Jean Ragnotti, il commerciante di curve
Tre vittorie mondiali, una carriera legata al marchio Renault e amore per il motorsport. Questo è il campione francese Jean Ragnotti che pur avendo smesso di correre quasi trent’anni fa, è ancora amatissimo dagli appassionati.
Jean Ragnotti nacque e crebbe nel Vaucluse, una regione francese adagiata ai piedi delle Alpi, dove la geografia stessa sembra educare alla guida. Strade strette, saliscendi continui, curve cieche e tornanti improvvisi fanno parte del paesaggio quotidiano, così come Avignone, capoluogo della regione, città Patrimonio dell’Umanità e antica sede del papato tra il 1309 e il 1377. In questo contesto, la relazione di “Jeannot” con l’automobile non poteva che nascere in modo naturale, quasi inevitabile. Gli bastava uscire di casa per trovarsi immerso in un ambiente che sembrava progettato per forgiare un futuro pilota.
Aveva soltanto otto anni quando si sedette per la prima volta al volante. Fu allora che il “virus” della guida lo colpì in modo definitivo. Non si trattò di una passione graduale, ma di una vera e propria rivelazione. Ragnotti trovò in sé stesso il terreno ideale perché quell’istinto potesse crescere senza ostacoli. I primi mezzi non furono certo automobili da competizione: correva nei campi con i trattori della fattoria, si divertiva a improvvisare manovre spericolate tra gli alberi, spaventando galline e animali da cortile. Un apprendistato rustico, ma formativo, che affinò il suo controllo del mezzo in condizioni improbabili.
A tredici anni arrivò persino una vittoria ufficiale: una “gincana” organizzata in paese, disputata curiosamente proprio con i trattori. Un successo che sembrò confermare un talento precoce. Non tutte le esperienze, però, ebbero un esito felice. Due anni dopo, un’altra gincana si concluse con uno spettacolare incidente, ancora una volta al volante di un trattore. Episodi che, col senno di poi, contribuirono a costruire quel rapporto istintivo e senza timore con il rischio che avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera.
La prima vera automobile arrivò a diciotto anni. Era una modesta “4 hp” usata, acquistata per 61 franchi. Ragnotti ne parla ancora oggi con precisione quasi affettiva. L’auto restò con lui per poco tempo: fu costretto a venderla quando un fucile da caccia, di valore superiore alla vettura, si ruppe e dovette essere sostituito. Il modo per procurarsi un’auto nuova fu tutt’altro che ortodosso: “truffare” qualcun altro con la macchina, esattamente come lui stesso era stato truffato in precedenza. Un aneddoto che racconta bene il contesto di un’epoca e la mentalità pratica, quasi contadina, con cui Ragnotti affrontava la vita.
Nel frattempo si guadagnava da vivere aiutando il padre nell’azienda di famiglia, vendendo fiori di città in città e guidando un pick-up. Anche questo contribuì a consolidare un’esperienza di guida continua, fatta di chilometri macinati senza sosta, spesso in condizioni difficili, molto prima che la carriera sportiva prendesse forma.
L’esordio agonistico avvenne nel 1967, sul circuito di Miramas, al volante di una Fiat 850. Fu un primo passo timido, ma decisivo. Poco dopo, Ragnotti si avvicinò ai rally, disciplina che meglio si adattava al suo stile istintivo. Con una Renault 8 Gordini partecipò al Rally Pétrole d’Istres, dove concluse terzo assoluto e vinse il Gruppo 2. Fu il segnale che la direzione intrapresa era quella giusta.
Da quel momento in poi, Renault divenne il filo conduttore dell’intera carriera di Jean Ragnotti. Salvo rare eccezioni, il suo nome rimase indissolubilmente legato al marchio francese. Con Renault vinse titoli nei rally, ottenne successi anche in pista e conquistò le sue uniche tre vittorie nel Campionato del Mondo Rally, oggi noto come WRC. Il 1967 gli regalò risultati forse inattesi, ma sufficienti a fargli comprendere che il suo futuro era nel motorsport.
In una carriera professionistica durata circa trent’anni, Ragnotti accumulò vittorie nei campionati nazionali e costruì una reputazione fondata su uno stile di guida spettacolare, disinvolto, apparentemente privo di paura. Era un pilota che non rinunciava mai al piacere della guida, nemmeno quando la ricerca del risultato imponeva prudenza. Eppure, dietro quell’immagine istintiva, si nascondeva una notevole capacità di gestione della gara.
L’unica vera parentesi lontana da Renault arrivò nei primi anni Settanta, quando Ragnotti fu pilota Opel. In quel periodo divise il suo tempo tra circuiti e rally, confrontandosi con avversari del calibro di Didier Pironi e René Arnoux. Guidò vetture molto diverse tra loro: Opel Kadett GT/E, Commodore GSE, Ascona, GT, ma anche Datsun Violet e Alfa Romeo 2000 GTV. Non disdegnò nemmeno le gare in salita, specialità molto popolare in Francia, dove poteva esprimere appieno il suo talento naturale.
