WRC – Penalità, sanzioni e la polemica tra Neuville e la FIA
La FIA vuole dimostrare che una linea coerente esiste, ma le differenze di applicazione continuano ad alimentare pesantemente il dibattito. Nonostante sia la Federazione e sia il pilota della vettura coreana abbia spiegato le proprie ragioni, le posizioni restano diametralmente opposte e la polemica non accenna a fermarsi. Anzi…
Scoppia una polemica con la FIA dopo Rally di Svezia e tutto ruota attorno a un solo nome: Thierry Neuville. Il pilota della squadra coreana ha messo in discussione l’uniformità con cui la FIA commina (forse meglio dire elargisce) le penalità legate alle infrazioni di sicurezza nel WRC. Lui e il suo copilota hanno beccato un minuto di penalità e una multa da 1.500 euro per non aver allacciato correttamente il cinturino del casco nella prova speciale 15 Umeå Sprint 2 del Rally di Svezia. Un episodio che, pur non avendo generato alcun vantaggio sportivo, ha avuto un impatto diretto sulla classifica di tappa, perché la sanzione è stata applicata direttamente al tempo della speciale e non al successivo controllo orario, come invece avvenuto in altri casi simili.
Per capirci, Neuville aveva ottenuto il miglior tempo di prova con 1”1 di margine su Katsuta, ma l’aggiunta del minuto lo ha fatto sprofondare in classifica, rendendo la questione sportivamente indigeribile. Il punto sollevato dal pilota belga non è tanto l’esistenza della penalità in sé, quanto il fatto che nel corso degli anni la stessa infrazione sia stata trattata con criteri diversi, a volte con la sola multa, altre con penalità di tempo, altre ancora con combinazioni delle due cose, creando un quadro che lui stesso definisce privo di coerenza.
L’errore dettato dalla fretta
“Eravamo di fretta. Ho indossato il casco tra il controllo orario e la partenza. C’era tempo, ma non so cosa sia successo. Quando cambi un po’ le abitudini… è la prima volta in 16 anni di rally che mi capita”. La sua ricostruzione sottolinea la dimensione umana dell’errore: non una negligenza deliberata, ma una dimenticanza in un momento di stress operativo. Nelle prove sprint come la Umeå Sprint 2, la sequenza “fermata-ripartenza-regolazioni-concentrazione” sulla linea di partenza è quasi conseguenziale, e basta una micro-interruzione della routine per generare una falla nella procedura.
Dal punto di vista regolamentare, tuttavia, la FIA non distingue tra errore volontario o involontario: ciò che conta è che la vettura abbia percorso l’intera prova speciale con un dispositivo di sicurezza non correttamente allacciato. Alla FIA della buonafede o della malafede non frega proprio nulla. Proprio questo aspetto – l’intera distanza della prova coperta con il cinturino slacciato – è stato decisivo nella scelta di applicare una penalità sportiva oltre alla sanzione economica, perché configura un rischio protratto e non immediatamente corretto.
La questione del vantaggio
Uno dei cardini dell’argomentazione di Neuville è che la sua infrazione non ha prodotto alcun vantaggio competitivo. “Applicare una penalità… certo, la sicurezza è importante, ma non impedirà ad altri, in situazioni di stress, di dimenticarlo di nuovo”, ha dichiarato. Il pilota ha anche ricordato la dimensione personale della sicurezza: “Siamo noi i primi a voler essere protetti, io sono padre di famiglia e voglio avere la migliore sicurezza possibile”. La sanzione, insomma, è puramente punitiva e deterrente, non correttiva di un’ingiustizia sportiva. Il WRC, tuttavia, opera secondo un principio diverso: le norme sulla sicurezza non sono legate al concetto di vantaggio, ma a quello di responsabilità. Un’infrazione che non altera le prestazioni può comunque essere considerata grave se espone il pilota a un rischio non consentito, e la FIA ritiene che l’unico modo per garantire il rispetto sistematico delle regole sia associare a ogni violazione una conseguenza sportiva tangibile.
Il precedente di Ogier e l’incoerenza
Quando Neuville parla di mancanza di coerenza, richiama esplicitamente il caso di Sébastien Ogier nel 2021. In quella stagione, l’otto volte campione del mondo era stato multato di 400 euro al Rallye Monte-Carlo per non aver allacciato il cinturino del casco, e poi penalizzato di un minuto al Rally Finlandia per la stessa infrazione. In quel caso, però, la penalità non venne aggiunta al tempo della prova speciale in cui l’errore era avvenuto, ma applicata in un secondo momento, con un impatto diverso sulla classifica di tappa. Per Neuville, questo è l’esempio plastico di un sistema che cambia modalità di intervento da un caso all’altro: “Prima c’è stata una multa, poi Ogier ha avuto il minuto, ora noi abbiamo entrambi. Il prossimo magari pagherà 10.000 euro e avrà 10 secondi, nessuno lo sa”. La battuta è sarcastica, ma mette a nudo una percezione diffusa tra i piloti: l’assenza di una scala sanzionatoria chiara e prevedibile per violazioni identiche.

