Una Renault del 1926 alla prima Paris-Dakar
Ribattezzata La Gazelle, la vettura arrivò in fondo alla massacrante maratona ideata da Thierry Sabine. Una partecipazione nata per rendere omaggio al raid Orano-Città del Capo del 1927.
Quando il francese Thierry Sabine decise di organizzare una competizione che collegasse Parigi a Dakar, in Senegal, accese la scintilla dell’avventura in centinaia di appassionati pronti ad affrontare l’ignoto. Era il 1979 e nasceva così la prima edizione della Parigi-Dakar, una gara ancora lontana dalla dimensione mediatica attuale, ma già carica di fascino, improvvisazione e spirito pionieristico. La maggior parte dei partecipanti scelse la moto per affrontare quell’estenuante traversata africana, ma non mancò chi decise di cimentarsi in automobile. Tra tutti, uno spiccò in modo particolare: una Renault KZ 11 CV del 1926.
Un’idea che, a prima vista, poteva sembrare azzardata. Eppure il giornalista Philippe Hayat, il professore Jean-Pierre Domblides (docente all’Istituto Francese di Refrigerazione Industriale e Ingegneria HVAC) e il meccanico Daniel Nolan, all’epoca impegnato presso la sede di Renault Gordini, accettarono la sfida lanciata da Sabine presentandosi al via con un’auto che aveva già 52 anni di storia alle spalle. Per riportare la Renault KZ in condizioni tali da affrontare deserti, piste sabbiose, strade dissestate e tappe lunghissime senza assistenza, furono necessarie oltre 12.000 ore di lavoro.
Ribattezzato La Gazelle (La Gazzella), la vettura si mise in luce soprattutto per la sua affidabilità, dimostrando come robustezza e semplicità meccanica potessero fare la differenza anche in una competizione estrema. Nonostante l’età, l’auto riuscì a portare a termine l’impresa, tagliando il traguardo al 71° posto su 74 equipaggi classificati. In quegli anni, va ricordato, non esistevano ancora le suddivisioni in categorie: la classifica era unica, elemento che rende il risultato ancora più significativo.
La scelta del Renault KZ non fu affatto casuale. Hayat, Domblides e Nolan vollero infatti rendere omaggio a una delle grandi imprese dell’automobilismo d’esplorazione: quella del Comandante Etienne che, nel 1927, collegò Orano, in Algeria, a Città del Capo, in Sud Africa, al volante di un’auto analoga, coprendo circa 18.000 chilometri in soli 36 giorni. Un viaggio epocale, che rappresentò una vera pietra miliare per l’epoca.
Per avere un termine di paragone con i giorni nostri, oggi lo stesso itinerario può essere percorso in gran parte lungo l’autostrada B1: 10.555 chilometri che possono essere coperti in circa 146 ore di guida, poco più di sei giorni. Un confronto che mette in evidenza, ancora una volta, il valore straordinario di quelle avventure su quattro ruote.
La partecipazione de La Gazelle alla prima edizione della Dakar resta così una delle pagine più affascinanti nella storia del rally-raid. Un Renault del 1926 che affronta il deserto africano mezzo secolo dopo la sua nascita è diventato simbolo puro dello spirito originario della Dakar: una gara in cui contavano soprattutto il coraggio, la preparazione e la passione, ancor prima della velocità.









