Betty Tognana, la Signora del cronometro
La storia di Elisabetta Tognana è quella di una pioniera sobria, capace di imporsi in un ambiente maschile con talento, disciplina e una profonda conoscenza del mezzo e del contesto. La sua carriera attraversa le fasi più affascinanti del rally: dagli albori regionali, al cuore pulsante del WRC nei ruggenti anni ’80, fino alla riscoperta epica e nostalgica delle gare storiche.
All’anagrafe Elisabetta Tognana, universalmente “Betty”. Non “Betty” Tognana, ma “Betty”. Un nome dolce, una donna dolce, romantica e pratica, una navigatrice di ferro. Copilota sorella del campione Tonino Tognana, attiva dai tardi anni ’70 fino all’epoca dei rally storici del XXI secolo. Dalle Talbot Samba alle Toyota Celica, passando per la mostruosa Peugeot 205 T16, la sua traiettoria incarna la dedizione e l’arte del mestiere di navigatrice.
In ogni epoca, Betty ha saputo adattarsi, restare lucida, contribuire in modo decisivo alle prestazioni dei suoi equipaggi. Oggi il suo nome è citato con rispetto nei paddock e nei forum specializzati, dove le memorie e le immagini del suo passato rievocano il profilo di una vera “signora del rally”. Non per gentilezza, ma per competenza.
Gli esordi: una passione che parte dal fondo
La carriera di Elisabetta Tognana prende le mosse nel panorama dei rally triveneti a fine anni Settanta. La sua prima apparizione documentata risale al Rally del Carso 1977, dove si segnala per la partecipazione in classe 1300 Gruppo 1, navigando una Peugeot 104 accanto a Rubinato. Nonostante i tempi lontani dalla vetta, l’equipaggio attira l’attenzione proprio per la tenacia in una classe maschile e agguerrita. Due anni dopo, nel Rally Città di Modena 1979, Betty è già al via con una Fiat Ritmo 75 Jolly Club, guadagnando il 2º posto di classe tra le nazionali.

L’incontro con Giovanni Del Zoppo e la consacrazione
La svolta avviene nei primi anni ’80, quando Tognana affianca Giovanni Del Zoppo, pilota tecnico e raffinato, in un sodalizio che attraverserà molte delle gare più iconiche del calendario italiano ed europeo. Il duo si presenta inizialmente con la Talbot Samba Rallye, piccola bomba del gruppo B1 con cui affrontano il Rally 4 Regioni 1983 e il Rallye Sanremo 1984, riuscendo a concludere in posizioni di prestigio nella classe, tra il fermento del neonato Gruppo B.
Ma è nel 1985 che la coppia entra nella storia: con la leggendaria Peugeot 205 Turbo 16, vettura simbolo del Gruppo B, Betty e Giovanni prendono parte al Rallye Sanremo WRC. È l’apice della loro carriera in termini di visibilità e difficoltà tecnica: chiudono 7ᵢ assoluti e primi degli equipaggi privati, nonché tra i pochissimi italiani a classificarsi con continuità nelle sezioni speciali della gara. Una foto iconica li immortala nel pieno dell’azione, tra le strade liguri spazzate dalla polvere e dalla gloria.
Del Zoppo racconterà in seguito quanto inizialmente fosse scettico all’idea di correre con una copilota donna, ma come Betty si fosse conquistata, giorno dopo giorno, il suo totale rispetto. A lei il compito di tenerlo “in riga” — al punto da meritarsi il soprannome “Adolf”, scherzosamente affibbiatole per la sua fermezza. Non solo dettava le note, ma anche i tempi dell’assistenza, i controlli, la sveglia. Un generale al servizio della squadra.
Ormezzano e gli anni con Toyota
Nel 1986, Tognana sale a bordo della Toyota Celica GT Gruppo N, questa volta al fianco di Federico Ormezzano, uno dei piloti più eclettici e amati d’Italia. L’equipaggio affronta il Rally Sanremo piazzandosi 14ᵢ assoluti e 2ᵢ nella classe N3, un risultato notevole considerando la concorrenza e la minore potenza della vettura rispetto ai mostri del Gruppo B.
Un episodio raccontato dalla stessa Tognana, in una discussione su un forum specialistico, dà misura della determinazione con cui affrontava anche le ricognizioni: durante le prove del Sanremo ’81 con Ormezzano, la vettura finisce fuori strada nel cuore della notte nei pressi di San Casciano dei Bagni. Mentre Federico si allontana per cercare aiuto, Betty rimane sola nel fosso, sotto la luna toscana, aspettando i soccorsi. Solo dopo un’ora e mezza, Guido — meccanico storico del team — la recupera. “Coraggiosa sei stata a restare qui sola,” le dice un passante. “Qui hanno rapito il principe Orsini e l’hanno dato in pasto ai maiali”. Benvenuti nel dietro le quinte del rally.
Darniche, Andruet e il “rally dei 40”
Negli anni successivi Betty partecipa anche a rally celebrativi e monomarca, tra cui il Vistarally, gara organizzata da lei stessa assieme a Tonino per festeggiare i 40 anni. In quell’occasione corre con Jean-Claude Andruet, leggenda del rally francese, fornendogli le note in francese. Nonostante le difficoltà linguistiche e lo stile impulsivo di Andruet (“un vero cavallo pazzo”, lo definisce), chiudono la gara al 3º posto.
Con Bernard Darniche, altro mostro sacro transalpino, pare ci sia stata un’apparizione estemporanea, anche se i dettagli restano avvolti nel folklore dei forum e delle narrazioni tra appassionati.
L’epoca dei rally storici
La carriera di Betty non si ferma con il ritiro ufficiale dalle competizioni. Negli anni 2000‑2010 partecipa a numerosi rally storici, spesso ancora con Ormezzano. Il duo si cimenta in gare come il Tuscan Rewind, il Rallylegend, il Lana Storico e il 4 Regioni Storico, alternando vetture come Talbot Sunbeam Lotus, BMW M3 E30, Lancia Delta Integrale 16V e persino Renault 5 GT Turbo. I risultati parlano chiaro: primi di classe, numerosi podi, piazzamenti costanti, e soprattutto una riconferma del feeling tra pilota e copilota che il tempo non ha minimamente scalfito.