I casi indicati dalla FIA come precedente
La FIA, chiamata a rispondere, ha replicato citando tre episodi dal 2023 in poi che costituirebbero un precedente coerente. Il primo riguarda Pierre-Louis Loubet e il copilota Benjamin Veillas al Central European Rally 2023, dove Veillas non aveva riallacciato correttamente le cinture dopo una sosta per cambiare una gomma. In quel caso vennero inflitti un minuto di penalità e una multa congiunta di 1.500 euro, ma la penalità non fu applicata alla prova speciale bensì a un controllo orario.
Il secondo episodio è quello di Grégoire Munster e Louis Louka all’Acropolis Rally 2024, con una dinamica simile sulle cinture di sicurezza: un minuto di penalità, nessuna multa. Il terzo è quello di Roberto Daprà all’Acropolis Rally 2025, che completò una prova con il cinturino del casco non allacciato e ricevette un minuto di penalità sulla speciale più una multa di 400 euro. Secondo la FIA, è proprio quest’ultimo il precedente più vicino al caso Neuville.
Differenze procedurali e disparità
Analizzando nel dettaglio questi episodi, emergono però differenze che alimentano la polemica. Loubet e Munster hanno visto la penalità applicata ai controlli orari e non alla speciale in cui si era verificata l’infrazione, mentre Daprà e Neuville l’hanno subita direttamente sul tempo di prova. Inoltre, le multe variano in modo significativo: 1.500 euro per Loubet/Veillas, zero per Munster/Louka, 400 per Daprà, 1.500 per Neuville. Dal punto di vista dei piloti, questa variabilità rende difficile comprendere quale sia l’esatto “prezzo” di una determinata violazione.
La FIA sostiene che ogni caso viene valutato “in base alle sue circostanze specifiche” e che esiste una distinzione tra situazioni in cui il problema viene identificato e corretto immediatamente e quelle in cui l’auto completa un’intera prova con l’equipaggiamento non fissato correttamente. In teoria, questo criterio spiega perché Neuville e Daprà abbiano ricevuto una penalità sulla speciale: entrambi hanno percorso tutta la prova in condizioni non conformi.
La posizione ufficiale della FIA
Nel comunicato rilasciato dalla FIA viene spiegato che “il pilota della vettura numero 11 ha completato la PS15 con il cinturino del casco non correttamente allacciato mentre l’auto era in movimento. Di conseguenza, la questione è stata deferita agli steward”. Dopo l’analisi delle prove e l’audizione del rappresentante del concorrente, è stata stabilita una violazione dei regolamenti applicabili, con un minuto di penalità sulla PS15 e una multa di 1.500 euro.
La FIA ribadisce che “le sanzioni per infrazioni all’equipaggiamento di sicurezza sono state applicate in modo coerente nel corso di più stagioni” e che dal 2023 esistono tre casi comparabili che giustificano la decisione. Viene inoltre ricordato che i piloti vengono regolarmente richiamati durante i briefing sulla loro responsabilità di assicurarsi che tutti i dispositivi obbligatori siano indossati e fissati correttamente in ogni momento in cui la vettura è in movimento su una prova speciale.
Sicurezza, deterrenza e legittimità
Il nodo centrale resta il bilanciamento tra sicurezza e legittimità sportiva. Dal punto di vista regolamentare, la FIA non può permettere che violazioni ripetute delle norme di sicurezza vengano trattate come semplici sviste, perché questo minerebbe l’autorità delle regole e, potenzialmente, incoraggerebbe comportamenti lassisti. Dal punto di vista dei piloti, però, una sanzione che incide pesantemente sulla classifica per un errore che non altera le prestazioni appare sproporzionata.
La frase di Neuville “pago la penalità, prendo il minuto e vado avanti” sintetizza un atteggiamento pragmatico, ma non cancella la frustrazione per una procedura che, a suo avviso, cambia di volta in volta. La FIA, citando precedenti, cerca di dimostrare che una linea esiste, ma le differenze di applicazione – stage time contro time control, importi delle multe, combinazione o meno delle due misure – continuano ad alimentare il dibattito. Nonostante ciascuno abbia spiegato le proprie ragioni, le posizioni restano diametralmente opposte e la polemica monta.









