Argentina 1986, la prima vittoria mondiale di Miki Biasion
Quarant’anni fa il pilota di Bassano del Grappa e Tiziano Siviero in Sud America arrivarono davanti a tutti. Il due volte Campione del mondo ci racconta in esclusiva quella gara.
Era il 9 agosto 1986, 40 anni fa. Miki Biasion, campione del mondo nel 1988 e nel 1989 su Lancia e a lungo protagonista assoluto della scena internazionale conquistava la sua prima vittoria iridata nella massima categoria, entrando di diritto nel tempio dei piloti capaci di vincere una gara del Campionato del Mondo Rally. Al volante della sua Lancia Delta S4 in livrea Martini trionfò al Rally d’Argentina, facendo appassionare migliaia di tifosi. Ancora oggi sono impresse nella mente di molte persone le immagini della sua Gruppo B andare di traverso o planare nella pampa.

“In quella gara ero sempre stato in testa dall’inizio ma nonostante questo, il mio compagno di squadra Markku Alén continuava ad attaccare, quindi fino all’ultima prova speciale bastava un testacoda o un problema e avrei perso. A quei tempi non c’erano i tabelloni, bisognava aspettare che arrivasse il tuo avversario per vedere che tempo avesse fatto. L’ho aspettato, Markku è sceso, mi ha abbracciato e mi ha fatto i complimenti: quella è stata l’emozione più grande e, poi l’arrivo a Córdoba. È stato bellissimo: allo stadio dove c’era la premiazione c’erano più di 60.000 spettatori. In Argentina il rally era il secondo sport più seguito e si vedeva” racconta il pilota di Bassano ripensando al momento dell’arrivo in quella gara.

Ma i momenti critici non mancarono durante la gara: “Il peggiore è stato quando mi si è rotta la cinghia del servosterzo e ho dovuto fare una prova di quasi 30 chilometri senza. La macchina era estremamente difficile e faticosa da guidare; lì mi sono detto: “Spero di farcela e di non perdere troppo tempo”. Fortunatamente avevo una bella preparazione fisica, ero forte e quindi sono riuscito a terminare la prova”. “Ho mantenuto la calma – aggiunge – tenendo a mente che non volevo mollare”.

Le parole di Biasion raccontano quel rally: “Ho lottato prima con Kankkunen, poi con Alén. Entrambi hanno avuto degli inconvenienti, Juha ha staccato una ruota e il mio compagno di squadra ha avuto un piccolo problema tecnico, ha perso un po’ di tempo; comunque non è che fu una passeggiata, perché c’erano altri piloti molto veloci. Di sicuro sono riuscito ad amministrare la rimonta di Alén. Anch’io avevo perso del tempo quando mi si era rotto il servosterzo e quindi il distacco con lui si era avvicinato perché lui non mollava l’osso e lì è stata un’adrenalina enorme fino a fine gara”.

Quella era la prima volta che andava in Argentina e lo considera uno dei luoghi più belli dove ha corso: “Appena atterrato ho avuto subito una sensazione molto piacevole, quella di essere in un Paese molto ospitale e molto simile all’Italia. Dalla bellezza delle ragazze alla qualità del cibo mi sono subito trovato a mio agio; per quanto riguarda il percorso, mi è piaciuto immediatamente fin dalle prime ricognizioni ed è diventata una delle mie gare preferite. In qualsiasi paesino dove mi fermassi a fare assistenza, decine di persone mi venivano incontro e mi chiamavano “l’italiano volante”. Mi sono subito innamorato del luogo, della passione e dell’educazione della gente del posto; per questo sono sempre tornato in Argentina molto volentieri ed è stata una delle gare che ho vinto di più nella mia carriera”.
Non si può non parlare della Lancia Delta S4: “Era un mezzo con un grande potenziale. Io ci ho lavorato molto perché, oltre che pilota, ero anche collaudatore. Era la prima vettura a quattro ruote motrici che faceva la Lancia. All’inizio l’auto era molto impegnativa da guidare, era abbastanza nervosa nel mantenere le traiettorie, ma poi, lavorando con gli ingegneri e i tecnici, migliorando i differenziali e la trasmissione, un po’ alla volta l’abbiamo resa molto competitiva. Era una macchina che prometteva di essere molto vincente per gli anni successivi, se non fosse stata abolita la categoria”.
A quel primo gradino del podio Miki oggi da “Un grande valore, ero diventato il nuovo italiano che si metteva a confronto con i mostri sacri del rallismo mondiale”.
L’ultimo capitolo è il ricordo dell’annata 1986: “Il mio obiettivo per quell’anno era di vincere delle gare mondiali e avevo iniziato la stagione abbastanza bene. Alla partenza dell’ultima tappa di Monte-Carlo eravamo tre piloti che ci giocavamo la vittoria, poi io ho avuto un problema all’elettronica della macchina che mi ha fatto perdere la gara. In Portogallo ero in testa fino all’incidente di Joaquim Santos con la Ford. In Corsica ero in lotta per il podio, ma purtroppo il grave incidente di Toivonen e Cresto ci ha distrutto a livello umano e psicologico. Poi al Rally dell’Acropoli, molto competitivo: ho avuto un problema alle gomme e alla fine sono arrivato secondo. Erano un po’ di gare che lottavo per la vittoria, quindi prima o dopo doveva arrivare: è giunta in Argentina e mi ha dato una motivazione importante. Non ero in lotta per il titolo, ma ero molto convinto di essere vincente. Al Rallye di Sanremo ho ricevuto l’ordine di fermarmi, nonostante fossi in testa, per far vincere il mio compagno di squadra perché era in lotta per il campionato piloti. Avrei potuto vincere molte altre gare e risultare più vicino alla vittoria del titolo: questo mi ha fatto capire che ero nella fase più positiva della mia carriera e quindi nel 1987 sono partito determinato per vincere il campionato. Poi, nonostante tre vittorie, non ho vinto il titolo per delle banalità tecniche. Comunque moralmente mi ritengo campione del mondo del 1987, anche se non ho vinto”.








