Ari Vatanen, il campione poliedrico
La consacrazione arriva nella seconda metà degli anni Settanta. Vatanen vince il British Rally Championship nel 1976 e poi nel 1980, affermandosi come uno dei piloti più competitivi sulle strade britanniche, notoriamente tecniche e selettive. In quegli anni corre spesso come privato con la Ford Escort RS1800.
Ari Vatanen (Ari Pieti Uolevi il suo nome anagrafico), nato a Tuupovaara il 27 aprile 1952, è una delle personalità più complesse e carismatiche mai emerse dal mondo del rally. Campione del mondo nel 1981, quattro volte vincitore della Parigi-Dakar, protagonista assoluto dell’epopea Gruppo B e, successivamente, uomo delle istituzioni europee e candidato alla presidenza della FIA, Vatanen rappresenta una figura che travalica i confini dello sport per assumere una dimensione culturale e politica rara nel motorsport contemporaneo.
Cresciuto nella Finlandia orientale, in un ambiente duro e spartano che ha forgiato generazioni di piloti nordici, Vatanen esordisce come professionista nel 1970, appena diciottenne. La sua formazione è quella tipica dei rally finlandesi: strade veloci, salti, fondi sconnessi e una naturale predisposizione alla guida “di traverso”, ma sempre sostenuta da un istinto raffinato e da una sensibilità fuori dal comune. Nel 1974 prende parte per la prima volta a una prova del Campionato del Mondo, il Rally dei 1000 Laghi, manifestando subito un potenziale che va oltre il semplice talento grezzo.
La consacrazione arriva nella seconda metà degli anni Settanta. Vatanen vince il British Rally Championship nel 1976 e poi nel 1980, affermandosi come uno dei piloti più competitivi sulle strade britanniche, notoriamente tecniche e selettive. In quegli anni corre spesso come privato con la Ford Escort RS1800, una vettura che diventerà simbolo della sua prima fase di carriera. Nel 1979 firma il passaggio al Rothmans Rally Team, struttura ufficiale Ford, e l’anno successivo ottiene una vittoria pesantissima al Rally dell’Acropoli, uno degli appuntamenti più duri del calendario.
Il biennio 1980-1981 segna l’apice della sua carriera rallystica tradizionale. Affiancato dal copilota David Richards, con il quale instaurerà un rapporto professionale e umano di lungo corso, Vatanen costruisce una stagione 1981 di altissimo livello, culminata con la conquista del titolo mondiale rally al volante della Ford Escort RS1800. È un successo che assume un valore storico: Vatanen diventa campione del mondo con una vettura a trazione posteriore in un’epoca che si avvia rapidamente verso la rivoluzione tecnologica della trazione integrale. La sua vittoria rappresenta l’ultimo trionfo “classico” prima del cambio di paradigma imposto dall’Audi quattro.
L’impossibilità di difendere pienamente il titolo nel 1982, a causa di una partecipazione limitata a sole tre gare, non offusca il suo status. Nel 1983 torna alla vittoria in uno dei rally più impegnativi in assoluto, il Safari Rally, al volante di una Opel Ascona, confermando una versatilità che lo rende competitivo su ogni tipo di fondo e in qualsiasi condizione climatica.

Il passaggio alla Peugeot nel 1984 apre la fase forse più spettacolare e iconica della sua carriera. Con la Peugeot 205 Turbo 16, Vatanen diventa uno dei volti simbolo del Gruppo B. Tra il Rally dei 1000 Laghi del 1984 e il Rally di Svezia del 1985, vince cinque gare consecutive nel mondiale, imponendo uno stile di guida aggressivo, spettacolare e profondamente istintivo, che entusiasma il pubblico ma mette spesso a dura prova i limiti della sicurezza dell’epoca.
