Il Portogallo “estenuante” e i pagliacci volanti
Tra i piloti del WRC ci sono ingaggi che vanno dai 4 ai circa 10 milioni di euro a stagione, sponsor esclusi, quindi mi chiedo: è normale che si lamentino per aver dormito un’ora in meno a notte?
Non so se avete letto attentamente le ultime polemiche che arrivano dal Mondiale Rally. Proviamo a farne un breve riassunto? Il Rally del Portogallo, la gara credo più divertente di questa ennesima stagione piatta disegnata dal promoter WRC, almeno fino ad ora, è stato definito “estenuante”. Non sto scherzando, eh. Nessuno dei partecipanti sembra volere più una gara così.
Vedendo che, in effetti, la polemica montava davvero su questo tema, anche io mi sono domandato in un primo momento se si trattava di un pesce d’aprile. Però, se si va a vedere, estenuante significa: “Che svuota di ogni capacità di resistenza fisica o psichica; logorante, snervante, spossante”.
E invece? Appena 344,50 chilometri di prove speciali annacquati con 1790,65 noiosissimi chilometri di trasferimenti, sono stati definiti al pari di un’odissea. Hanno svuotato di ogni capacità di resistenza fisica e psichica i piloti e i copiloti. Alzi la mano chi non li ha visti svenire sul podio. Non solo. Questo Portogallo li ha logorati, li ha snervati, li ha spossati. Manco fosse stata una tre giorni di wrestling.
Piloti, copiloti, addetti ai lavori… Ma questa gente non è pagata per correre e regalare spettacolo e belle pagine di sport agli appassionati e agli spettatori? O pensano di ripagarsi il tutto con gli abbonamenti dalla Pay TV?
Troppo semplicistico chiuderla con un sarcastico “non ci sono più i piloti di una volta”. Il problema è che è anche vero che non ci sono più i piloti di una volta, ma neppure i rally di una volta e gli uomini che hanno contribuito a fare quei rally. Più si va avanti e più si vede una tendenza del WRC a trasformarsi in una vetrina da mostrare a gente che “deve” stare a casa e non deve possibilmente (secondo il Promoter, ovviamente) venire a rompere le scatole in prova speciale.
Nel WRC di oggi ci sono più ingegneri che piloti, di cui la maggior parte è esperto e/o appassionato di elettronica. Sono quelli che, pochi anni fa, volevano le ibride. Quelle stesse ibride che, quando scrivevamo che erano auto problematiche che creavano problemi, questi ingegneri difendevano le loro scelte a spada tratta: “E lo vuoi sapere meglio di me? Sono ingegnere. Tu pensa a fare il giornalista”.
Questi ingegneri, quelli delle ibride e delle attuali Rally1, se ingaggiati da un Costruttore di auto elettriche (tanto per capirci), fintanto che resteranno al loro posto, spingeranno per l’elettrico nel Mondiale giurando che “è la scelta giusta”. Poi, il giorno dopo che torneranno a casa, parleranno di “errori di valutazione”.
Non gli si vuole dare una colpa, ma piuttosto porre una riflessione: l’ingegnere è come il giornalista, cerca. Per loro natura cercano. Poi, il giornalista verifica e l’ingegnere sperimenta. Ecco, mi chiedo e vi chiedo: ma dobbiamo mettere il WRC nelle mani di questi sperimentatori?
Se la risposta dovesse essere “sì”, allora c’è da aspettarsi poco di buono per il futuro. Un po’ come è successo nel recente passato per le Rally1 Hybrid. Errori di valutazione. Chi le aveva volute? Ricordate? Peugeot e Hyundai. Poi, quando Peugeot capì che si trattava di un “finto” ibrido (mediamente le Rally1 Hybrid percorrevano 3,6 chilometri a gara in modalità elettrica) si ritirò. Hyundai sembra sempre più pronta ad uscire e a “privatizzare” il team, mentre il Promoter WRC inizia a guardare di nuovo ai grandi team privati. Quei team che prima c’erano, fino alle WRC, e che poi lo stesso Promoter ha escluso con scelte discutibili e cervellotiche che hanno portato ad un Mondiale per pochi intimi.
Siccome tra i piloti del WRC ci sono ingaggi che vanno dai 4 ai circa 10 milioni di euro a stagione, sponsor esclusi, mi chiedo: è normale che si lamentino per aver dormito un’ora in meno a notte?








