Rallycross – Pronte al debutto le nuove classi RX4 e RX5
L’obiettivo dichiarato non è semplicemente aggiungere due classi al panorama esistente, ma ricostruire una filiera di accesso coerente, capace di collegare il rally tradizionale, le formule propedeutiche e il rallycross di vertice.
Negli ultimi anni il rallycross ha vissuto una fase di forte instabilità, sia sul piano tecnico sia su quello sportivo. Il passaggio all’elettrico nel mondiale RX1e, le difficoltà economiche dei costruttori coinvolti e la frammentazione dei campionati nazionali ed europei hanno progressivamente indebolito la base della disciplina. È in questo contesto che va letta la decisione della FIA di intervenire in modo strutturale a partire dal 2026, introducendo le nuove categorie RX4 e RX5 a livello europeo.
L’obiettivo dichiarato non è semplicemente aggiungere due classi al panorama esistente, ma ricostruire una filiera di accesso coerente, capace di collegare il rally tradizionale, le formule propedeutiche e il rallycross di vertice. Negli ultimi dieci anni questo collegamento si era progressivamente perso: il rallycross era diventato una specialità a sé stante, tecnicamente sofisticata ma sempre più costosa, con poche possibilità di ingresso per giovani piloti e team privati.
La RX4 rappresenta il primo pilastro di questa nuova architettura. La scelta di basare la categoria su vetture Rally4, con specifiche molto vicine alla produzione di serie, è tutt’altro che casuale. Le Rally4 costituiscono oggi la spina dorsale del rally europeo e nazionale, grazie a costi relativamente contenuti, a una forte standardizzazione tecnica e a un’ampia diffusione tra i giovani piloti. Trasportare questo concetto nel rallycross significa creare un ponte diretto tra due mondi che, fino ad oggi, hanno comunicato poco tra loro.
Dal punto di vista tecnico, la RX4 limiterà fortemente le modifiche rispetto alle Rally4 da rally: assetto, sospensioni e trasmissione saranno adattati alle esigenze del rallycross, ma senza stravolgimenti strutturali. Questo approccio consente ai team di riutilizzare vetture già esistenti o di convertirle con investimenti relativamente ridotti, abbassando drasticamente la soglia di accesso. È una filosofia che privilegia la partecipazione rispetto alla ricerca esasperata della prestazione assoluta, e che mira a riportare numeri e varietà al centro delle griglie di partenza.
Accanto alla RX4, la RX5 svolge un ruolo altrettanto strategico. L’introduzione ufficiale delle Cross Car nel contesto europeo FIA rappresenta il riconoscimento formale di una categoria che, negli ultimi anni, ha conosciuto una crescita costante a livello nazionale e regionale. Le Cross Car si sono affermate come uno strumento formativo estremamente efficace: leggere, robuste, relativamente economiche e capaci di offrire sensazioni di guida molto vicine a quelle delle categorie superiori.
Con la RX5, la FIA intende strutturare questo fenomeno spontaneo, inserendolo in un percorso regolamentato e riconosciuto a livello continentale. La categoria diventa così il primo gradino della piramide rallycross, ideale per giovani piloti provenienti dal karting, dall’autocross o dalle formule minori, che possono affacciarsi a un contesto internazionale senza affrontare costi proibitivi. È un passaggio fondamentale per garantire ricambio generazionale in una disciplina che, negli ultimi anni, ha faticato ad attrarre nuovi talenti.
Questa riorganizzazione, tuttavia, non può essere letta solo in chiave immediata. RX4 e RX5 sono pensate come strumenti di transizione verso un obiettivo più ambizioso, fissato dalla FIA intorno al 2028. In quella data è prevista l’introduzione di vetture di nuova generazione anche nel rallycross mondiale, con una filosofia tecnica più sostenibile e una maggiore apertura ai team clienti. Per arrivare a quel punto, però, è indispensabile ricostruire la base, creando un flusso naturale di piloti, tecnici e strutture sportive.
Il 2026 diventa quindi un anno chiave, non tanto per i risultati sportivi quanto per l’avvio di un nuovo ciclo culturale. La FIA sembra aver compreso che il rallycross non può sopravvivere come élite isolata, ma deve tornare a essere una disciplina di massa, capace di parlare ai campionati nazionali, ai giovani e ai team privati. La riduzione dei costi, la semplificazione tecnica e la chiarezza dei percorsi di crescita sono gli strumenti scelti per raggiungere questo obiettivo.
Allo stesso tempo, la federazione è attenta a non snaturare l’identità del rallycross. Spettacolarità, contatto diretto, gare brevi e intense restano elementi centrali del progetto. RX4 e RX5 non sono pensate come categorie “minori” nel senso tradizionale, ma come classi competitive, capaci di offrire gare combattute e griglie numerose, elementi fondamentali anche per l’attrattività mediatica.
In definitiva, la riforma del rallycross europeo a partire dal 2026 rappresenta uno dei tentativi più concreti della FIA di ricostruire una piramide sportiva razionale, dopo anni di sperimentazioni spesso scollegate tra loro. Se il progetto funzionerà, RX4 e RX5 potrebbero diventare il modello di riferimento anche per altre discipline off-road, dimostrando che sostenibilità economica e spettacolo non sono necessariamente in contraddizione, ma possono convivere all’interno di una visione regolamentare coerente e di lungo periodo.





