Peugeot 305 V6, la regina dei rally mai nata
Pensata per riportare ai vertici la casa francese, rimase allo stadio di prototipo. L’arrivo del Gruppo B la mandò in soffitta per fare posto alla 205 Turbo 16
Sul finire degli anni ’70 la Peugeot era ad un bivio perchè nei rally non aveva una vettura competitiva. La 504 berlina e poi la 504 V6 coupé potevano ancora dire la loro nelle massacranti gare africane mentre la piccola 104 ZS, nonostante fosse stata affidata a piloti come Timo Makinen e Hannu Mikkola, non poteva reggere il confronto con vetture ben più potenti. In Francia, quindi, si prese la decisione di far correre la Talbot Sunbeam Lotus in attesa di sviluppare una vettura del Leone realmente competitiva.
L’epoca della trazione integrale e del motore turbo è ancora di là da venire (l’Audi Quattro esordirà solo nel 1981) e quindi in Peugeot si lavora su una vettura convenzionale. L’idea dei tecnici francesi è quella di realizzare una vettura da corsa sulla base della 305, una tre volumi di medie dimensioni lanciata sul mercato nel 1977 per sostituire la 304. Il telaio viene ovviamente irrobustito con il roll bar e con i rinforzi mentre le carreggiate vengono allargate. Le lamiere sono sostituite, dove è possibile, da alluminio e vetroresina, con l’obiettivo di contenere il peso entro i 900 kg.
Ma la vera novità è sotto il cofano: viene montato un motore V6 a a 24 valvole da 2,5 litri dell’ammiraglia 604 che, elaborato per le competizioni, è in grado di erogare una potenza superiore ai 250 cavalli. Si tratta del V6 PRV, acronimo che sta per Peugeot, Renault, Volvo dato che è sviluppato congiuntamente dalle tre case. Realizzato in diverse cilindrate, quello pensato per la 305 deriva dal motore di 2,7 litri che oltre alla 604 equipaggia anche la 504 V6, la Renault 30, l’Alpine A310 e la Volvo 264.
La 305 V6 elaborata da Peugeot Sport è dotato di una nuova testata con doppio albero a camme e distribuzione a cinghia dentata. L’alimentazione è ad iniezione meccanica Kügelfischer, con collettori di aspirazione separati a singola farfalla per bancata e doppio filtro dell’aria a secco. La potenza erogata è di 253 cavalli. Per migliorare la distribuzione dei pesi e il baricentro il V6 è montato in posizione arretrata e abbassata. La trazione è posteriore (sulla 305 di serie è anteriore) con lo schema transaxle (lo stesso dell’Alfetta, ad esempio) che prevede il cambio manuale a 5 marce posizionato al retrotreno.
Mentre i tecnici francesi lavorano sul prototipo, il mondo delle corse va avanti: la Federazione internazionale nel 1980 decide di varare, a partire dal 1982, le nuove categorie dei rally. In particolare nasce il Gruppo B che impone pochi vincoli per quanto riguarda peso, potenza e trazione nello sviluppo delle auto da corsa e che limita a 200 gli esemplari di regolare produzione da vendere al pubblico per poter omologare la vettura. Parallelamente l’impostazione tecnica dell’Audi Quattro, motore turbocompresso e trazione integrale, inizia a turbare i sonni degli avversari.
In fretta e furia il Direttore di Peugeot Sport Jean Todt, che ha smesso di correre alla fine del 1981 per iniziare una carriera dirigenziale allo scopo di rilanciare l’immagine sportiva del marchio, decide di abbandonare il progetto 305 V6 e puntare su qualcosa di completamente nuovo e di più moderno: nascerà così la 205 Turbo 16 a trazione integrale, destinata a debuttare al Tour de Corse 1984. Non bisogna dimenticare che all’inizio degli anni ’80 la 305 è già sul mercato da qualche anno mentre la nuova 205 è il modello commercialmente più importante. La 305 V6, che per un periodo era stata sviluppata parallelamente alla 205 Turbo 16, non arriverà mai alla produzione, fermandosi allo stadio di prototipo, conservato oggi nella collezione del museo storico di Peugeot.









