Quando il telefono dell’Avvocato ammutolì la S4 di Biasion
Quel test, che Biasion ricorderà certamente con ironia, rischiò di trasformarsi in un clamoroso fiasco. Alla presenza di Cesare Fiorio, allora direttore sportivo della Lancia, e di Gianni Agnelli, la Delta S4 si rifiutò di avviarsi. Biasion salì a bordo, girò la chiave, ma il motore restò muto. In una frazione di secondo, tutti i volti dei presenti sbiancarono…
La Lancia Delta S4 ufficiale catalizza sempre l’attenzione, come poche altre vetture al mondo e nella storia dei rally. Per Miki Biasion è la sintesi di un’epoca irripetibile, di un modo di intendere la competizione in cui la tecnologia correva più veloce delle regole e della sicurezza. In nome di quella S4, Biasion si ritrova spesso a condividere una convinzione spesso attribuita a Enzo Ferrari: la vettura più bella è quella che vince. La Delta S4, brutale nelle forme e lontana dai canoni estetici tradizionali, resta per lui una delle macchine più emozionanti mai guidate nella vita.
Biasion, ovviamente, non è un semplice protagonista occasionale, ma fa parte della S4 fin dalla nascita. Prima ancora di vincere due titoli mondiali, nel 1988 e nel 1989, il pilota bassanese fu coinvolto direttamente nello sviluppo della S4 come collaudatore per la squadra corse Lancia. La conosce nei dettagli, nei suoi punti di forza e nelle sue fragilità. Per i piloti di quella generazione, guidare una Gruppo B rappresentò l’apice della carriera. In un’epoca in cui l’auto più diffusa sulle strade italiane era la Fiat 127, ritrovarsi al volante di un prototipo da oltre 500 cavalli per meno di 950 chili significava confrontarsi con qualcosa che sembrava provenire da un altro mondo.
Conclusa la parentesi gloriosa della Lancia 037, culminata nel titolo mondiale Costruttori del 1983, a Torino si comprese che per continuare a competere ad alto livello era necessario un salto concettuale. Audi aveva già imposto la trazione integrale come nuovo standard nei rally, mentre Peugeot stava preparando un’arma tecnologicamente avanzatissima. La risposta di Lancia fu la Delta S4, prima vettura da rally del Gruppo Fiat dotata di trazione integrale. Un progetto radicale, costruito attorno all’idea di massimizzare le prestazioni senza compromessi, sfruttando soluzioni tecniche allora all’avanguardia.
Le accelerazioni della S4 erano ciò che più colpiva i piloti. Da ferma a 100 km/h in circa due secondi e mezzo, talvolta anche meno, su fondi a bassissima aderenza. Numeri che oggi fanno ancora impressione, se rapportati al contesto tecnico degli anni Ottanta. Biasion ricorda come quella brutalità fosse al tempo stesso esaltante e inquietante: le Gruppo B erano progettate con un’attenzione quasi esclusiva alle prestazioni, mentre la sicurezza restava un aspetto secondario. Un equilibrio instabile che avrebbe presentato il conto nel modo più drammatico.
La stagione sportiva della Delta S4 fu brevissima. L’incidente mortale di Henri Toivonen e Sergio Cresto al Tour de Corse 1986, a un anno esatto dalla tragedia costata la vita ad Attilio Bettega, segnò il punto di non ritorno. Alla fine di quella stagione, la Federazione Internazionale dell’Automobile decise di mettere al bando il Gruppo B e le vetture da oltre 500 cavalli. La S4 divenne così un simbolo, potente e controverso, di un’epoca chiusa bruscamente.
Dietro la leggenda sportiva si nascondono però episodi meno noti, come il primo test dimostrativo organizzato per Gianni Agnelli sulla pista della Mandria, nel Torinese. Biasion, all’epoca pilota del Totip Jolly Club, non faceva ancora parte ufficialmente della squadra Martini Racing e non avrebbe potuto schierare la S4 in gara fino al 1986. Nonostante ciò, già nel 1985 era il pilota che aveva percorso più chilometri di chiunque altro al volante di quella vettura. Per questo motivo, la responsabilità di mostrarne le potenzialità all’Avvocato ricadde su di lui.
Quel test, che Biasion ricorderà certamente con ironia, rischiò di trasformarsi in un clamoroso fiasco. Alla presenza di Cesare Fiorio, allora direttore sportivo della Lancia, e di Gianni Agnelli, la Delta S4 si rifiutò di avviarsi. Biasion salì a bordo, girò la chiave, ma il motore restò muto. I meccanici, visibilmente in tensione, iniziarono a controllare ogni componente, mentre Fiorio propose una pausa caffè all’Avvocato. Appena la Thema di Agnelli si allontanò, la S4 ripartì senza problemi. Al ritorno della delegazione, la scena si ripeté identica: con la Thema parcheggiata nei pressi, la Delta non ne voleva sapere di avviarsi.
Il sospetto si fece strada rapidamente. All’epoca, l’auto di Gianni Agnelli era dotata di un telefono portatile, un apparato ingombrante che consisteva in una vera e propria valigia da circa quaranta chili. Le onde elettromagnetiche emesse da quel dispositivo interferivano con l’elettronica estremamente sensibile della S4, mandandola in protezione e impedendone l’avviamento. Una volta compresa la causa, fu sufficiente spostare la Thema per consentire finalmente a Biasion di scendere in pista e dimostrare all’Avvocato di che cosa fosse capace quella macchina. Lo scampato pericolo venne accolto con sollievo dai meccanici, che per alcuni minuti avevano temuto il peggio.
Sul piano sportivo, Biasion ebbe modo di gareggiare con la Delta S4 nel Mondiale rally a partire dal 1986, dopo aver disputato la stagione precedente con la Lancia 037 del Jolly Club. Al suo fianco c’era Tiziano Siviero, copilota con cui avrebbe costruito una delle coppie più vincenti della storia dei rally. Memorabile fu la vittoria al Rally d’Argentina, così come il podio ottenuto al Rally di Sanremo. La S4, nonostante una finestra di utilizzo estremamente ridotta, lasciò un segno profondo per le sue prestazioni e per la sua complessità tecnica.
Biasion ha sempre sottolineato come la caratteristica che più lo affascinava fosse la potenza, unita a una risposta immediata del motore. Ancora oggi, osserva, pochissime vetture sono in grado di replicare quelle accelerazioni, soprattutto su superfici sconnesse. La Delta S4 era un prototipo puro, costruito senza compromessi per l’uso agonistico, con un rapporto peso-potenza che resta impressionante anche a distanza di decenni.
Lo sviluppo della vettura fu seguito direttamente da Biasion a partire dall’estate del 1985, su indicazione di Cesare Fiorio. Il progetto tecnico faceva capo all’ingegner Claudio Lombardi, figura centrale nella storia dell’ingegneria motoristica italiana, noto anche per il motore Triflux sperimentale, capace di avvicinarsi agli 800 cavalli. Accanto a lui operava Giorgio Pianta, capo collaudatore Abarth, che effettuò i primi test dinamici della S4, contribuendo in modo determinante alla sua messa a punto.








