Debutto vincente per la Lancia Delta S4 nel Mondiale
Il 28 novembre 1985 la potentissima e neonata Lancia Delta S4 debuttava mostruosamente, vincendo il Lombard Rac Rally con Toivonen e Wilson.
Quando il 28 novembre 1985 la Lancia Delta S4 tagliò il traguardo finale del Lombard Rac Rally, imponendosi al debutto assoluto nel Campionato del mondo rally con l’equipaggio formato da Henri Toivonen e Neil Wilson, il mondo dei rally capì immediatamente che un nuovo punto di riferimento tecnico ed agonistico era appena stato fissato. A quarant’anni di distanza, quella vittoria resta una delle pagine più dense, simboliche e significative dell’era del Gruppo B, una categoria unica per livello di sofisticazione e, allo stesso tempo, pericolosità strutturale.
La Delta S4 rappresentava il culmine dell’evoluzione tecnica del reparto corse Lancia diretto da Cesare Fiorio. L’eredità della 037, gloriosa ma ormai superata nella sfida con Audi e Peugeot, aveva spinto gli ingegneri a creare qualcosa di radicalmente nuovo. Il telaio tubolare, il motore centrale e la trazione integrale permanente rendevano la nuova vettura un progetto profondamente diverso rispetto al passato. Il debutto era atteso da mesi, carico di aspettative, e il Lombard Rac – penultima prova del mondiale – era il palcoscenico perfetto per dimostrare di cosa fosse capace.
Il Regno Unito, con le sue foreste fangose, la nebbia, il ghiaccio e l’imprevedibilità meteorologica, rappresentava uno degli scenari più duri per qualunque vettura da rally. In quelle condizioni, potenza e trazione dovevano convivere con guidabilità e stabilità. La Delta S4 mostrò da subito un bilanciamento sorprendente, merito dell’architettura centrale posteriore e della ripartizione della trazione attentamente calibrata. L’equipaggio Toivonen – Wilson compì un’autentica prova di forza, senza commettere errori e mostrando un controllo impressionante di una vettura che, con oltre 550 cavalli in configurazione gara, chiedeva allo stesso tempo coraggio e finezza estrema.
Il Rally Rac 1985 presentava un percorso di oltre 800 km di prove speciali distribuite su terreni variabili: sterrato compatto, tratti boschivi umidi, fango e occasionali porzioni ghiacciate. Nonostante la concorrenza agguerrita, con Audi impegnata a sfruttare ogni opportunità per lottare contro la Peugeot 205 T16 nella corsa al titolo costruttori, Lancia seppe mettere pressione fin dalle prime tappe, grazie a una gestione attenta della meccanica e a un passo che gli avversari faticarono a pareggiare.
Henri Toivonen era considerato uno dei maggiori talenti del suo tempo. A soli ventinove anni aveva già mostrato di essere uno dei pochissimi piloti in grado di spremere fino all’ultimo cavallo le instabili e violentissime vetture del Gruppo B. La sua capacità di guidare “di polso” ma con sensibilità meccanica, unita alla precisione nelle note di Neil Wilson, permise all’equipaggio di sfruttare al massimo le doti della nuova arma torinese. Molti osservatori dell’epoca rimasero stupiti dalla rapidità con cui Toivonen riuscì a interpretare una vettura mai utilizzata prima in corsa, soprattutto in condizioni ambientali così difficili.
Il debutto di una nuova vettura nel mondiale è sempre un momento di tensione: la necessità di verificare l’affidabilità, la messa a punto delle sospensioni, i consumi, la risposta del motore alla variazione di altitudine e temperatura. Ma la Delta S4, progettata con un approccio quasi aeronautico, mostrò una solidità meccanica notevole. L’avanzatissimo sistema di sovralimentazione, che prevedeva turbocompressore e compressore volumetrico in funzionamento sequenziale, garantiva una spinta costante ai bassi regimi e una potenza devastante agli alti. Questo doppio stadio di compressione, altamente complesso per l’epoca, eliminava quasi completamente il ritardo di risposta, creando un’erogazione che gli avversari definivano “esplosiva e immediata”.
Lancia aveva scommesso tutto su questo progetto: la necessità di tornare competitivi era urgente, soprattutto dopo che Peugeot aveva dominato la stagione con una vettura ormai giunta a piena maturità tecnica. Il successo nel Regno Unito ebbe pertanto un valore strategico di enorme portata. Non si trattò soltanto di una vittoria di prestigio, ma della dimostrazione che la Delta S4 poteva contendere il titolo nella stagione successiva.
Nel corso del rally, Toivonen mantenne un ritmo irresistibile nelle prove più tecniche, specialmente nei tratti boschivi dove le velocità elevate e i cambi di aderenza erano continui. La stabilità della trazione integrale, unita alla prontezza del motore, permise all’equipaggio di costruire un vantaggio progressivo. La concorrenza tentò più volte di forzare il passo, ma l’assenza di errori e la grande pulizia di guida del pilota finnico resero impossibile recuperare terreno.
La vittoria finale fu un trionfo sportivo e un autentico manifesto tecnologico. Molti ingegneri e giornalisti specializzati presenti all’evento parlarono di “svolta epocale”, sottolineando come la Delta S4 avesse immediatamente innalzato il livello tecnico del campionato. Le celebrazioni a fine gara, sobrie e concentrate, rifletterono la consapevolezza di aver ottenuto un risultato storico e, allo stesso tempo, di avere ancora molto lavoro davanti.
La Delta S4 entrarà poi nel mito anche per ragioni tragiche, in particolare per la scomparsa dello stesso Toivonen nel 1986 durante il Tour de Corse, un evento che contribuì in modo decisivo alla fine della categoria Gruppo B. Ma il ricordo del Lombard Rac 1985 resta un’immagine netta e affascinante della grandezza della vettura e del talento del suo equipaggio, in un momento in cui la tecnologia automobilistica da competizione raggiungeva vette mai più eguagliate.
Di quella fredda e umida giornata di novembre rimane l’impressione indelebile di un debutto perfetto: una macchina nuova, portata alla vittoria in uno dei rally più difficili al mondo, da un pilota che sapeva domare la potenza estrema con una naturalezza che ancora oggi affascina gli appassionati. La Lancia Delta S4 vinse il Lombard Rac Rally non soltanto per prestazioni pure, ma perché incarnava l’essenza del Gruppo B: un concentrato di ingegno, audacia e potenza incontrollabile, destinato a lasciare un segno profondissimo nella storia del motorsport.









