Un autodidatta sfida i grandi della Dakar: Mathieu Serradori
Serradori, originario del Var, è una figura che incarna la determinazione dell’outsider: un autodidatta con alle spalle una carriera lunga e poliedrica, che parte dalle moto per arrivare ai buggy e poi ai prototipi a trazione integrale. La sua prima Dakar risale al 2009, quando affrontò il raid sudamericano su due ruote, concludendo al 51° posto.
Mathieu Serradori torna alla Dakar 2026 con rinnovata ambizione e con la determinazione di un pilota che, pur partendo da una realtà indipendente, si è fatto strada tra i colossi del rally raid mondiale. Dopo aver centrato il sesto posto nell’edizione 2025 – il miglior risultato della sua carriera – il pilota francese e il navigatore Loïc Minaudier puntano ora a inserirsi stabilmente nella Top 5, al volante della più evoluta Century CR7 4×4, un prototipo progettato e sviluppato per competere ad armi pari con i team ufficiali e con le strutture più consolidate.
Serradori, originario del Var, è una figura che incarna la determinazione dell’outsider: un autodidatta con alle spalle una carriera lunga e poliedrica, che parte dalle moto per arrivare ai buggy e poi ai prototipi a trazione integrale. La sua prima Dakar risale al 2009, quando affrontò il raid sudamericano su due ruote, concludendo al 51° posto. L’anno successivo, grazie all’esperienza accumulata e a un approccio meticoloso, migliorò la posizione fino al 21°. Queste prime partecipazioni furono fondamentali per forgiare non solo le capacità tecniche, ma anche la resilienza mentale necessaria per affrontare la Dakar, una gara che, più di ogni altra, mette a dura prova piloti e navigatori.
La vera svolta arrivò nel 2019, quando Serradori tornò come pilota e preparatore di buggy. Ma fu nel 2020 che si impose all’attenzione internazionale vincendo una tappa, diventando il primo pilota amatoriale a riuscirci dal 1988. Quell’impresa non fu solo un risultato sportivo: rappresentò la dimostrazione che talento, intuizione tecnica e strategia possono competere con i mezzi e i budget dei team ufficiali. Con il buggy CR6, Serradori consolidò il suo status di outsider di spicco, ottenendo il settimo posto nel 2022 e debuttando due anni dopo sulla Century CR7 4×4 con un impressionante sesto posto, miglior pilota francese nella classifica generale.
“La Dakar 2025 è stata la nostra prima gara a trazione integrale e siamo soddisfatti del risultato”, spiega Serradori. “Century ha fatto un lavoro eccezionale; ora abbiamo una vettura notevolmente migliorata, soprattutto in termini di telaio. Vogliamo essere più veloci e stare nel gruppo di testa. Stiamo facendo tutto il possibile per riuscirci”. La dichiarazione mette in luce un aspetto centrale del percorso di Serradori: l’attenzione maniacale alla preparazione tecnica e l’adattamento costante delle vetture alle esigenze delle competizioni più estreme del pianeta.
Il lavoro di Serradori va però oltre la meccanica e la tecnologia. La preparazione mentale è una componente essenziale della sua filosofia di gara. “Lavoriamo con un mental coach durante tutto l’anno. Questo supporto è importante quanto quello fisico, perché alla Dakar bisogna mantenere l’equilibrio e imparare da ogni tappa”, sottolinea il pilota. In una competizione dove la gestione dello stress, della fatica e delle decisioni rapide è cruciale quanto la performance del motore, l’approccio mentale diventa un vero e proprio vantaggio competitivo.
Accanto a Serradori c’è Loïc Minaudier, navigatore esperto e partner consolidato, la cui carriera è altrettanto variegata. Originario dell’Aveyron, Minaudier ha mosso i primi passi nell’enduro, conquistando il titolo nazionale nel 2011. Tra il 2016 e il 2020 ha gareggiato in moto, completando cinque edizioni consecutive della Dakar e classificandosi sempre tra i primi 35, con il 23° posto del 2019 come miglior risultato. La transizione al ruolo di navigatore è stata naturale, e in breve tempo Minaudier si è affermato tra i migliori al mondo, soprattutto grazie alla precisione nella lettura dei road book e alla capacità di supportare il pilota nelle decisioni strategiche più delicate.
Dal 2021 accompagna Serradori, consolidando un duo capace di competere alla pari con nomi di fama mondiale come Sébastien Loeb e Nasser Al-Attiyah. “Arrivo all’undicesima Dakar con la stessa voglia di sempre e un po’ più di esperienza alle spalle. Nel 2025 abbiamo dimostrato di poter competere per le posizioni con i favoriti e finire sesti è stata, per noi, una piccola vittoria. Ci piace mantenere il nostro status di outsider – combattiamo contro nomi che abbiamo visto in televisione – e questo è motivante”, spiega Minaudier, evidenziando l’equilibrio tra ambizione e pragmatismo che caratterizza il team.
Il loro obiettivo comune è chiaro: una vittoria francese alla Dakar, con un percorso che passa attraverso la continuità dei risultati, l’affidabilità della vettura e la gestione intelligente delle fasi di gara. La Century CR7, evoluzione del CR6, rappresenta il cuore tecnologico di questa sfida. I miglioramenti apportati durante l’anno hanno riguardato la rigidità del telaio, l’ergonomia dell’abitacolo e l’ottimizzazione della sospensione, tutte modifiche studiate per affrontare le condizioni estreme del deserto e garantire maggiore affidabilità e velocità su tutti i terreni.
Per Serradori e Minaudier, la Dakar non è soltanto una gara di velocità: è una prova di endurance, strategia e resistenza mentale. “Abbiamo il diritto di sognare, quindi sogniamo. L’importante è commettere il minor numero di errori possibile e godersi ogni momento. Quando senti che tutta la squadra è schierata nella stessa lotta, la motivazione cresce ancora di più”, conclude Minaudier. L’enfasi sulla coesione e sulla fiducia reciproca dimostra quanto il successo in questa disciplina dipenda non solo dalle capacità individuali, ma dall’armonia tra pilota, navigatore e team di supporto.
Mathieu Serradori incarna la figura del pilota autodidatta che, con tenacia e passione, riesce a sfidare strutture enormi e budget milionari. La sua storia è quella di un outsider che, attraverso la costanza, l’intelligenza tattica e l’innovazione tecnologica, ha saputo conquistare un posto tra i protagonisti della Dakar. La Dakar 2026 rappresenta per lui e Minaudier l’opportunità di consolidare il loro percorso verso la Top 5, puntando anche più in alto. La sfida è aperta: tra dune, piste rocciose e sabbie infinite, l’autodidatta francese e il suo navigatore combattono per dimostrare che con determinazione, visione e spirito di squadra è possibile competere contro i giganti del rally raid mondiale.
Non è solo una questione di velocità, ma di strategia, preparazione e resilienza: Serradori e Minaudier, con la loro Century CR7 4×4, rappresentano l’esempio vivente che la Dakar è un terreno dove talento e passione possono ancora sfidare il sistema e lasciare un segno indelebile nella storia del rally raid.







