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Altre specialità, Rally Raid

Diretta Dakar Rally 2026

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La Dakar Rally 2026 ha segnato un’edizione epica, con risultati che entreranno nella storia: Auto T1+ Ultimate: Nasser Al‑Attiyah vince per la sesta volta con Dacia. Moto RallyGP: Luciano Benavides conquista la sua prima Dakar in moto per KTM con un finale al fotofinish. Truck (T5): Team De Rooy domina i camion. Stock e Challenger: vittorie di Rokas Baciuška, Benjamin Melot e Pau Navarro. Dakar Classic: successo per Karolis Raisys / C. Marques nel rally per auto storiche.

La 48ª Dakar Rally, corsa dal 3 al 17 gennaio 2026 attraverso i deserti dell’Arabia Saudita, ha consegnato risultati storici e momenti sportivi indimenticabili. Dopo quasi 8.000 chilometri di speciale e trasferimenti, tra navigazione estrema, dune, piste rocciose e condizioni estreme, sono emersi i campioni di ogni categoria: auto, moto, camion, SSV e classici. Ecco chi ha vinto, e chi sono stati i protagonisti assoluti di questa edizione.

Nella categoria regina delle Auto (T1+ Ultimate) il vincitore assoluto è stato Nasser Al‑Attiyah, che ha trionfato per la sesta volta nella Dakar Rally alla guida della Dacia Sandrider, insieme al suo navigatore Fabian Lurquin. La vittoria di Al‑Attiyah è arrivata con un margine di 9 minuti e 42 secondi sul secondo classificato, confermando la sua straordinaria esperienza e capacità di gestione in gara.

Al‑Attiyah non ha dominato tutte le singole tappe, ma ha gestito la gara nel complesso con una solidità formidabile, mantenendo la leadership nella classifica generale dalla metà della competizione fino alla conclusione. Questa vittoria segna la sua sesta Dakar, portandolo ad avvicinarsi al record storico di otto successi di Stéphane Peterhansel nella stessa categoria.

I principali piloti protagonisti nella classifica Auto sono stati:

  • Nasser Al‑Attiyah / Fabian Lurquin – vincitori assoluti per Dacia.
  • Nani Roma – secondo classificato con una Ford, a circa 9 minuti e mezzo.
  • Mattias Ekström – terzo assoluto con un’altra Ford.
  • Sébastien Loeb – quarto, molto vicino ai primi.
  • Carlos Sainz – quinto classificato, pilota storicamente vincente della Dakar.

Il dominio di Al‑Attiyah è il fulcro dell’edizione 2026: un veterano che continua a competere e vincere ai livelli più alti dello sport motoristico più duro al mondo.

La categoria moto RallyGP, che mette in palio la vittoria più ambita tra le due ruote, ha regalato uno dei finali più incredibili di sempre: Luciano Benavides (KTM) ha vinto il Rally con uno scarto di soli 2 secondi su Ricky Brabec (Honda), uno dei margini più ridotti nella storia della Dakar.

Benavides ha saputo rimontare nelle ultime frazioni di gara e sfruttare al massimo l’errore di navigazione di Brabec nell’ultimo giorno, conquistando la sua prima vittoria assoluta alla Dakar dopo una lunga battaglia tra i migliori specialisti del rally raid.

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Sul podio finale delle moto sono saliti:

  • Luciano Benavides (KTM) – vincitore assoluto.
  • Ricky Brabec (Honda) – secondo, dopo una lotta estenuante fino alla fine.
  • Tosha Schareina (Honda) – terzo classificato.

Altri protagonisti di spicco tra le due ruote sono stati Skyler Howes e Daniel Sanders, quest’ultimo capace di completare la Dakar nonostante una caduta e un infortunio serio.

Nella classe Truck (T5), dove i giganti da oltre 10 tonnellate si sfidano su dune, piste e lunghi trasferimenti, la vittoria è andata al Team De Rooy con il camion #604 NøRDIS Team De Rooy FPT. Questa affermazione conferma l’esperienza pluriennale della squadra olandese e la sua capacità di competere ad alto livello nella Dakar Trucks, una delle categorie più tecniche e logoranti per materiali e uomini.

Altri risultati degni di nota nella classe Truck includono: #602 Instatrade Loprais Team De Rooy FPT – secondo classificato. Risultati giorno per giorno hanno visto anche Martin Šoltys ottenere piazzamenti di rilievo nelle tappe intermedie, pur non raggiungendo la leadership finale.

