La rinascita di Oliver Solberg
Dopo anni difficili e porte semichiuse, il giovane scandinavo torna alla ribalta con una vittoria dominante in Estonia che può riscrivere il suo futuro nel WRC
Ci sono voluti quasi tre anni. Tre anni di attesa, di silenzi, di critiche, di opportunità sfiorate. Tre anni per avere di nuovo un volante tra le mani in una vettura Rally1. Eppure, a Oliver Solberg sono bastati appena quattro giorni per trasformare quella chance in un successo che può cambiare per sempre il corso della sua carriera. Il Rally Estonia ha consegnato al giovane pilota scandinavo la sua prima, emozionante e meritata vittoria nel WRC, ma soprattutto ha restituito al Mondiale un talento che sembrava essere stato accantonato troppo in fretta.
Solberg, classe 2001, non è un nome qualunque nel mondo del rally. Figlio di Petter Solberg, Campione del mondo 2003, ha sempre dovuto convivere con aspettative enormi. Il suo debutto nel Mondiale aveva lasciato intravedere il potenziale di un predestinato, ma le sue esperienze nel biennio 2021-2022 alla guida delle Hyundai non avevano portato i risultati sperati per vari motivi: inesperienza, una gestione non esattamente idilliaca da parte del Team e rapporti non proprio splendidi con i compagni di squadra. Nel 2021, al volante della i20 WRC, aveva disputato solo cinque rally, ottenendo come miglior piazzamento un quinto posto al Rally ACI Monza. L’anno successivo, con la nuova i20 Rally1 Hybrid, le cose non andarono meglio: otto gare, appena 33 punti raccolti (quest’anno sono già 52) e un quarto posto a Ypres come miglior risultato.
Una stagione deludente, segnata da errori, rotture e, soprattutto, dalla sensazione di non essere davvero al centro del progetto. E così, a fine 2022, Hyundai chiuse la porta. La carriera di Solberg sembrava a un bivio. Ma Oliver non ha mollato. Ha continuato a correre, a crescere, a lavorare nell’ombra, soprattutto nel campionato WRC2 con la Skoda, mostrando costanza, velocità e maturazione. Poi, Toyota gli ha teso la mano. Una chiamata per tornare in Rally1, proprio in Estonia, dove in passato aveva già brillato. Pochi giorni di test, nessuna pressione e una possibilità. Una sola. Ma Oliver ha fatto ciò che fanno i veri campioni: ha colto l’occasione con entrambe le mani.
Il risultato? Una vittoria dominante, netta, meritata. Solberg ha guidato con la calma di un veterano, ma con l’entusiasmo e la leggerezza di chi ha ancora fame. Ha mostrato velocità, gestione, maturità tattica. Ha messo in fila piloti ufficiali, dimostrando che non è più solo il “figlio di”, ma un protagonista a tutti gli effetti. E poi, le emozioni. Tante, forti, vere. Al traguardo, ad accoglierlo, c’erano i suoi genitori, la sua famiglia, gli amici di sempre. Le lacrime non sono riuscite a restare dentro. “È assolutamente incredibile”, ha detto, visibilmente commosso. “Non ho più emozioni, sono svuotato. Capire cosa ho fatto? Non lo so nemmeno io.”
Per Oliver, questa non è solo una vittoria sportiva. È un riscatto personale. È la conferma che le sue scelte, il suo stile, il suo modo “di famiglia” di vivere il motorsport – a volte criticato, a volte non capito – sono stati la chiave per non perdersi. “Abbiamo sempre fatto tutto insieme, come famiglia”, ha detto. “Non è stato facile, ma ci abbiamo sempre creduto.” E non ha mancato di ringraziare Toyota, che ha saputo accogliere e valorizzare non solo il pilota, ma anche l’uomo e la squadra che ha attorno.
Ora il futuro è di nuovo aperto. Per il momento, Solberg tornerà sulla Toyota GR Yaris Rally2 per affrontare il Rally di Finlandia, con l’obiettivo di vincere e consolidare la corsa al titolo WRC2. Ma è chiaro che la sua prova in Estonia ha fatto rumore. E non sarà facile per Toyota ignorare quanto visto. Il nome di Oliver, secondo indiscrezioni, è sottolineato in rosso nei piani futuri del team giapponese, magari per un progetto a due punte con Pajari in un futuro “junior team” per il 2026. Lui, per ora, non vuole pensarci. “Non so cosa succederà”, ha ammesso. “È stato il week end più bello della mia vita. Velocità, costanza, divertimento tutto è andato perfettamente. Non mi sono mai divertito così tanto.” Poi, con un sorriso liberatorio: “Tornare alla Rally2? È un problema per la prossima settimana. Ora non mi interessa!”
In un mondo come quello del rally, dove il cronometro detta legge e le seconde possibilità sono sempre più merce rara (salvo rari casi), Oliver Solberg ha dimostrato che il tempo, se usato con umiltà e determinazione, può diventare alleato invece che nemico. La sua vittoria in Estonia non è solo il frutto del talento, ma della pazienza, della tenacia e della fiducia incrollabile nei propri mezzi – e nel valore della famiglia che lo ha sempre sostenuto. Per anni è stato osservato con la lente del confronto, con il peso del cognome sulle spalle. Oggi, invece, Oliver ha finalmente firmato il primo capitolo della sua storia personale, a modo suo, con la sua voce e con la sua guida. Non sappiamo ancora dove lo porterà questo nuovo inizio, ma una cosa è certa: da ora in avanti, non sarà più solo il figlio di un campione. È un vincitore. E ha appena cominciato a scrivere il suo nome nella storia del WRC.









