Lada VFTS, i rally alla sovietica
Il lituano Stasys Brundza sviluppò una versione corsaiola della 1300 S che nei primi anni ’80 ottenne buoni risultati. Il passo successivo doveva essere la Samara Gruppo B ma il cambio di regolamento bloccò tutto.
Nel mondo del motorsport, alcuni progetti nascono ai margini della scena principale, lontani dai riflettori di grandi costruttori e budget faraonici, ma non per questo meno affascinanti. È il caso della VFTS, versione da rally della classica Lada, frutto dell’ingegno del pilota lituano Stasys Brundza e del suo team, che trasformò una sobria berlina sovietica in una belva da speciale.
Le origini: dalla Lada 1300 alla VFTS
Tutto ebbe inizio nel 1978, quando Brundza e i tecnici del reparto sportivo sovietico iniziarono a lavorare su una Lada basata sulla carrozzeria più semplice a fari singoli, preferita perché dotata di maggiori aperture frontali utili per il raffreddamento. La base meccanica era quella della versione 1300 S, ma i cambiamenti furono profondi.
Leggera e irrobustita
Nonostante la struttura rimanesse in acciaio – niente pannelli in alluminio o poliestere – la VFTS fu alleggerita di 35 kg rispetto al modello di serie (peso finale: 920 kg), grazie all’eliminazione di insonorizzazioni e rivestimenti interni. Un roll-bar su misura completava la preparazione della scocca, mentre per l’estetica – e l’efficienza – venivano adottati passaruota allargati e spoiler, in linea con le tendenze dei Gruppi 2 e 4 dell’epoca.
Un motore tutto nuovo
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, il team non adottò un motore di derivazione Abarth (come quelli delle Fiat 131 Rally), ma sviluppò in casa un’unità da 1.600 cc a partire dal blocco 1300. Il propulsore venne rivoluzionato: albero motore, bielle, pistoni, testata e distribuzione erano tutti specifici. Anche la trasmissione fu riprogettata, così come il ponte posteriore, e l’impianto frenante venne aggiornato con dischi ventilati anteriori. Sterzo e sospensioni furono sostituiti con componenti più diretti e prestazionali.
Il risultato? Una vettura capace di erogare 150 CV – potenza modesta oggi, ma rispettabile all’epoca – con prestazioni sorprendenti: oltre 180 km/h di velocità massima e uno 0-100 km/h in poco più di 8 secondi. In pratica, le performance di una GTI, ma su una piattaforma derivata da una familiare sovietica degli anni ’60!
L’omologazione in Gruppo B
L’evoluzione del progetto portò alla versione Gruppo B, omologata dalla FIA il 1° ottobre 1982. Furono costruiti circa 30 esemplari, assemblati artigianalmente e venduti in tutto il mondo: dalla Norvegia al Camerun, passando per Spagna, Bulgaria, Panama e Germania. Le VFTS furono impiegate anche in rally prestigiosi, come il 1000 Laghi 1982 (18ª posizione con lo stesso Stasys Brundza alla guida) e l’ADAC Rallye Hessen 1983 (32ª sempre con Brundza). I risultati non furono mai eclatanti, complice la potenza limitata e l’aerodinamica poco efficiente, ma la vettura si dimostrò affidabile e resistente, qualità rare tra le Gruppo B.
Il sogno infranto della Samara Gruppo B
Nel 1985, Brundza mise a punto un progetto ancor più ambizioso: una Lada Samara Gruppo B, con motore centrale posteriore, 1800 cc 16 valvole turbo da 300 CV, pensata per rivaleggiare con le migliori auto di quel periodo. Purtroppo, l’abolizione del Gruppo B da parte della FIA ne bloccò lo sviluppo prima del debutto in gara.