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Oltre alla classe prototipi T1+, la Dakar include anche categorie come Stock (T2), per veicoli di serie modificati, e Challenger (T3), per prototipi leggeri e agili. Anche qui ci sono stati grandi protagonisti:

  • Stock: la vittoria è stata conquistata da Rokas Baciuška al volante di un Defender nella classe Stock, segnando un risultato importante per la categoria e per questa vettura su un palcoscenico così duro.
  • Original by Motul: categoria per motociclisti senza assistenza tecnica, vinta da Benjamin Melot su Esprit KTM.
  • Bike Rally2: vinta da Toni Mulec, pilota emergente nella classe Rally2.
  • Challenger (T3): vittoria nella categoria Challenger per Pau Navarro, che ha saputo gestire prove difficili con un prototipo leggero.

Queste categorie rappresentano un’importante palestra per talenti emergenti e piloti privati capaci di competere con mezzi meno tecnici ma altrettanto resistenti.

La Dakar 2026 ha visto anche competere i mezzi SSV (T4), side‑by‑side ad alte prestazioni, che hanno affrontato lo stesso percorso generale con un approccio più leggero e tecnico. In questa categoria la gara è stata combattuta fino all’ultimo, con piloti e team privati che hanno espresso grande competitività, anche se senza un nome univoco di dominatore assoluto nelle fonti di classifica finale disponibili.

Una delle novità più affascinanti è stata la Dakar Classic, una competizione parallela che premia la regolarità e la gestione su veicoli storici degli anni ’80–2000. Anche qui ci sono stati protagonisti di rilievo:

  • Karolis Raisys / C. Marques – primi classificati nella Dakar Classic.
  • F. Pece / S. Morosi – secondi classificati.
  • M. Leva / A. Giugni – terzi.

Questa categoria celebra la storia del rally raid e permette a veicoli leggendari di affrontare parte del percorso della Dakar sotto la formula della regolarità, dando un senso di continuità storica all’evento.

Al Attiyah Dakar

Tappa 13 – Yanbu – Yanbu (Km 105)

La Dakar Rally 2026 consegna definitivamente la leggenda al deserto: Nasser Al-Attiyah conquista la sesta vittoria assoluta e arricchisce una carriera già monumentale con un trionfo dal valore storico. Perché il successo arriva con Dacia, al secondo anno di presenza alla Dakar con la vettura preparata e gestita dalla Prodrive di David Richards, e vale il primo Touareg per il marchio romeno e per il navigatore belga Fabian Lurquin.

Dopo aver vinto con Volkswagen, Mini e Toyota, Al-Attiyah dimostra ancora una volta che il fattore decisivo è l’uomo prima del mezzo. La sua Dakar è stata un capolavoro di gestione, lucidità e tempismo, costruita tappa dopo tappa e chiusa senza sbavature nell’ultima speciale di Yanbu (105 km cronometrati), amministrando con freddezza il margine accumulato.

Alle sue spalle, Nani Roma firma una delle storie più belle dell’edizione. Con la Ford Raptor, lo spagnolo torna sul podio assoluto dopo sette anni, coronando una gara concreta e costante. Roma aveva anche assaporato la leadership nella fase centrale della seconda Marathon, ma un passaggio critico ai waypoint ha pesato sulla classifica finale. Nonostante questo, il suo passo è rimasto solido fino all’ultimo metro, chiudendo secondo a 9’42” e regalando a Ford un risultato di grande prestigio.

Il podio si completa con Mattias Ekström, impeccabile nella gestione della pressione. Lo svedese resiste agli attacchi di Sébastien Loeb, difendendo la terza posizione con 37” di margine sul francese, che termina ai piedi del podio con la Dacia. Quinta piazza per Carlos Sainz: il ritmo non è mancato, ma forature e 17’20” di penalità hanno spento le ambizioni di podio.

La classifica finale conferma l’equilibrio visto lungo le tredici frazioni: Marc Serradori è sesto con la Century CR7, seguito da Lucas Moraes (Dacia). Ottavo Toby Price, primo tra le Toyota in un’edizione povera di soddisfazioni per la casa giapponese; nona posizione per Seth Quintero (Toyota Hilux), decimo Saood Variawa.

