Rischia di vincere il titolo senza aver corso tutte le gare
Il francese ha raccontato come la sua vita familiare abbia avuto un ruolo determinante nel ridurre il calendario di gare. L’aneddoto è arrivato con un sorriso, ma rappresenta bene il suo modo di rapportarsi allo sport oggi. Se dovesse avvenire, non sarebbe un titolo “più bello” perché ottenuto correndo meno. Sarebbe soltanto un risultato sportivo positivo.
Il mondiale rally sta attraversando una fase particolare, in cui l’equilibrio tra ambizione sportiva e qualità della vita personale assume un ruolo sempre più centrale nelle scelte dei piloti. Pochi rappresentano questa trasformazione meglio di Sébastien Ogier, otto volte campione del mondo, ancora oggi competitivo ad altissimo livello nonostante il programma parziale che porta avanti con Toyota Gazoo Racing.
Con due gare rimaste, Ogier potrebbe ritrovarsi nelle condizioni di lottare per il titolo nonostante non abbia disputato l’intera stagione. Una situazione che, in passato, avrebbe potuto diventare una questione di principio, ma che oggi è semplicemente una conseguenza del suo attuale approccio alla competizione.
Ogier lo ha spiegato con chiarezza, con tono pacato e riflessivo: “Naturalmente mi aiuta anche aver già ottenuto tutto questo successo nello sport, perché ho un po’ più, come dire, di distacco nel guardare le cose”.
Il francese ha raccontato come la sua vita familiare abbia avuto un ruolo determinante nel ridurre il calendario di gare. L’aneddoto è arrivato con un sorriso, ma rappresenta bene il suo modo di rapportarsi allo sport oggi: “Mia moglie a volte mi dice: Per lo sport non è una cosa buona se vinci il campionato senza correre tutta la stagione”, ha detto scherzando. “E alla fine vedremo cosa succederà ora, mancano solo due gare”.
Ogier ha ribadito che il suo obiettivo, fin dall’inizio, non era quello di vincere il mondiale. La possibilità di conquistarlo è nata solo strada facendo, come naturale evoluzione dei risultati. E per lui questo è fondamentale: non inseguire un obiettivo che non gli appartiene più.
“Non mento mai – sono molto onesto quando dico che sono semplicemente felice di godermi quello che faccio, gara dopo gara, e sono felice che sia andata bene e che poi abbiamo deciso davvero di competere per il campionato”, ha spiegato. “Ma il piano non era quello di provare a vincere un campionato in questo modo”.
Se dovesse avvenire, non sarebbe un titolo “più bello” perché ottenuto correndo meno. Sarebbe soltanto un risultato sportivo positivo.
“Se dovesse succedere, sì, fantastico, sarebbe incredibile. Ma non mi sentirai mai dire che sarebbe ancora meglio ottenerlo con meno gare. È stata una decisione che ho preso per la qualità della vita, e qualunque cosa accada non avrò rimpianti, perché sto godendo la vita che ho ora più che mai. E questo è tutto”.
Ogier è quindi in una fase della carriera molto rara: corre perché vuole, non perché deve. La velocità non è più dimostrazione identitaria, ma espressione naturale. Quando decide di spingere, è ancora uno dei punti di riferimento assoluti del WRC moderno.
Sportivamente, tutto è ancora aperto. Molto dipenderà dai risultati dei suoi compagni e rivali: Elfyn Evans, Kalle Rovanperä e gli outsider ancora matematicamente in lotta. Ma per Ogier la classifica è un elemento secondario.
Ciò che conta è il piacere di guidare. Non la gloria. Non l’immagine. Non la narrativa del “ritorno”. Ogier non sta costruendo un ultimo capitolo: lo sta semplicemente vivendo. E ciò, nel mondo del rally contemporaneo, è una rivoluzione silenziosa ma profonda.









