WRC – Monte-Carlo 1964, inizio di una leggenda
Paddy Hopkirk e la favola della Mini nel rally più famoso del mondo. L’inizio di una storia irripetibile.
Vincere una volta può sembrare frutto del caso, un colpo di fortuna contro avversari più potenti o contro pronostici che danno per scontata la superiorità altrui. Ma quando quel successo entra nella storia, sopravvive al tempo e diventa leggenda, la sorte c’entra poco. Se avessimo chiesto all’irlandese Paddy Hopkirk cosa avesse portato la sua piccola Mini Cooper a vincere il Rally di Monte-Carlo, la risposta sarebbe stata la stessa: la fortuna non c’entra, al massimo un po’ di scaramanzia.
La Mini era un progetto rivoluzionario già al suo debutto: trazione anteriore, motore trasversale compatto e dimensioni ridotte, perfette per affrontare strade tortuose e piene di curve. Una filosofia diversa rispetto alle auto che dominavano le competizioni, più grandi e potenti. Hopkirk lo sapeva bene, e al fianco del copilota Harry Liddon portò in gara una Cooper S 1071 partita da Minsk, come prevedevano le regole dell’epoca che imponevano differenti città di partenza per i concorrenti. Nel bagagliaio degli attrezzi viaggiava anche un portafortuna curioso: una scatoletta di caviale che, a ogni scossone, faceva sentire la sua presenza.
L’atmosfera della gara era unica: a Reims, punto di ricongiungimento delle varie carovane, arrivarono decine di vetture diversissime tra loro. Citroën DS, BMW, Mercedes dalle dimensioni imponenti, le svedesi Volvo e Saab, Renault, Alpine e qualche Porsche. E poi le americane Ford Falcon e Cortina con i loro V8, mastodontiche rispetto alle piccole utilitarie britanniche. La British Motor Corporation aveva schierato sei Mini, pronte a sfidare il mondo.
Hopkirk, nordirlandese, non era un debuttante. Aveva corso in salita, nei Safari, e conosceva la durezza delle gare di resistenza. A Monte-Carlo era già salito sul podio nel 1963 con una Sunbeam. La scelta di partire da Minsk fu dettata dalla curiosità: “Non avevo mai guidato sulle strade dell’Unione Sovietica”, dirà. Un percorso lungo, che gli permise però di entrare in perfetta sintonia con la Mini e di sfruttarne ogni qualità, comprese quelle favorite dal regolamento che assegnava handicap a seconda della cilindrata e del peso delle vetture.
Il cuore della sfida si giocò sulle Alpi Marittime e soprattutto sul mitico Col de Turini, coperto di neve e ghiaccio. Fu lì che si decise il duello con Bo Ljungfeldt, al volante di una possente Ford Falcon V8. In salita la potenza della Ford faceva la differenza, ma nelle discese la Mini recuperava tutto, grazie alla leggerezza e all’agilità. Ljungfeldt riuscì persino a vincere l’ultima prova speciale sul circuito del Gran Premio di Monte-Carlo, accumulando un vantaggio di mezzo minuto. Ma la matematica degli handicap ribaltò i conti: Hopkirk risultò primo assoluto, consegnando alla Mini la sua prima, clamorosa vittoria al Rally di Monte Carlo.
La vittoria ebbe un’eco straordinaria. In patria, Paddy Hopkirk fu accolto come un eroe: ricevuto dalle autorità, celebrato dalla stampa, protagonista in TV al “Sunday Night at the London Palladium”. La fama lo portò anche a ricevere un messaggio speciale dai Beatles, allora nel pieno della loro ascesa mondiale: una cartolina autografata con la scritta “Ora sei uno di noi, Paddy!”.
Quella notte del 1964 non fu solo un successo sportivo, ma l’inizio di una leggenda: la Mini, piccola e sottovalutata, dimostrò di poter battere i giganti, cambiando per sempre la percezione delle corse automobilistiche. Hopkirk, con il suo sorriso e la sua classe, rimase per sempre legato a quell’impresa, diventando simbolo di un’epoca in cui il rally era avventura, passione e coraggio.









