Alex, semplicemente Alex Fiorio
Alex Fiorio, a un certo punto, quel cognome se lo è dovuto conquistare a modo suo, dentro le prove speciali, contro il cronometro, contro avversari di straordinario livello e soprattutto dentro un’epoca nella quale il rally era ancora una disciplina spietata.
Ci sono persone che nel mondo dei rally sembrano nascere già dentro una leggenda. Alex Fiorio era una di queste. Portava un cognome pesante, pesantissimo, quello di Cesare Fiorio, l’uomo che aveva costruito una parte fondamentale della storia della Lancia e che aveva contribuito a trasformare il rally italiano in un riferimento mondiale. Ma la storia di Alex non può essere raccontata soltanto come quella del figlio di Cesare.
Perché Alex Fiorio, a un certo punto, quel cognome se lo è dovuto conquistare a modo suo, dentro le prove speciali, contro il cronometro, contro avversari di straordinario livello e soprattutto dentro un’epoca nella quale il rally era ancora una disciplina spietata, romantica e tremendamente difficile.
Alex era un pilota vero. Uno di quelli che hanno conosciuto la polvere, il fango, la neve, il caldo, la paura e la soddisfazione di arrivare in fondo. Uno di quelli che hanno corso quando una gara poteva durare giorni e quando una macchina da rally non era semplicemente un oggetto tecnologico, ma qualcosa che bisognava imparare ad ascoltare, capire e domare.
Il suo nome è legato soprattutto a una delle stagioni più affascinanti del rally italiano e internazionale. Ha corso con le Lancia, ha affrontato alcune delle prove speciali più celebri del mondo e ha saputo ritagliarsi uno spazio importante in una generazione nella quale il talento non bastava: servivano coraggio, sensibilità, intelligenza e una capacità straordinaria di sopportare la pressione.
E poi c’era quel cognome.
Fiorio.
Per chiunque altro sarebbe stato un biglietto da visita. Per Alex poteva diventare anche un peso. Essere il figlio di Cesare significava entrare in macchina con addosso aspettative inevitabili. Ogni risultato sarebbe stato confrontato con la storia del padre, ogni errore avrebbe avuto un’eco più grande, ogni successo sarebbe stato inevitabilmente accompagnato da quella domanda: quanto c’è di Cesare in Alex?
La risposta, con il tempo, è stata semplice: abbastanza per avere ricevuto una straordinaria educazione al mondo delle corse, ma abbastanza poco da permettere ad Alex di diventare semplicemente Alex.
Il figlio di Cesare, sì. Ma anche e soprattutto un pilota con una propria identità.
È questo che oggi rimane più forte nella memoria di chi lo ha visto correre. Non soltanto le classifiche, le vetture, i risultati o i campionati. Rimane l’immagine di un uomo che ha attraversato una stagione irripetibile del rallismo e ne è diventato parte.
Alex Fiorio apparteneva a una generazione nella quale il rally aveva ancora qualcosa di selvaggio. Le macchine erano veloci, difficili, fisicamente impegnative. Le strade erano spesso terribili. Il margine fra una grande prestazione e un errore era sottilissimo. E proprio per questo i piloti venivano giudicati non soltanto dal risultato finale, ma da come affrontavano quelle condizioni.
Alex le affrontava con il suo stile, con la sua sensibilità e con quella determinazione che gli aveva permesso di costruirsi una carriera internazionale senza vivere eternamente all’ombra del padre.
E forse è proprio questo il modo più giusto per ricordarlo.
Non come “il figlio di Cesare Fiorio”.
Ma come Alex Fiorio, pilota di rally.
Un uomo che ha avuto la fortuna e la responsabilità di nascere dentro una storia straordinaria e che quella storia ha saputo trasformare nella propria.
Il rally italiano perde, con lui, non soltanto un protagonista delle competizioni, ma una parte della memoria di un’epoca. Quella dei grandi nomi, delle grandi Lancia, delle sfide internazionali, delle trasferte interminabili e delle prove speciali nelle quali il coraggio aveva ancora un peso enorme.
E resta anche una storia familiare che appartiene al cuore stesso del nostro automobilismo. Quella di Cesare e Alex Fiorio. Padre e figlio, due generazioni, due percorsi differenti e una passione comune che li ha legati per tutta la vita.
Cesare aveva contribuito a costruire una parte della storia.
Alex aveva scelto di correrci dentro.
E alla fine aveva conquistato il diritto di avere una storia tutta sua.
Quella storia oggi sarebbe il suo vero monumento: non il cognome che portava, ma quello che ha lasciato dietro di sé ogni volta che una macchina da rally ha attraversato una prova speciale con il nome Fiorio scritto sulla portiera.
Alex Fiorio.
Un pilota.
Un campione.
Un Fiorio.
Ma soprattutto, Alex.









