Auto storiche, via libera alle targhe originali dal 1931
Dal punto di vista pratico, la nuova procedura semplifica anche la vita quotidiana dei proprietari. La possibilità di continuare a utilizzare il veicolo durante l’iter di duplicazione della targa elimina una delle principali criticità del passato, quando l’attesa poteva trasformarsi in settimane o mesi di fermo forzato.
Una targa non è solo una sequenza di numeri e lettere. È un segno del tempo, un frammento materiale di storia che accompagna un’automobile o un motociclo per tutta la sua vita, molto prima che a parlare siano le cromature, la carrozzeria o il rombo del motore. Nel mondo del motorismo storico, la targa è parte integrante dell’identità di un veicolo, un elemento che racconta dove e quando è nato, quale amministrazione lo ha registrato e quale epoca tecnica e sociale lo ha visto entrare in circolazione. È da qui che prende forma una delle innovazioni più rilevanti degli ultimi anni per il settore italiano: il via libera alla riproduzione fedele delle targhe originali dei veicoli immatricolati a partire dal 1931, una svolta che tocca direttamente migliaia di collezionisti, restauratori e appassionati.
Il passaggio decisivo è rappresentato dalla circolare n. 33941 del 20 novembre 2025, presentata ufficialmente l’11 febbraio 2026 a Roma presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Si tratta di un atto amministrativo che in apparenza potrebbe sembrare tecnico, ma che in realtà modifica in modo sostanziale l’approccio dello Stato alla tutela dell’autenticità dei veicoli storici. Il provvedimento è il risultato di un lavoro corale che ha coinvolto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Direzione Generale della Motorizzazione, l’Automobile Club d’Italia, il Poligrafico dello Stato e tutti i principali enti certificatori del settore: l’Automotoclub Storico Italiano, la Federazione Motociclistica Italiana, il Registro Fiat Italiano, il Registro Storico Lancia e il Registro Italiano Alfa Romeo.
Fino a ieri, la possibilità di ottenere targhe riprodotte in modo conforme agli originali era limitata ai veicoli immatricolati dopo il 1952, lasciando fuori una porzione enorme del patrimonio circolante più antico, quello delle vetture d’anteguerra e del primo dopoguerra. Con la nuova disciplina, il perimetro si amplia in modo decisivo: vengono incluse le targhe ante ’52 e, soprattutto, viene introdotta una modifica procedurale che incide direttamente sulla vita pratica dei collezionisti. La domanda di immatricolazione potrà infatti essere presentata dopo l’effettiva realizzazione della targa. Non è un dettaglio secondario: significa che l’auto o la moto potranno continuare a circolare regolarmente fino alla consegna del duplicato, evitando fermi amministrativi, sospensioni temporanee e le lungaggini burocratiche che in passato spesso scoraggiavano anche gli appassionati più determinati.
Il valore culturale della novità è stato chiarito dalle parole del Tullio Del Sette, Commissario Straordinario dell’ACI, che ha sottolineato come la misura dimostri che “la collaborazione tra istituzioni possa tradursi in soluzioni concrete, capaci di valorizzare il patrimonio storico italiano nel segno della correttezza amministrativa”. Non si tratta quindi solo di un favore ai collezionisti, ma di un’azione che riconosce ufficialmente il valore storico del parco veicoli circolante e lo integra in un sistema normativo coerente e rispettoso dell’identità originaria dei mezzi.
Dietro questo risultato c’è un percorso lungo e stratificato. Il tema della riproduzione fedele delle targhe era stato posto per la prima volta in modo strutturato nel 2020, quando Giovanni Battista Tombolato, Sub Commissario ACI e Presidente di ACI Storico, firmò il primo ordine del giorno dedicato alla questione. Da allora il lavoro non si è mai fermato, coinvolgendo tecnici, funzionari e rappresentanti del mondo del motorismo storico in un confronto continuo con l’amministrazione centrale. Il riconoscimento finale di questa istanza rappresenta quindi la sintesi di anni di dialogo tra chi tutela la memoria tecnica dell’automobile e chi ne regola la presenza sulle strade.
A ribadire la portata del provvedimento è intervenuto anche il presidente dell’ACI, Geronimo La Russa, che ha spiegato come la targa sia parte integrante dell’identità del veicolo. Non è un semplice accessorio burocratico, ma un elemento che racconta una storia tecnica, industriale e sociale. Nel mondo dell’auto storica, ha sottolineato, quel piccolo rettangolo metallico può fare la differenza tra una ricostruzione corretta e una stonatura evidente. Una vettura restaurata alla perfezione ma con una targa anacronistica o non conforme perde infatti una parte significativa della sua autenticità, esattamente come un dipinto privo della sua cornice originale.
Non è un caso che la presentazione ufficiale si sia svolta proprio al Poligrafico dello Stato, un luogo simbolo della qualità manifatturiera italiana e della fedeltà storica nelle riproduzioni ufficiali. Le nuove targhe potranno essere realizzate utilizzando materiali, caratteri tipografici e design coerenti con quelli dell’epoca di immatricolazione, restituendo alle vetture degli anni Trenta, Quaranta e dei primi Cinquanta un tassello fondamentale della loro identità visiva. In un settore dove il dettaglio è tutto, questo significa riportare i veicoli a una coerenza formale che fino a oggi era spesso irraggiungibile.
L’impatto della nuova normativa va oltre il singolo collezionista. I registri storici e gli enti certificatori, chiamati a validare l’autenticità dei veicoli, potranno ora lavorare su basi più solide, integrando la targa come elemento certificabile al pari del telaio o del motore. Questo rafforza l’intero sistema di tutela del patrimonio automobilistico italiano, creando un legame più stretto tra documentazione amministrativa e realtà storica del mezzo. In altre parole, la burocrazia smette di essere un ostacolo e diventa uno strumento di valorizzazione.
C’è poi una dimensione economica e turistica da non sottovalutare. L’Italia possiede uno dei patrimoni di veicoli storici più ricchi d’Europa, con migliaia di esemplari che partecipano ogni anno a rievocazioni, mostre e manifestazioni di richiamo internazionale. La possibilità di esporre e far circolare questi mezzi con targhe perfettamente coerenti all’epoca di costruzione ne aumenta il valore collezionistico e l’attrattiva per eventi di alto profilo. In un contesto in cui il motorismo storico è anche un volano per l’indotto turistico e culturale, la fedeltà ai dettagli diventa un fattore competitivo.
Dal punto di vista pratico, la nuova procedura semplifica anche la vita quotidiana dei proprietari. La possibilità di continuare a utilizzare il veicolo durante l’iter di duplicazione della targa elimina una delle principali criticità del passato, quando l’attesa poteva trasformarsi in settimane o mesi di fermo forzato. Ora il processo diventa più fluido, in linea con l’esigenza di mantenere vivi mezzi che, per loro natura, hanno bisogno di essere utilizzati e non solo conservati in garage.
In definitiva, la circolare 33941 e il lavoro che l’ha preceduta segnano un passaggio culturale prima ancora che normativo. Lo Stato riconosce che una targa non è un semplice codice, ma un frammento di storia. Restituire ai veicoli storici la loro targa autentica significa riconsegnare loro una parte della propria identità, rendendo più coerente e più rispettoso il modo in cui l’Italia tutela uno dei suoi patrimoni tecnici e culturali più preziosi.







