CIAR 2026: scordatevi la terra, è tutto solo asfalto
Siamo riusciti a visionare le norme che il commissario straordinario di Aci si accinge a valutare per il massimo campionato nazionale. Cambiano le tasse e le modalità di iscrizione alla serie. Ci sono più chilometri di PS nel CIAR, ma la lobby degli organizzatori di rally su asfalto ha vinto di nuovo e le due gare su terra inizialmente ipotizzate (tra queste Montalcino) con coefficiente 1,5 sono magicamente scomparse. Un’altra occasione persa…
A partire dal 2026 il Campionato Italiano Assoluto Rally entrerà in una nuova fase, con un regolamento profondamente rivisto che mira a rendere il Campionato più competitivo per i partecipanti, più selettivo per gli ambiziosi e al tempo stesso più sostenibile per team e organizzatori, seppure i costi più gravosi siano in capo agli equipaggi con gli pneumatici che hanno ormai raggiunto il 60% circa del budget di una gara e le assicurazioni che continuano a vivere sul motto “se corri ti spenno”.
Le modifiche che vi presentiamo in anteprima sono ancora in via di approvazione e quindi non ancora ufficializzabili da Aci Sport, ma segnano un passo deciso verso un formato più in linea con gli standard internazionali, in particolare con i criteri tecnici e sportivi del FIA European Rally Championship, con cui il CIAR continuerà a condividere una delle prove di punta: il Rally di Roma Capitale. L’unico rammarico è che anche il commissario Del Sette si mostra debole verso la lobby degli organizzatori di gare su asfalto e starebbe decidendo di escludere la terra dal massimo Campionato (erano previste due prove su terra con coefficiente 1,5 e da 140/160 km di PS, ma magicamente è sparito tutto). Così, in Italia continuiamo a fare esattamente il contrario di ciò che si fa nel Mondiale Rally e praticamente si porta avanti la stessa linea della precedente gestione.
Il primo elemento di rilievo riguarda il calendario. Verrà mantenuto il format del 2025, ma con un tetto massimo di sette appuntamenti su asfalto. Una scelta che ci propone un CIAR a vocazione specialistica per le vetture da rally su fondo liscio, concentrando gli sforzi su pochi eventi e sicuramente di alto livello, ma rendendo il campionato zoppo. L’obiettivo è garantire una qualità organizzativa uniforme e una copertura mediatica più efficace, concentrata su tappe di grande richiamo. L’altro obiettivo, creare un Campionato che dia maggiori opportunità formative ai nostri piloti, lo abbiamo perso per strada.
In tema di punteggi e scarti, il nuovo regolamento prevede la possibilità di uno scarto a fine stagione, un accorgimento utile per limitare gli effetti di un eventuale ritiro o problema tecnico nel corso dell’anno. Due saranno invece le gare dotate di coefficiente maggiorato (1,5): il Rally di Roma Capitale, in quanto prova valida anche per l’Europeo, e la gara conclusiva del campionato, che potrà così assumere un ruolo decisivo nella corsa al titolo.
Un cambiamento significativo interesserà il chilometraggio complessivo delle prove speciali. Si passerà dagli attuali 100-120 chilometri cronometrati a un minimo di 140-160 km per ciascun evento. Solo la gara valida per l’ERC farà eccezione, con un percorso compreso tra i 180 e i 210 chilometri. Si tratta di un’evoluzione importante che mira a restituire al CIAR un profilo più selettivo e tecnico, richiedendo una gestione più accurata delle gomme e delle strategie di gara, e premiando i piloti più costanti e preparati sul piano fisico e mentale.
Per quanto riguarda le vetture ammesse, il parco mezzi resterà diversificato ma coerente con gli standard FIA: Rally2, Rally3, Rally4, Rally5 e i Trofei di Marca. Saranno quindi mantenute le gerarchie di classe e le relative coppe di categoria, assicurando la possibilità per team privati e giovani talenti di misurarsi su un terreno competitivo ma accessibile. Sarebbe da valutare l’apertura alle Rally1 nel contesto della stessa gara, perché questo consentirebbe ai team del Mondiale di scegliere le nostre gare come test, esattamente come avviene all’estero.
Il formato delle gare verrà uniformato a due giornate di svolgimento, con una struttura più compatta pensata per ridurre i costi logistici e facilitare la presenza del pubblico. Le prove si disputeranno il venerdì e sabato o, in alternativa, il sabato e domenica, a seconda delle esigenze organizzative e televisive. L’unica eccezione rimarrà la gara del Campionato Europeo, che manterrà il format esteso su tre giorni per adeguarsi ai regolamenti FIA.
Anche l’iscrizione al campionato subirà un riordino formale. Per concorrere all’assegnazione dei titoli assoluti e di categoria sarà necessario presentare la domanda d’iscrizione preventiva al CIAR (e agli eventuali campionati collegati) entro la chiusura delle iscrizioni di una qualsiasi gara. Tale iscrizione non avrà effetto retroattivo, il che significa che i risultati ottenuti prima dell’iscrizione non potranno essere conteggiati. È una misura che punta a rafforzare la struttura del campionato e a garantire trasparenza nei criteri di partecipazione e ad evitare certi “giochini”.
Sul piano economico, sono stati definiti nuovi importi per le iscrizioni preventive, espressi al netto di IVA: 3.500 euro per le vetture Rally2, 2.500 euro per Rally3 e Rally4, e gratuità per le Rally5 iscritte al CIAR Junior (con una quota ridotta di 1.500 euro per i piloti non iscritti al CIAR JR). È un’impostazione che tende a favorire la partecipazione dei giovani e dei team minori, in linea con la strategia federale di promuovere il ricambio generazionale nel rallysmo italiano.
Un’altra novità di rilievo riguarda il sistema di priorità e punteggi. Ai conduttori iscritti al campionato verrà attribuita una priorità in base alla categoria della vettura (Rally2, Rally3, Rally4 o Rally5), che inciderà sia sull’ordine di partenza sia sull’assegnazione dei punti. Le iscrizioni resteranno aperte fino all’ultima gara, ma i piloti che aderiranno al campionato nelle ultime due prove saranno considerati “trasparenti” ai fini della classifica, ovvero non influenzeranno l’attribuzione dei punteggi agli altri concorrenti.
Infine, viene eliminata la regola che imponeva di percorrere almeno il 70% delle prove speciali per acquisire punteggio. Una decisione resa necessaria dall’aumento del chilometraggio, che rendeva tale soglia troppo penalizzante e poco rappresentativa del reale andamento di gara.
Le novità introdotte delineano un percorso chiaro verso un modello sportivo più omogeneo rispetto agli standard precedenti, che tendevano a valorizzare solo gli over 50 e penalizzare i giovani. In un panorama in cui il rally nazionale sta cercando di riconquistare spazio, credibilità e visibilità anche in chiave continentale, il nuovo regolamento rappresenta un primo passo concreto verso una competizione più coerente, più meritocratica e, soprattutto, più proiettata verso il concetto dei rally. Se ci fossero state anche un paio di gare su terra (un paio come minimo) sarebbe stato certamente il più bel campionato d’Europa, ma forse poi avrebbe attratto troppa gente…









