo della strada accanto a una macchina distrutta pensando che fosse finita”.
Fondamentale fu l’aiuto del team manager Robert Gröndahl e i suoi contatti con Toyota Team Europe. La svolta arrivò nel 1998 al Rally di Finlandia, con tempi speciali che accesero l’interesse dei grandi team: “Prima della gara era difficile anche solo parlare con i team principal. Dopo quei tempi, improvvisamente tutti erano interessati”. Durante la gara arrivò l’incontro decisivo con Jean-Pierre Nicolas di Peugeot Sport, che portò Grönholm e Rautiainen al volante della Peugeot 206 WRC. Il risultato fu immediato: vittoria al secondo rally disputato, in Svezia, e titolo mondiale nel 2000, conquistato per soli cinque punti.
Un successo che forse non sarebbe arrivato senza l’insistenza di Rautiainen: “Dopo la vittoria in Svezia andai da Nicolas e Provera dicendo che avevamo bisogno di fare tutta la stagione, anche l’asfalto, per fare punti. Ci diedero fiducia”. Il secondo titolo arrivò nel 2002, consacrando definitivamente la coppia. Eppure, per il grande pubblico, il nome di Rautiainen è legato soprattutto a un episodio del Rally di Turchia 2004, quando Grönholm, intervistato a fine prova, pronunciò la frase diventata virale: “Some stone came through Timo’s seat… up in the ass of Timo”.
Dietro l’ironia si nasconde un incidente serio: “Era un tondino di acciaio usato per delimitare le strade, lo abbiamo colpito senza vederlo. È entrato dal fondo della vettura, ha attraversato il sedile e ha colpito l’osso destro del bacino come un martello”. Solo tempo dopo, e dopo vari dolori, una radiografia rivelò una frattura. Rautiainen corse per mesi con un cuscino speciale, che lo accompagnò fino alla fine della carriera e che oggi è conservato nel museo di Grönholm, con l’etichetta “fastest ass ring of the road”. Un simbolo perfetto di una carriera fatta di sacrifici, ironia e resilienza, che ha lasciato un segno indelebile nella storia del WRC.








