Meyers Manx LFG: il ritorno leggendario del dune buggy
Il Meyers Manx originale divenne un successo inatteso. Non era solo un veicolo ricreativo da spiaggia: dimostrò presto capacità insospettabili in fuoristrada. La consacrazione arrivò nel 1967.
Il mondo dell’automobile conosce pochi veicoli capaci di segnare un’epoca come il Meyers Manx, il dune buggy nato negli anni ’60 dall’intuizione di Bruce F. Meyers, designer, surfista e innovatore californiano. Il suo progetto, semplice e rivoluzionario, riuscì a trasformare un telaio Volkswagen in un mezzo leggero, agile e straordinariamente versatile, destinato a diventare un’icona pop della controcultura americana. Oggi, dopo decenni di silenzio e una recente rinascita del marchio, il nome Meyers Manx torna protagonista con un modello che vuole essere più di un’auto: una dichiarazione di intenti. Si chiama LFG, è stato presentato in anteprima alla Monterey Car Week, e nasce dalla collaborazione con Tuthill Porsche, nome che evoca immediate garanzie di qualità tecnica e passione motoristica.
Dalla spiaggia al deserto
Negli anni Sessanta la California era laboratorio di stili di vita e di nuove tendenze. Surf, musica rock e ricerca della libertà definivano una generazione che guardava con diffidenza all’industria automobilistica tradizionale. In questo contesto Bruce Meyers creò il suo primo buggy: un corpo vettura in vetroresina, montato su telaio accorciato Volkswagen Beetle, che coniugava leggerezza (meno di 600 kg), semplicità costruttiva e un’estetica immediatamente riconoscibile.
Il Meyers Manx originale divenne un successo inatteso. Non era solo un veicolo ricreativo da spiaggia: dimostrò presto capacità insospettabili in fuoristrada. La consacrazione arrivò nel 1967, quando un Manx, guidato da Vic Wilson e Ted Mangels, vinse la prima edizione della Baja 1000 in Messico, anticipando la nascita stessa del motorsport off-road moderno. Quel trionfo trasformò il Manx da curiosità a leggenda, aprendo la strada a migliaia di repliche e kit ispirati al progetto originale.
Declino e rinascita del mito
Come spesso accade, il successo generò imitazioni incontrollate. Meyers, pur protetto da brevetti, non riuscì a fermare la proliferazione di copie economiche. Il marchio entrò in difficoltà e nei decenni successivi rimase confinato a una nicchia di appassionati e restauratori.
La svolta è arrivata negli ultimi anni, grazie a un rilancio mirato che ha saputo valorizzare il patrimonio storico dell’azienda adattandolo ai gusti contemporanei. Accanto ai modelli classici, Meyers Manx ha introdotto buggy elettrici e soluzioni ibride, con l’obiettivo di coniugare heritage e innovazione. Ma il progetto più ambizioso è proprio quello sviluppato insieme a Tuthill Porsche: un buggy high-performance che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Tradizione e futuro si incontrano
Il nome LFG non è casuale: richiama la filosofia “Looking For Greatness”, cioè l’idea di un buggy capace di andare oltre i limiti storici del Manx. Prodotto in 100 esemplari numerati, il nuovo modello sarà consegnato a partire dal 2027, anno scelto non a caso per celebrare il 50º anniversario della vittoria alla Baja.
Il design è stato affidato a Freeman Thomas, lo stesso autore dell’Audi TT e della Volkswagen Beetle di nuova generazione. La carrozzeria in fibra di carbonio unisce leggerezza e robustezza, mentre le linee citano il Manx originale con un linguaggio attuale, fatto di superfici tese e proporzioni moderne.
Uno degli aspetti più innovativi è la presenza di un abitacolo chiuso e climatizzato, che può essere rimosso in meno di due minuti. Questo consente al veicolo di trasformarsi rapidamente da buggy “coupé” a pura macchina da deserto, offrendo due anime in un solo mezzo.
Cuore Porsche, assetto da corsa
Meyers Manx non ha ancora diffuso tutti i dati ufficiali, ma le informazioni disponibili delineano un profilo tecnico da fuoristrada di altissimo livello.
- Motorizzazioni: opzioni multiple, con versione di punta equipaggiata con un flat-six Porsche raffreddato ad aria, direttamente derivato dal leggendario 911, per un’esperienza autentica e in linea con la filosofia del marchio.
- Trasmissione: cambio sequenziale a 6 marce, progettato per la massima efficienza sia su pista che in off-road.
- Differenziali: autobloccanti su entrambi gli assi, per garantire trazione ottimale in ogni condizione.
- Sospensioni: doppio sistema coilover regolabile su ciascuna ruota, pensato per sopportare i carichi estremi delle competizioni off-road.
- Pneumatici: BF Goodrich all-terrain, già collaudati nei principali rally raid, garanzia di grip e resistenza.
- Struttura: telaio tubolare ad alta resistenza, abbinato alla carrozzeria in carbonio, per combinare rigidità e leggerezza.
Il prezzo non è ancora ufficiale, ma si parla di valori superiori alle centinaia di migliaia di euro, in linea con l’esclusività della produzione e il prestigio della collaborazione con Tuthill Porsche.
Un’esperienza esclusiva
Meyers Manx e Tuthill Porsche hanno annunciato che i futuri proprietari dell’LFG saranno invitati a tour di guida esclusivi, veri e propri eventi esperienziali che permetteranno di sfruttare le capacità della vettura in scenari selezionati: dalle dune californiane ai deserti messicani, fino ai terreni più impervi dell’Europa.
Le parole di Richard Tuthill
Richard Tuthill, figura chiave del progetto e nome rispettato nell’ambiente Porsche, ha commentato così la nascita dell’LFG: «Possiamo arrivare sulla Luna e tornare? Probabilmente sì, perché questa vettura ha la capacità di affrontare ogni terreno in modo sicuro e confortevole, ovunque la indirizziamo». Una frase che sintetizza perfettamente la filosofia del progetto: trasformare un’icona di libertà in un veicolo capace di riscrivere le regole del fuoristrada moderno.
Tra memoria e avanguardia
Con l’LFG, Meyers Manx non propone soltanto una reinterpretazione nostalgica del proprio passato, ma una vera e propria evoluzione concettuale. È un tributo a Bruce Meyers e alla cultura dei dune buggy, ma allo stesso tempo una dimostrazione di come l’artigianato, la tecnologia e il design possano convergere per creare un oggetto unico.
Se negli anni Sessanta il Manx rappresentava lo spirito libero della California, oggi l’LFG incarna la sfida contemporanea: unire performance, esclusività e storia in un unico progetto. Un’auto che guarda al futuro senza mai dimenticare le proprie radici.



