Luciano Trombotto un mito indimenticabile
Due volte vincitore al Rally dell’Isola d’Elba, il talento pinerolese Luciano Trombotto fu uno dei primi piloti del Reparto corse Fiat quando venne creato all’inizio degli anni ’70. Ricordare Luciano Trombotto oggi significa riconoscere il valore di una generazione che ha fatto grande il rally non con le risorse, ma con le idee.
Luciano Trombotto, per tutti Lucky Rombo, è una di quelle figure che rischiano di scivolare ai margini della memoria collettiva non per mancanza di valore, ma perché appartengono a un’epoca in cui il rally non era ancora un prodotto, bensì un’avventura. Nato il 9 febbraio 1936 a San Secondo di Pinerolo, Trombotto è stato uno dei protagonisti silenziosi e decisivi della fase pionieristica del rallismo italiano. Ai rallysti di oggi il suo nome potrà dire poco, ma senza uomini come lui, senza le sue vittorie e senza il suo spirito irregolare e libero, difficilmente la Fiat avrebbe maturato, oltre cinquant’anni fa, la convinzione di scendere ufficialmente nell’arena dei rally e di farlo con ambizioni mondiali.
La sua è stata un’esistenza vissuta senza compartimenti stagni, senza l’ossessione della carriera lineare, ma con una coerenza profonda dettata dalla passione. Trombotto debutta nelle corse nel 1957 al Rally del Sestriere, una delle competizioni simbolo del periodo, al volante di una Fiat 1100 TV rivista dal “mago” Virgilio Conrero. Non è un dettaglio secondario: affidarsi a Conrero in quegli anni significava già appartenere a un’élite tecnica, a una concezione della preparazione artigianale ma raffinata, capace di trasformare berline di serie in strumenti competitivi. Luciano è poco più che un ragazzo, lavora con il padre nel settore dei pneumatici ed è innamorato della vita, prima ancora che delle corse.
Dopo aver assolto gli obblighi del servizio militare, torna a casa e si apre una parentesi che racconta molto del suo carattere e della sua irrequietezza creativa. Entra a far parte del complesso musicale Santiano, fondato da un amico, suonando la chitarra e cantando. È in questo contesto che nasce lo pseudonimo Lucky Rombo, un nome che mescola ironia, ritmo e quella vena scaramantica tipica dei piloti di un tempo. Il gruppo si esibisce spesso all’estero e per Trombotto sono anni intensi, vissuti sulla strada, tra palchi improvvisati, viaggi e incontri.
Nel 1965 il destino torna a incrociare mondi apparentemente lontani. Suona vicino a casa, nei locali della stazione sciistica del Sestriere, quando incontra Vittorio Gassman e il regista Luciano Salce. Da lì alle scene come controfigura dell’attore nel film “Slalom” il passo è sorprendentemente breve. È un episodio che potrebbe sembrare marginale, ma che invece restituisce la dimensione di un uomo capace di muoversi con naturalezza tra ambienti diversi, senza mai perdere autenticità.
Nel frattempo, Trombotto apre un’attività nel commercio degli oli combustibili. È una scelta imprenditoriale concreta, che gli garantisce stabilità, ma il richiamo delle corse non lo abbandona mai davvero. A fine anni Sessanta, insieme all’amico Gianfranco Silecchia e ad altri appassionati, fonda la Pinerolo Corse. Tra i soci figura anche un giovane Luca Cordero di Montezemolo, destinato a diventare uno dei manager più influenti dell’automobilismo mondiale. È un dettaglio che oggi colpisce, ma che all’epoca era semplicemente il frutto di un ambiente in fermento, in cui talento, passione e visione si incontravano senza barriere.
All’inizio l’attività sportiva della Pinerolo Corse si concentra su gimkane e qualche gara di velocità, discipline accessibili e formative. Ma sul finire del decennio Trombotto decide di cimentarsi in una specialità che stava rapidamente prendendo piede e che incarnava perfettamente il suo spirito: i rally. Comincia in modo quasi casuale, con la Fiat 124 berlina che utilizza nella vita quotidiana. È il classico approccio dei pionieri, per i quali l’auto da gara non è ancora un oggetto separato dall’esistenza di tutti i giorni.
