Rallycross: nel 2026 nasce la World Rally Cup e poi…
Kristoffersson ancora campione, ma il WRX cambia volto: il 2025 segna la fine di un’era. La crisi del WRX non è nata quest’anno, ma nel 2025 si è manifestata in tutta la sua gravità. A settembre, nell’evento conclusivo di Turchia, la categoria regina del World RX ha visto schierarsi soltanto quattro vetture.
Il Mondiale Rallycross 2025 si è chiuso con un verdetto che non sorprende: Johan Kristoffersson si è confermato ancora una volta campione del mondo, conquistando l’ottavo titolo della sua carriera. Lo svedese, con la Volkswagen Polo gestita dal Kristoffersson Motorsport, ha ribadito il proprio dominio in una stagione segnata però da una drammatica riduzione del numero di iscritti e da una competizione sempre meno variegata. Le sue vittorie, come il trionfo netto nella tappa di Nyirád davanti al compagno di squadra Ole Christian Veiby, hanno mostrato la superiorità tecnica e strategica del team, ma al tempo stesso hanno messo in luce un problema strutturale: la mancanza di avversari in grado di insidiarlo.
La crisi del WRX non è nata quest’anno, ma nel 2025 si è manifestata in tutta la sua gravità. A settembre, nell’evento conclusivo di Turchia, la categoria regina del World RX ha visto schierarsi soltanto quattro vetture, un dato che fotografa la difficoltà del campionato a mantenere il rango di competizione mondiale. Di fronte a un calo d’interesse da parte di costruttori, team privati e pubblico, la FIA ha deciso di intervenire in modo drastico, segnando di fatto la fine dell’attuale formato del Mondiale Rallycross.
La svolta green e il ritorno al termico
Il Rallycross aveva cercato una nuova identità con la cosiddetta “svolta green”. Dopo anni di annunci e rinvii, nel 2022 era arrivato il passaggio all’elettrico, con l’introduzione della categoria RX1e. Tuttavia, i costi elevatissimi delle batterie, la complessità logistica e il limitato ritorno d’immagine per sponsor e costruttori hanno reso il progetto insostenibile. Già nel 2024 era stato introdotto il formato “Battle of Technologies”, che permetteva di far correre fianco a fianco vetture elettriche e a motore endotermico, ma il compromesso non ha portato i frutti sperati.
Per il futuro la FIA ha deciso di puntare con decisione sul ritorno alle motorizzazioni a combustione interna, utilizzando carburanti sostenibili. Dal 2026 il vertice della disciplina tornerà infatti a correre con vetture termiche, con l’obiettivo di contenere i costi, aumentare il numero di partecipanti e recuperare competitività.
Dall’epopea di Solberg all’era Kristoffersson
Il WRX aveva conosciuto un periodo d’oro dopo il lancio nel 2014. La nuova formula aveva attirato grandi campioni provenienti dai rally e da altre discipline: Petter Solberg vinse le prime due edizioni con la Citroën DS3, seguito da nomi leggendari come Sébastien Loeb con il team ufficiale Peugeot, Mattias Ekström con Audi e lo stesso Kristoffersson con Volkswagen. Non mancarono outsider di lusso come Ken Block con Ford o Gigi Galli con la Kia, capaci di portare spettacolo e interesse mediatico. Per alcuni anni il Mondiale Rallycross seppe catalizzare l’attenzione di appassionati e sponsor, offrendo un mix unico di sprint, spettacolo e contatto ruota a ruota.
Negli ultimi anni però i costi fuori controllo, la progressiva uscita dei costruttori e il calo dell’audience televisiva hanno incrinato le fondamenta della serie. Le difficoltà del promoter nel rilanciare il format hanno aggravato la situazione, fino al passo indietro della stessa FIA che nel marzo 2025 ha assunto direttamente la gestione del campionato, nel tentativo di salvaguardarne il futuro. Nonostante questi sforzi, la decisione finale è stata inevitabile: dal 2026 il World RX non esisterà più nella sua forma attuale.
Il ritorno all’Europeo Rallycross e le prospettive future
Il futuro della disciplina passerà dunque dall’European Rallycross Championship (Euro RX), che diventerà la competizione di riferimento. La FIA ha già confermato che il regolamento tecnico sarà rivisto con l’obiettivo di ridurre i costi, favorire la partecipazione dei team privati e allinearsi, per quanto possibile, con le linee guida che porteranno al regolamento WRC27 nei rally. Parallelamente si parla della nascita di una “World Cup Rallycross”, con eventi selezionati fuori dall’Europa, ma senza la struttura di un vero campionato mondiale.
La speranza è che l’Europeo possa riportare in pista numeri più consistenti, dando nuova linfa a una disciplina che conserva intatto il suo potenziale spettacolare. Le gare corte e combattute, con contatti ravvicinati e continue sorprese, restano un unicum nel panorama delle competizioni motoristiche. Ciò che manca è una cornice sostenibile dal punto di vista economico e tecnico.
Una fine annunciata o un nuovo inizio?
Il 2025 rimarrà negli annali come l’anno dell’ottavo titolo di Kristoffersson e come l’ultima stagione del World RX nella sua forma mondiale. La parabola della serie, dalla nascita trionfale nel 2014 al declino dieci anni più tardi, è lo specchio delle difficoltà che lo sport motoristico affronta nel coniugare sostenibilità, tecnologia e spettacolo.
Se da un lato la “corona” di Kristoffersson sottolinea la continuità di un campione capace di dominare un’intera epoca, dall’altro il ridimensionamento del campionato apre una nuova fase: il Rallycross, privato dell’etichetta mondiale, torna alle sue radici europee nella speranza di ritrovare competitività e credibilità.
La vera sfida sarà capire se l’Euro RX potrà davvero rilanciare una disciplina che, pur avendo perso lo status globale, resta tra le più adrenaliniche del panorama motoristico.








