Alex Zanardi e l’amore per la vita
Il pilota bolognese, scomparso a 59 anni, in carriera aveva corso al Rally di Monza con Daniele Vernuccio al suo fianco. Fece anche parte del Consiglio Sportivo Nazionale della Csai.
Parlare di Alex Zanardi non significa solo ricordare un pilota o un atleta, ma evocare una forza della natura che ha ridefinito il concetto di limite. Tutti ricordiamo l’incidente in quel maledetto 15 settembre 2001 al Lausitzring. Eppure, il ricordo più vivido non è lo schianto, ma il suo ritorno su quel circuito un paio di anni dopo. Alex salì su una vettura appositamente modificata per completare quei 13 giri che gli erano stati strappati. Non lo fece per orgoglio, ma per chiudere un cerchio. In quel momento, il mondo – sportivo e non – capì che la sua disabilità non era una sottrazione, ma un nuovo punto di partenza.
C’è poi il ricordo legato alla sua “seconda vita” con l’handbike. Impossibile dimenticare le immagini dei Giochi Paralimpici di Londra 2012 o di Rio 2016 con la medaglia d’oro al collo.
La vita di questo bolognese con il sorriso stampato sul volto si è fermata, per una tragica beffa del destino, il 1° maggio 2026, esattamente trentadue anni dopo lo schianto di Ayrton Senna a Imola. Se “Zanna” è stato un protagonista delle gare in pista – da quelle per i kart a quelle della F1 ed a quelle della Cart a stelle e strisce –, di passaggio, ha “assaggiato” pure il mondo dei rally. Ovviamente in quell’appuntamento di fine anno che è il Rally di Monza dove, almeno per una volta, assistiamo alla vivace commistione tra pistaioli e rallysti.
Zanardi – nato nel 1966 – fu al via per tre volte, sempre con il bresciano Daniele Vernuccio al suo fianco e sempre senza mai vedere l’arrivo. La prima volta fu nel 1994 (quell’anno aveva corso in F1 con la Lotus) con la Delta Gruppo A, la seconda due anni dopo (arrivava dalla prima stagione nella Cart) con la muscolare Delta Proto di Nocentini mentre l’ultima apparizione è datata 2000 su una Subaru Impreza WRC. Negli anni successivi all’incidente metterà la sua esperienza al servizio del motorsport nazionale entrando come rappresentante dei piloti nel Consiglio Sportivo Nazionale.
Persa dopo anni di lotta la battaglia seguita all’incidente in handbike nel 2020 di Alex resta una luce costante: non solo il ricordo di un campione ma quella di un uomo convinto che la vita è sempre e comunque un’opportunità meravigliosa.