La svolta arriva nel 1969, quando acquista una Fiat 124 Spider. Con quella vettura inizia a fare sul serio. Affiancato da Francesco Bossola, Trombotto si mette in evidenza in due appuntamenti chiave come il Rally dell’Elba e il Rally Alpe della Luna. Non sono solo buoni piazzamenti: sono segnali chiari di velocità, affidabilità e capacità di interpretare una disciplina che, in quegli anni, richiedeva soprattutto adattabilità e coraggio.
L’anno successivo segna l’ingresso in una dimensione più strutturata. Sempre con Bossola, e poi con il giovane Gino Macaluso, Trombotto corre per la prestigiosa scuderia novarese Tre Gazzelle. È un passaggio fondamentale, perché coincide con l’avvicinamento diretto al Reparto Corse Fiat, che proprio in quei mesi inizia a organizzare la propria attività rallystica in modo sistematico. In quell’ambiente ritrova Gianfranco Silecchia, nel ruolo di Direttore sportivo, a testimonianza di come il rallismo italiano fosse allora un intreccio di relazioni personali, competenze condivise e intuizioni comuni.
La stagione si chiude con un risultato di enorme peso storico: Luciano Trombotto conquista il titolo italiano Gruppo 3. È un successo che va oltre il valore sportivo individuale. Dimostra che le vetture Fiat, se ben preparate e guidate, possono essere competitive in un contesto nazionale sempre più selettivo. È anche grazie a questi risultati che la Casa torinese consolida la propria convinzione di poter investire seriamente nei rally, trasformando una presenza episodica in un progetto industriale e sportivo di ampio respiro.
Nel 1971 Trombotto fa coppia con Maurizio Enrico e vive una stagione di alto livello. Vince il Rally dell’Isola d’Elba, una delle gare più tecniche e simboliche del panorama italiano, arriva terzo in Friuli e quarto al Rally 4 Regioni. Il titolo, tuttavia, sfugge e finisce nelle mani di Sergio Barbasio, pilota Lancia. È un confronto che fotografa bene l’equilibrio di forze dell’epoca, con Fiat e Lancia impegnate in una rivalità tecnica e sportiva che avrebbe segnato il decennio successivo.
Nel 1972 Trombotto si ripete all’Elba, confermando un feeling speciale con le strade dell’isola, e ottiene un prestigioso quarto posto al Rally dell’Acropoli, una delle gare più dure del calendario internazionale. È un risultato che certifica la sua statura anche oltre i confini nazionali. Subito dopo, però, Luciano inizia a diradare le presenze. La sua attività imprenditoriale richiede attenzione e tempo, e Trombotto non è mai stato uomo da mezze misure.
Rimane comunque nell’orbita Fiat, spesso nel ruolo di ricognitore, una figura chiave in quegli anni, quando le informazioni sulle prove speciali erano un patrimonio strategico e venivano raccolte con metodi artigianali ma efficaci. Trova anche il tempo, nel 1974, di tornare a correre con un’Alfa Romeo Alfetta berlina Gruppo 2, dimostrando ancora una volta una curiosità tecnica che non si esaurisce mai.
La storia di Lucky Rombo non è quella di un campione celebrato dai grandi palmarès internazionali, ma è una storia fondamentale per comprendere come il rally italiano sia passato dall’improvvisazione romantica alla struttura professionale. Trombotto è stato un uomo di confine, capace di muoversi tra musica, cinema, impresa e sport senza perdere identità. Un pilota che ha contribuito in modo concreto a creare il terreno su cui altri, più giovani o più fortunati, avrebbero costruito successi mondiali.
Ricordare Luciano Trombotto oggi significa riconoscere il valore di una generazione che ha fatto grande il rally non con le risorse, ma con le idee, il coraggio e una passione totale. Lucky Rombo è stato uno di loro, e il suo nome merita di tornare a occupare il posto che gli spetta nella storia del motorsport italiano.








