CRZ9 – Markus Salemi deluso dal Rally Targa Florio
Rally Targa Florio 2025: lo sfogo e le riflessioni di Markus Salemi diventano un grido di allarme a tutela della dignità negata alle gare della CRZ organizzate all’ombra del CIAR.
Markus Salemi, appassionato, pilota e conoscitore del mondo rallystico “a 365 gradi”, sportivo e in passato organizzatore di una importante premiazione in Sicilia, ha affidato ai social un duro sfogo che non può essere ignorato. Le sue parole, cariche di amarezza e ironia, toccano un nervo scoperto: la gestione dell’edizione 2025 della Targa Florio, storica competizione siciliana che dovrebbe rappresentare l’eccellenza, la memoria e l’identità di tutto il motorismo italiano. Eppure, per molti protagonisti, pare non essere stato così.
La Targa Florio 2025, come va di moda nell’ultimo decennio o poco più, è stata articolata in tre gare: la prova del Campionato Italiano Assoluto Rally, quella riservata ai concorrenti del Campionato Italiano Rally Auto Storiche, e infine la sezione CRZ, il Campionato Rally di Zona, cioè quella in cui Salemi correva. È proprio su quest’ultima che si concentra lo sfogo: la sensazione, forte e lacerante, di essere considerati piloti di “serie C”, marginali, tollerati, “figli di un dio minore”, dice.
Il tono di Salemi è ironico ma non per questo meno tagliente. Obbligati a partecipare alla cerimonia di partenza – pena una multa – stando al suo racconto si ritrovano però immersi nel caos del traffico palermitano in orario di punta, con una logistica caotica e una gestione poco chiara. I commissari di percorso – riferisce Salemi – sono pochi e disorientati, il traffico in via Volturno si blocca rapidamente, e dopo le partenze delle vetture moderne e storiche, ai piloti CRZ viene detto di partire “a comme e ghiè”, senza alcun ordine di numero, senza visibilità, senza dignità.
È una scena che si commenta da sola. E se non fosse per la cortesia di figure come lo speaker Marco Benanti – l’unico che riceve parole di sincero apprezzamento – il senso di abbandono sarebbe totale.
Salemi però non si limita alla cerimonia di partenza: guarda anche alla gara. Che, di per sé, si è svolta in modo più che dignitoso. Ma il problema non è solo la prova cronometrata, è l’intero contesto: i trasferimenti lunghissimi, le premiazioni ridotte all’osso, le coppe vengono definite “non degne del nome della gara”, l’assenza totale di pubblico e autorità alla cerimonia d’arrivo, momento che in ogni manifestazione dovrebbe rappresentare la celebrazione finale di uno sforzo sportivo condiviso.
Le accuse diventano così anche una riflessione più ampia: se il CRZ è davvero così indesiderato, tanto vale eliminarlo dalle gare del Tricolore (e siamo certi che sarebbe un bene. Ma è inaccettabile tollerarlo solo per incassare quote di iscrizione, salvo poi ridurlo al rango di figurante.
Il Presidente ACI Palermo, Angelo Pizzuto, reintegrato di recente alla guida dell’organizzazione, viene lodato per aver saputo trovare una mediazione con il settore delle auto storiche, ma a Salemi non basta. Secondo lui manca una visione complessiva, un rispetto equanime per tutti i partecipanti. Perché – sottolinea Salemi – “la Targa Florio non è la corsa coi sacchi, né lo slalom di RoccaCannuccia, con tutto il rispetto per chi li organizza”.
Colpisce, nella parte finale della sua lettera, il riferimento amaro alle coppe: non perché conti il trofeo materiale in sé, ma perché ciò che si riceve racconta l’importanza che l’organizzazione attribuisce ai propri concorrenti. Una coppa dozzinale, un podio sbrigativo, un’assenza di cerimonia: tutti segnali di marginalità, non di festa.
Salemi chiude con sarcasmo e disillusione, ma anche con una richiesta di rispetto: “Abbiamo pari dignità del nazionale e degli storici, che adoro. Riflettete su ciò che un vero appassionato vi scrive.”
Dietro queste parole c’è un appello autentico. Non si tratta solo di una denuncia, ma di un grido d’amore per una corsa che è patrimonio collettivo. La Targa Florio non appartiene agli organizzatori, né alla federazione: appartiene alla Sicilia, all’Italia e a chi ogni anno la onora con la propria passione, con la propria fatica, con la propria presenza.
L’auspicio è che queste parole non vengano archiviate come una polemica social, ma diventino il punto di partenza per restituire a tutti i protagonisti della Targa Florio – tutti, nessuno escluso – la dignità che meritano.