È proprio questa ricerca costante del limite a condurlo all’episodio più drammatico della sua carriera. Nel 1985, durante il Rally d’Argentina, Vatanen è protagonista di un gravissimo incidente: l’auto esce di strada ad altissima velocità e precipita in una scarpata. Il copilota riporta solo ferite lievi, ma Vatanen subisce traumi tali da metterne in pericolo la vita. Il sedile si rompe e il pilota viene sbalzato violentemente all’interno dell’abitacolo. Il recupero è lungo e complesso, dura circa diciotto mesi e segna uno spartiacque definitivo nella sua carriera.
Il ritorno alle competizioni avviene lontano dal mondiale rally tradizionale, ma in un contesto che gli permetterà di costruire una seconda leggenda. Nel 1987 debutta alla Parigi-Dakar e vince immediatamente, sempre con la Peugeot 205 T16. È l’inizio di un dominio nei rally raid che lo porterà a conquistare quattro Dakar, nel 1987, 1989, 1990 con Peugeot e nel 1991 con Citroën, oltre a numerose altre affermazioni, tra cui tre Rally dei Faraoni e una Coppa del mondo rally raid. L’edizione 1988, che lo vede leader della corsa prima del clamoroso furto della vettura, resta uno degli episodi più controversi e discussi nella storia della Dakar.
Parallelamente, Vatanen diventa protagonista assoluto della cronoscalata di Pikes Peak. Nel 1988, con la Peugeot 405 T16 sviluppata sulla base dell’esperienza maturata con la 205, stabilisce un nuovo record assoluto, battendo il primato precedente e imponendosi in modo netto. Quel record resterà imbattuto per sette anni e la sua impresa verrà immortalata nel celebre cortometraggio “Climb Dance”, considerato ancora oggi uno dei documenti audiovisivi più iconici del motorsport.
Nel 1988 Vatanen pubblica anche la sua autobiografia, “Every Second Counts”, un titolo che sintetizza perfettamente la sua filosofia di vita e di guida, fatta di intensità, rischio calcolato e consapevolezza del tempo come risorsa non rinnovabile.
Negli anni Novanta, pur non essendo più impegnato a tempo pieno nel mondiale rally, Vatanen continua a gareggiare ad alto livello. Corre con Mitsubishi, Subaru e Ford, ottenendo podi prestigiosi, tra cui il secondo posto al Rally dei 1000 Laghi 1990 con la Mitsubishi Galant VR-4 e diversi piazzamenti sul podio con la Subaru, inclusi quelli nelle prime apparizioni della Impreza. La sua carriera nel WRC si chiude simbolicamente al Rally di Gran Bretagna, la sua centesima gara mondiale.
Dopo il ritiro, Vatanen intraprende una strada del tutto inusuale per un ex pilota. Stabilitosi nel sud della Francia, sviluppa un forte interesse per la politica e nel 1999 viene eletto al Parlamento europeo. Rieletto nel 2004, cambia schieramento politico ma non abbandona mai la sua visione europeista e il legame con il motorsport. Nel 2009 tenta la scalata alla presidenza della FIA, candidandosi come successore di Max Mosley, ma viene sconfitto da Jean Todt nella votazione del Consiglio Mondiale.
Nonostante l’impegno istituzionale, Vatanen non ha mai reciso il legame con le competizioni. Partecipa nuovamente alla Dakar nei primi anni Duemila, prende parte a rally mondiali sporadici e nel 2008 è tra i protagonisti del Colin McRae Forest Stages Rally, guidando la storica Ford Escort RS1800 del 1981 insieme a David Richards, in un evento carico di memoria e significato.
Ari Vatanen rimane una figura unica nella storia del rally: campione del mondo nell’era analogica, icona del Gruppo B, dominatore dei rally raid e uomo pubblico capace di portare l’esperienza del motorsport nelle istituzioni. Un pilota che ha vissuto il rischio fino alle estreme conseguenze, ne è uscito trasformato e ha saputo reinventarsi, lasciando un’impronta profonda non solo nei risultati, ma nella cultura stessa dell’automobilismo sportivo.