Nel WRC, oltre al Portogallo, Ragnotti fu presenza costante soprattutto negli anni Ottanta. Le sue tre vittorie iridate arrivarono sempre al volante di modelli Renault, spesso tecnicamente inferiori rispetto alle vetture dei team ufficiali rivali. Proprio questa condizione rese le sue prestazioni particolarmente apprezzate. Un esempio emblematico fu il Rally del Portogallo 1987. Con una Renault 11 Turbo Gruppo A a trazione anteriore, “Jeannot” si trovò a inseguire la Lancia Delta HF 4WD di Markku Alén, teoricamente imbattibile. Tappa dopo tappa, però, Ragnotti ridusse il distacco, approfittando delle difficoltà meccaniche della Lancia, i cui ammortizzatori vennero letteralmente “divorati” dalla durezza del fondo. La squadra italiana dovette ricorrere a spedizioni urgenti via aereo per sostituirli. Alén vinse, ma con più di un brivido.
Ragnotti concluse la carriera agonistica nel 1996. Non fu una decisione legata alla mancanza di competitività o alla forma fisica: a 51 anni si sentiva ancora in grado di vincere. La motivazione fu diversa e sorprendentemente semplice: “le auto sono meno divertenti”. Una frase che riassume perfettamente il suo approccio al motorsport, sempre guidato dal piacere della guida prima ancora che dall’ambizione.
Pilota estremamente versatile, Jean Ragnotti ottenne risultati di rilievo anche in pista. Nel 1975 si classificò secondo nel Campionato Europeo di Formula Renault, vincendo a Digione, Pau, Monza e Le Mans-Bugatti, e salendo sul podio altre nove volte. L’anno precedente aveva partecipato al Campionato Europeo Sport Prototipi 2 Litri con un March, conquistando tre podi in quattro gare. Nel 1973 aveva corso nel campionato francese di Formula 3, con una Martini e poi una March, ottenendo due quinti posti come migliori risultati.
Come pilota ufficiale Opel, si mise in evidenza anche nelle gare endurance. Nel 1970 vinse il Gruppo 1 dell’Opel Trophy al Nürburgring e nel 1971 fu secondo assoluto con una Opel Commodore GSE Gruppo 2. Nel 1972 conquistò la Classe 2 nella 1000 km del Nürburgring con una Opel GT.
Tra il 1975 e il 1982 partecipò regolarmente alla 24 Ore di Le Mans. Nel 1977, alla sua seconda presenza, ottenne un quarto posto assoluto e la vittoria di classe con la Inaltera LM77 condivisa con Jean Rondeau. Nel 1978, con la Renault Alpine A442 A e un equipaggio composto da Jean-Pierre Jabouille, José Dolhem e Guy Fréquelin, replicò il successo di classe. Negli anni successivi corse sempre per il team di Rondeau, ma con fortune alterne. Il 1981 fu segnato dalla tragedia della morte di Jean-Louis Lafosse alle Hunaudières, un evento che lasciò un segno profondo.
Oggi Jean Ragnotti è ancora professionalmente legato a Renault. Non più come pilota ufficiale, ma come ambasciatore di un’epoca. Partecipa a eventi dedicati alle auto storiche con il programma Renault Classic, si esibisce nelle World Series by Renault al volante di una Renault 5 Turbo e, in alcuni rally, svolge il ruolo di esploratore, aprendo la strada a vetture nuove. Sempre con lo stesso sorriso e la stessa leggerezza di chi, prima di tutto, ha sempre guidato per il puro piacere di farlo.
| Anno | Risultato | Vettura |
|---|---|---|
| 1967 | Debutto nei rally e prima vittoria al primo rally disputato: Gruppo 2, Rallye Pétrole d’Istres | Renault R8 Gordini |
| 1970 | Secondo classificato nel campionato francese di rally | Opel Kadett Gruppo 1 |
| 1975 | Secondo classificato nel Campionato Europeo di Formula Renault | Formula Renault Martini |
| 1977 | Campione francese di Rallycross | Alpine A310 V6 |
| 1980 | Campione francese di rally | Renault 5 Alpine Gruppo 2 / Renault 5 Turbo Gruppo 4 |
| 1981 | Secondo posto nella Coppa Europa Renault 5 Turbo | Renault 5 Turbo |
| 1984 | Campione francese di rally | Renault 11 Turbo Gruppo A |
| 1988 | Campione francese Super Production | Renault 21 Turbo Quadra |
| 1989 | Secondo classificato nel Campionato francese Super Production | Renault 21 Turbo Quadra |
| 1990 | Campione francese di rally Gruppo N | Renault Super 5 GT Turbo |
| 1991 | Campione francese di rally 2 litri | Renault Clio Gruppo A |
| 1992 | Campione francese di rally 2 litri e vicecampione francese di rally | Renault Clio 16S Gruppo A |
| 1993 | Campione francese di rally 2 litri e vicecampione francese di rally | Renault Clio Williams Gruppo A |
| 1994 | Campione francese di rally 2 litri | Renault Clio Gruppo A |
| Anno | Rally | Vettura |
|---|---|---|
| 1981 | Rallye Monte Carlo | Renault 5 Turbo |
| 1982 | Tour de Corse | Renault 5 Turbo |
| 1985 | Tour de Corse | Renault 5 Maxi Turbo |