I numeri raccontano una Dakar apertissima: dieci vincitori diversi di tappa su tredici. A segno, almeno una volta, De Mévius, Quintero, Guthrie, Lategan, Roma, Al-Attiyah, Ekström, Variawa, Eryk Gozcak e Serradori. Solo Ekström e Al-Attiyah hanno vinto più tappe, con lo svedese autore di tre successi oltre al prologo.

Per la cronaca, è stato proprio Ekström a firmare lo scratch nell’ultima speciale, davanti a Loeb (+8”) e a Henk Lategan (+13”), protagonista di una Dakar durissima sul piano della sfortuna, chiusa fuori dalla Top 20 assoluta. La Dakar premia strategia e continuità. Al-Attiyah ha imposto la sua legge con l’esperienza dei grandi campioni, Dacia ha dimostrato di poter vincere subito, Ford è tornata sul podio con Roma ed Ekström ha certificato il suo valore assoluto. Nel rally raid più duro del mondo, ancora una volta, a fare la differenza è stata la capacità di leggere la gara. E il deserto ha incoronato, di nuovo, il suo re.

Tappa 12 – Al Henakiyah – Yanbu (Km 310,72)

Se non è ancora la firma definitiva sul successo finale, poco ci manca. La tappa 12 Al Henakiyah – Yanbu, lunga 310,72 chilometri, ha visto lo scratch di Nasser Al-Attiyah, sempre più vicino alla conquista della Dakar Rally 2026. Il 55enne qatariota, già cinque volte vincitore della Dakar, ha interpretato alla perfezione la speciale odierna, sfruttando al massimo la posizione di partenza e imponendo un ritmo insostenibile per gli avversari. Con una sola giornata ancora da disputare, Al-Attiyah può ora permettersi una gestione accorta del vantaggio, avvicinandosi al possibile sesto trionfo nel rally raid più prestigioso al mondo.

Alle sue spalle si è inserita la prima Ford Raptor T1+ ufficiale, quella dello statunitense Mitchell Guthrie, che ha chiuso la tappa con un distacco di 1’04” dopo oltre 311 chilometri cronometrati. Terza piazza di giornata per la Toyota GR Hilux T1+ di Toby Price: l’australiano, protagonista di una Dakar solida e costante, paga 1’21” dal leader. Quarto tempo per lo svedese Mattias Ekström su Ford Raptor, a 1’49”, mentre continua a stupire la famiglia polacca Goczal: Eryk e Marek Goczal, nipote e zio, hanno firmato il quinto e sesto posto, precedendo la seconda Dacia Sandrider di Sébastien Loeb. Ottava posizione per Nani Roma (Ford), seguito dal sudafricano Henk Lategan, in ripresa dopo una giornata complicata, mentre Carlos Sainz ha completato la top ten.

A una sola prova dal termine, Al-Attiyah guida la generale con 15’02” di vantaggio su Nani Roma e 23’21” su Ekström, entrambi su Ford. Lo svedese ha scavalcato Loeb, ora quarto, con appena 29” di distacco tra i due: una sfida ancora apertissima per il podio finale. Loeb precede Carlos Sainz, mentre appena fuori dalla top five troviamo Mathieu Serradori (Century CR7 T1+) sesto, davanti a Lucas Moraes su Dacia. Toby Price è ottavo, primo tra i piloti Toyota, seguito dall’americano Seth Quintero e dallo stesso Guthrie, decimo.

Tappa 11 – Bisha – Al Henakiyah (Km 347)

La Dakar conferma ancora una volta di essere il rally-raid più duro e imprevedibile al mondo, capace di cambiare volto fino all’ultimo istante. La Tappa 11 da Bisha ad Al Henakiyah, lunga 347 chilometri cronometrati, ha infatti stravolto in parte la classifica generale, andando a modificare due dei tre gradini del podio provvisorio quando mancano ormai solo due prove alla fine. Il momento decisivo della giornata è stato il clamoroso stop di Henk Lategan, fino a ieri uno dei principali rivali di Nasser Al-Attiyah per la vittoria assoluta. Il sudafricano è rimasto fermo per oltre un’ora e 40′ al chilometro 140 dopo un violento impatto contro una roccia che ha causato un grave danno al mozzo e alla sospensione della sua Toyota Hilux. Al momento Lategan non aveva ancora concluso la prova e il ritardo accumulato lo farà termine fuori dalla top-dieci, mettendo fine alle sue ambizioni di successo finale.

