Il motorsport saluta Mauro Scanavino
Inventore degli slalom, pilota, preparatore, dirigente sportivo, l’eclettico piemontese se n’è andato nella notte a causa di una malattia che lo aveva colpito da qualche tempo. Per ricordarlo riproponiamo l’articolo uscito sul mensile “RS rallyslalom e oltre…” in occasione dei cinquant’anni della nascita degli slalom in Italia.
Nel 1976, esattamente cinquant’anni fa, le colline della bassa Langa raccontate da Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio, furono teatro dalla prima edizione della Cossano Belbo-Scorrone, la prima gara di slalom corsa in Italia. Ad inventarsela, dopo aver assistito ad una competizione tra una gimkana e una corsa in salita, Mauro Scanavino, ai tempi assicuratore per professione e organizzatore per passione. “Per lanciarsi in quell’avventura servivano coraggio, capacità e una buona dose di incoscienza. Tre cose che, modestamente, avevo in abbondanza”, commenta Scanavino riavvolgendo di molti giri il lungo nastro dei suoi ricordi.
Anni eroici, i primi dello slalom, in cui la voglia di mettersi in gioco, anche solo per il piacere di farlo e per il gusto della sfida, prima con se stessi che contro gli avversari, hanno fatto il resto e contribuito all’immediato successo della disciplina e, per certi versi, a cambiare le abitudini di molti piloti nelle domeniche di fine anni Settanta. Anni per certi versi cupi, avvolti da una pesante coperta di due colori, il grigio del piombo e il rosso del sangue. Ma sotto questa coperta sono stati anche vivacissimi, ingenui, spudorati, passionali ed appassionanti, creativi; anni che qualcuno ha definito “formidabili, tra libertà e desideri”.
Mauro Scanavino con la “sua invenzione” ha contribuito ad esaudire il desiderio di molti, con poco tempo da perdere e, forse, con ancora meno denaro da spendere, di diventare un pilota: mani strette sul volante, casco allacciato e, al semaforo verde, piede giù sull’acceleratore della propria auto ̶ anche di serie senza rollbar ̶ per provare ad inseguire, oltre ad una vittoria, il sogno di sentirsi, anche solo per quella domenica, un campione.
“Il successo è stato immediato”, prosegue Scanavino. “Tanto travolgente che dopo un paio di anni, nel 1978, l’allora Commissione Sportiva Automobilistica Italiana decide di regolamentare la disciplina che, in breve, supera i confini regionali diventando la specialità del motorsport più diffusa in Italia con numeri, di praticanti e di gare, soprattutto al Nord, oggi impensabili”.
Gli anni Ottanta, coloratissimi e accompagnati da una colonna sonora e da musiche mai sentite prima, scintillanti e oscure, potenti e spaziali, sono stati gli anni d’oro di molte cose. Anche dello slalom. “Come Supergara, in quegli anni organizzavamo anche quattordici slalom a stagione con oltre cento verificati a gara. Era tutto molto più semplice a partire da un regolamento che, di fatto, prevedeva solo quattro gruppi e un limitato numero di classi per aumentare il piacere della sfida e dare il giusto valore ad una vittoria; misure di sicurezza, credo, adeguate al livello del tipo di competizione; costi organizzativi e, di riflesso, di iscrizione limitati”.
E poi quel lungo periodo di festa, opulenta e spensierata, che sono stati gli anni Ottanta si è concluso lasciandoci, insieme alla nostalgia di un periodo felice, la sensazione che quel decennio, tutt’altro che lungimirante e basato molto sull’ora e adesso, sia stato la disgrazia del presente. “Oggi come allora per organizzare uno slalom servono coraggio, capacità e una buona dose di incoscienza. Certo, la grande differenza è che oggi ho cinquant’anni in più di allora. A volte mi manca la voglia di lottare contro quello che percepisco come un eccesso di regole e burocrazia che, pur comprendendone le ragioni legate alla sicurezza di piloti e spettatori ̶ a cui tutti, me per primo, teniamo moltissimo ̶ finisce per complicare molto le cose quando invece si dovrebbe semplificare. Per non parlare dell’aumento dei costi legati all’assicurazione che, di certo, non aiutano. Ma la passione è sempre la stessa: una sorta di malattia, quella per le corse, a cui, nel bene e nel male, mi sono abituato e da cui, alla mia età, non si guarisce di certo“.
Ed è un bene perché per Mauro Scanavino che, sicuramente, giurerà di aver pensato la battuta anni prima che Steve McQueen la recitasse, “la corsa è vita, il resto è attesa”. Tra partenze e ripartenze, ostacoli da evitare, brusche sterzate e, ogni volta, un nuovo traguardo da raggiungere, corre da una vita un continuo slalom. Il suo slalom, più vivo che mai.



