Rallye Monte-Carlo 1981: la prima vittoria di Ragnotti
La debuttante Audi Quattro impressiona nelle mani di Hannu Mikkola ma alla fine a vincere è la Renault 5 Turbo del francese. Il contesto era quello di un Monte Carlo ancora profondamente legato alla tradizione più dura del rally.
Il 49° Rallye Monte Carlo, disputato dal 24 al 30 gennaio 1981, rappresenta una tappa fondamentale nella storia del Campionato del mondo rally perché segna la prima vittoria iridata della Renault 5 Turbo. Un successo dal forte valore simbolico e tecnico, ma maturato attraverso una gara complessa, irregolare e tutt’altro che dominata, lontana da quell’andamento netto che avrebbe potuto trasformarla in una consacrazione immediata e indiscutibile.
Il contesto era quello di un Monte Carlo ancora profondamente legato alla tradizione più dura del rally. Il percorso prevedeva complessivamente circa 750 chilometri di prove speciali, distribuiti su tre tappe estremamente impegnative: 148 chilometri nella prima, articolati su 6 prove speciali, ben 433 chilometri nella seconda con 18 prove cronometrate, e 169 chilometri nella terza, suddivisi in 8 speciali. Al via si presentarono 263 equipaggi, un numero che testimonia la dimensione quasi epica dell’evento in quegli anni, quando la selezione naturale avveniva soprattutto lungo il percorso.
L’avvio del rally fu immediatamente segnato da condizioni meteorologiche estreme. La neve copriva gran parte delle strade e trasformava le prime prove in un terreno ideale per mettere in evidenza una delle grandi novità tecniche di quella stagione: l’Audi Quattro a trazione integrale. Al volante c’era Hannu Mikkola, pilota di grande esperienza, capace di sfruttare al meglio la superiorità meccanica della vettura tedesca in condizioni di scarsa aderenza. Nei primi dieci tratti cronometrati l’Audi Quattro si dimostrò semplicemente imbattibile, accumulando un vantaggio netto e dando l’impressione che la gara fosse già indirizzata.
Il Rally di Monte Carlo, però, raramente concede certezze premature. Sulla prova speciale numero 11, Mikkola colpì violentemente la spalletta di un ponte, strappando una ruota. L’incidente non solo costò al finlandese parecchi minuti, ma gli fece perdere anche la leadership della classifica generale. In un attimo, la superiorità tecnica della trazione integrale fu annullata da un errore o, più probabilmente, da una traiettoria tradita dalle condizioni mutevoli dell’asfalto.
A raccogliere l’eredità del comando fu Jean-Luc Thérier, al volante della Porsche 911 SC. Il normanno arrivava da una vittoria prestigiosa al Tour de Corse di fine stagione precedente e al Monte Carlo mise in mostra una prestazione di grande solidità. Dalla PS11 fino alla PS24, Thérier guidò la classifica con autorità, sfruttando al massimo l’equilibrio e la trazione della 911 su fondi difficili. La sua condotta di gara fu costante, priva di sbavature, e lasciava presagire un successo costruito più sulla regolarità che sulla pura velocità.
La svolta decisiva, però, arrivò in modo tanto improvviso quanto assurdo. Su un tratto asciutto, un gruppo di spettatori gettò deliberatamente neve sulla strada, alterando artificialmente le condizioni di aderenza. Thérier perse il controllo della Porsche, urtò violentemente e riuscì a ripartire solo dopo alcuni minuti. L’episodio ebbe conseguenze devastanti sulla sua gara: il francese precipitò fino al 95° posto della classifica generale, vedendo svanire una vittoria che, fino a quel momento, era stata costruita con lucidità e merito sportivo. Fu uno di quegli eventi che contribuirono a rafforzare la reputazione del Monte Carlo come rally imprevedibile e spesso crudele, dove fattori esterni possono risultare determinanti.
Con Thérier fuori gioco, la leadership passò a Jean Ragnotti. Il pilota francese prese il comando nelle ultime otto prove speciali, dalla PS25 alla PS32, portando finalmente in testa la Renault 5 Turbo. Nonostante una penalizzazione subita nella fase iniziale del rally, Ragnotti aveva mantenuto un ritmo costante, evitando errori e amministrando con intelligenza una vettura tecnicamente affascinante ma ancora giovane. La Renault 5 Turbo, con motore centrale e trazione posteriore, rappresentava una scelta radicale per l’epoca, lontana sia dalla tradizione delle berlinette a trazione posteriore sia dalla nuova filosofia della trazione integrale.
Nelle fasi finali, Ragnotti non fu il più veloce in assoluto, ma seppe sfruttare al meglio il potenziale della vettura e le difficoltà dei rivali. Il suo successo fu il risultato di una combinazione di regolarità, affidabilità e capacità di evitare le trappole di un percorso che aveva già eliminato molti dei favoriti.
Alle sue spalle, la classifica finale mostrò un equilibrio tecnico interessante. Secondo posto per la Talbot Lotus di Guy Fréquelin, protagonista di una gara solida e priva di grandi errori. Terza e quarta posizione andarono alle Opel Ascona 400 di Jochi Kleint e Anders Kulläng, vetture robuste e affidabili, particolarmente adatte alle condizioni miste del Monte Carlo. In quinta posizione concluse Henri Toivonen, al suo debutto nel rally monegasco, sulla seconda Talbot Lotus, dando un primo assaggio di un talento destinato a segnare profondamente gli anni successivi.
Alle sue spalle si classificò la Lancia Stratos di Bernard Darniche. Pur lontano dalle posizioni di vertice, il francese fu autore di sei migliori tempi assoluti, a dimostrazione di come la Stratos fosse ancora capace di prestazioni eccezionali, ma non più in grado di sostenere una gara così lunga e complessa senza compromettere il risultato finale.
Il Rallye Monte Carlo 1981 consegnò quindi alla storia la prima vittoria mondiale della Renault 5 Turbo, un successo costruito più sulle circostanze e sulla gestione che su un dominio tecnico. Proprio per questo, rimane una delle edizioni più emblematiche di un’epoca in cui il Monte Carlo era ancora una prova di sopravvivenza sportiva, capace di premiare non necessariamente il più veloce, ma chi riusciva ad arrivare in fondo.