Sul fronte della tappa, è arrivato il netto riscatto di Ford, protagonista assoluta dopo la giornata negativa precedente. Il marchio americano ha firmato una prestigiosa tripletta, con Mattias Ekström vincitore della Tappa 11. Lo svedese ha preceduto di 1’22” la Ford Raptor privata di Romain Dumas, mentre al terzo posto si è classificata la Raptor ufficiale di Carlos Sainz, staccata di 2’26”. In casa Toyota, l’uscita di scena di Lategan pesa enormemente, ma il costruttore giapponese riesce comunque a limitare i danni di tappa piazzando João Ferreira quarto e Seth Quintero quinto. Alle loro spalle si inserisce la Mini John Cooper Works di Guillaume De Mevius. La migliore delle Dacia Sandrider è quella di Sébastien Loeb, che chiude la tappa in decima posizione, in una giornata complicata per il marchio. Nani Roma termina undicesimo lasciando sul terreno oltre otto minuti, mentre Toby Price paga una prova difficile con più di tredici minuti di ritardo. Anche Al-Attiyah, Moraes e Cristina Gutiérrez chiudono lontani dalle posizioni di vertice in una tappa estremamente selettiva.

Nonostante le difficoltà, Nasser Al-Attiyah resta saldamente al comando della classifica generale. Il qatariota, con sole due tappe ancora da disputare, conserva un vantaggio di 8’40” su Nani Roma, che dovrà attaccare senza riserve se vuole tentare una rimonta che appare estremamente difficile. In terza posizione provvisoria si trova Sébastien Loeb, staccato di 18’47”, ma il francese deve ora guardarsi dagli attacchi di Mattias Ekström, quarto a meno di tre minuti. Sale in quinta posizione Carlos Sainz, mentre Serradori scende al sesto posto, seguito da Moraes, Toby Price, Saood Variawa e Guy Botterill, in una Dakar che continua a dimostrare come nulla sia deciso fino all’ultimo chilometro.

Tappa 10 – Bisha – Bisha (Km 419,91)

La seconda parte della tappa marathon, disputata attorno a Bisha per 419,91 chilometri, ha nuovamente stravolto la classifica generale, regalando una vittoria di enorme prestigio a Matthieu Serradori e al Team Century. Il pilota francese, al volante della Century CR7, conquista infatti la decima tappa della Dakar, firmando il secondo scratch della sua carriera nella competizione. Una prestazione di grande maturità che conferma la crescita costante di Serradori negli anni, soprattutto in una tappa estremamente selettiva, dove il ruolo del navigatore Loïc Minaudier e la precisione nella navigazione sono stati determinanti per centrare il successo.

Alle spalle di Serradori si piazza un trio di Dacia Sandrider, con Nasser Al-Attiyah protagonista di una prova molto solida: il qatariota chiude secondo con un ritardo di 6’12’’, sfruttando al meglio la partenza dalla quattordicesima posizione per costruire un ritmo efficace. Terzo tempo per Sébastien Loeb, anch’egli su Dacia, a 9’20’’, seguito dal brasiliano Lucas Moraes, quarto a 9’54’’. Il quinto tempo va alla prima Toyota in classifica, quella del sudafricano Guy Botterill, che paga 11’42’’, mentre continua il rapporto complicato con la fortuna per Henk Lategan: il sudafricano, dopo una gara sui tempi dei migliori, perde 13’09’’ nel finale a causa di un problema di carburante.

Alle spalle delle Toyota emergono le Ford, con Mitchell Guthrie ottavo a 16’35’’, seguito dal ceco Martin Prokop a 19’44’’ e dallo spagnolo Nani Roma, che lascia sul terreno 20’12’’. A completare la top ten di tappa è Simon Vitse, sempre più protagonista di questa Dakar al volante della MD Rallye Sport Optimus EVO 5, che chiude con 21’03’’ di ritardo e si conferma leader della categoria T1.2. Più distanziati gli altri big, con Seth Quintero undicesimo a 23’28’’, Saood Variawa a 25’46’’, Cristina Gutiérrez diciassettesima a 42’42’’, giornata estremamente negativa per Carlos Sainz, che chiude la speciale con 45’34’’ di ritardo, comprensivi di 15 minuti di penalità.

La tappa ha avuto effetti pesanti anche sulla classifica generale, dove si registrano numerosi cambiamenti nella top ten. Al comando torna Nasser Al-Attiyah, Dacia Sandrider, con un vantaggio di 12 minuti netti sul sudafricano Henk Lategan sulla Toyota Hilux. Nani Roma, leader della vigilia, scivola in terza posizione a 12’50’’, mentre Sébastien Loeb sale in quarta piazza, pagando 23’04’’ e rilanciando le sue ambizioni di podio nelle ultime giornate di gara. Ottimo balzo anche per Matthieu Serradori, ora quinto assoluto a 33’42’’, risultato che premia una Dakar fin qui molto concreta.

In sesta posizione si colloca lo svedese Mattias Ekström su Ford, a 34’19’’, mentre Carlos Sainz, penalizzato dalla giornata odierna, perde cinque posizioni e scende in settima a 39’09’’. Rimane stabile in ottava posizione Lucas Moraes, sulla Dacia, con 39’21’’ di ritardo, seguito dall’australiano Toby Price, nono a 59’36’’ su Toyota. Chiude la top ten assoluta Saood Variawa, anch’egli su Toyota, con un distacco che supera l’ora, pari a 1h09’06’’.

Tappa 9 – Wadi Ad Dawasir – Bisha (Km 418)

La nona tappa del Dakar, disputata attorno a Wadi Ad Dawasir, ha messo a durissima prova uomini e mezzi. Il programma prevedeva 541 chilometri complessivi, di cui 418 cronometrati, nella prima parte della tappa marathon. Al termine della giornata è emerso chiaramente come questa speciale sia stata una delle più difficili dell’intera edizione, soprattutto dal punto di vista della navigazione. I principali favoriti hanno incontrato enormi difficoltà in una speciale che ha profondamente rimescolato le carte, stravolgendo in gran parte la top ten assoluta. A brillare su tutti è stato il giovanissimo Erik Gozcal, 21enne polacco, autore di una prestazione straordinaria. Al volante della Toyota, ha conquistato la prima vittoria di tappa in carriera alla Dakar, imponendosi con ampio margine davanti allo zio Michal Gozcal, secondo a 7 minuti, e a Toby Price, terzo a 11 minuti, per una tripletta Toyota di grande prestigio.

Ai piedi del podio si è piazzato il sudafricano Brian Baragwanath, quarto con la Century CR7 a 11’58”, seguito dal belga Guillaume de Mevius su Mini, staccato di 14’03” dal vincitore. Alle sue spalle un terzetto iberico guidato da Cristina Gutiérrez, la migliore del team Dacia: la spagnola ha chiuso con un ritardo di 14’49” da Gozcal, precedendo le due Ford di Carlos Sainz e Nani Roma. La top ten di tappa è stata completata dal francese Lionel Baud su Mini e dal sorprendente cinese Gaoxiang Fan, autore di una clamorosa top ten per il team JJ-Sport con la JJ-Sport JJ3 T1+.

Giornata decisamente negativa invece per Nasser Al-Attiyah, leader della classifica generale alla partenza. Attorno al chilometro 280 il qatariota ha perso moltissimo tempo a causa di errori di navigazione, problema che ha colpito nello stesso settore anche Mattias Ekström. Tappa complicata anche per Henk Lategan, terzo nella generale prima del via, rallentato sia da un intervento sul servosterzo durante il pit-stop di metà giornata sia da un violento contatto contro un albero. Tappa amara anche per Sébastien Loeb: dopo un buon avvio, il francese ha perso oltre venti minuti a causa della rottura del servosterzo, compromettendo seriamente le sue ambizioni di vittoria.

Nella classifica generale, Roma guida su Ford Raptor davanti al connazionale Sainz (+57”) e ad Al-Attiyah (+1’10”), un distacco minimo che lascia presagire una vera e propria battaglia nella prossima tappa. Quarta posizione per Henk Lategan su Toyota a 6’13”, mentre Mattias Ekström scende di tre posizioni ed è ora quinto a 11’19” dal compagno di squadra e leader provvisorio. Sesto resta Loeb sulla Dacia a 21’06”, seguito da Toby Price, autore di una grande rimonta: l’australiano guadagna quattro posizioni e sale al settimo posto a 26’49”. Ottava piazza per il brasiliano Lucas Moraes su Dacia, che supera Matthieu Serradori, mentre Cristina Gutiérrez entra in decima posizione. Il team Dacia può sorridere, con quattro vetture nei primi venti della classifica generale.

Tappa 8 – Wadi Al Dawasir – Wadi Al Dawasir (Km 482,35)

La tanto temuta Tappa 8 della Dakar, la più lunga di questa edizione con i suoi 482,35 km in un anello attorno a Wadi Al Dawasir, non ha affatto stravolto la classifica generale come molti si aspettavano alla vigilia. Al contrario, ha regalato una giornata sorprendentemente equilibrata, con distacchi minimi tra i protagonisti, un’anomalia per una speciale di questa lunghezza e difficoltà.

Chi continua a vivere una sorta di incubo è Henk Lategan. Il sudafricano di Toyota, dopo aver dominato la tappa precedente e averla persa negli ultimi 40 chilometri per il cedimento di un ammortizzatore, oggi ha visto sfumare la vittoria per appena 3 secondi. Lategan ha comandato la speciale per gran parte dei waypoint, ma è stato beffato nel finale dal compagno di marca e connazionale Saood Variawa, che lo ha superato proprio nell’ultimo tratto cronometrato di circa 35 km.

C’è però un lato positivo, riguarda la strategia in vista della prima Tappa Marathon: domani non sarà Lategan ad aprire la speciale, bensì Variawa, anche lui su una Toyota GR Hilux T1+ ma del team TGR SA che partirà davanti, concedendo a Lategan un piccolo ma prezioso vantaggio tattico.

La Tappa 8 ha confermato la grande competitività delle Toyota GR Hilux, capaci di piazzare tre vetture nelle prime cinque posizioni. Alle spalle di Variawa e Lategan, però, si inserisce la prima Ford: quella di Mattias Ekström. Lo svedese ha chiuso terzo, a soli 29 secondi dal vincitore, risultando anche 8 secondi più veloce di Seth Quintero, quarto a 37 secondi dalla vetta.

Ekström ha ormai aperto ufficialmente la caccia al leader della generale, Nasser Al-Attiyah, che con la Dacia Sandrider ha concluso quinto, limitando i danni. Segnali di ripresa anche per Guillaume De Mevius, che con la Mini John Cooper Works di X-Raid è tornato nelle posizioni che contano dopo una serie di problemi meccanici nelle prime giornate. Il belga ha preceduto Sébastien Loeb, ottavo a 3 minuti dal vincitore di tappa, quindi la Ford Raptor di Nani Roma e la prima Century CR7 T1+ di Brian Baragwanath.

Nella classifica generale, Al-Attiyah resta al comando con 4 minuti su Ekström e 6’08” su Lategan. Completano la Top 5 le due Ford Raptor ufficiali di Roma e Sainz, rispettivamente a 9’37” e 10’39” dal qatariota, entrambi pronti a giocarsi tutto nelle prossime tappe decisive. Più complicata la rincorsa di Loeb, sesto a 17’25”, davanti a Quintero, Mathieu Serradori, Lucas Moraes e João Ferreira, che chiude la Top 10 a 35’08”.

Tappa 7 – Riyadh – Wadi Ad Dawasir (Km 462)

La settima tappa della Dakar 2026, la prima dopo la giornata di riposo, ha condotto la carovana da Riyadh a Wadi Ad Dawasir attraverso 462 chilometri di prova speciale ricchi di insidie e colpi di scena.

Protagonista assoluto per gran parte della giornata è stato Henk Lategan, fino a questo momento uomo di punta del Toyota Gazoo Racing. Il sudafricano ha imposto un ritmo impressionante, comandando la tappa fino all’ultimo waypoint, situato al chilometro 417. Fino a lì Lategan sembrava letteralmente volare, infliggendo distacchi importanti a Nasser Al-Attiyah, tanto che a circa 50 km dal traguardo il qatariota aveva addirittura perso la leadership della classifica generale proprio a favore di Lategan. Tutto, però, si è ribaltato sull’ultimo waypoint. Per motivi ancora da chiarire, Lategan ha accumulato oltre 8 minuti di ritardo, lasciando via libera a Mattias Ekström, che ha conquistato a sorpresa la vittoria di tappa al volante della Ford Raptor T1+ ufficiale. Un risultato che lascia inevitabilmente amaro in bocca nel box Toyota, consapevole di aver sprecato un’occasione d’oro per prendere il comando della Dakar.

Di tutt’altro umore Ekström, che regala a Ford l’ennesimo successo parziale in questa edizione, confermando la solidità del progetto e del team. Lo svedese ha chiuso la tappa con quasi 5 minuti di vantaggio su un João Ferreira sempre più veloce e sorprendente, secondo sulla Toyota GR Hilux T1+ ufficiale del team sudafricano legato a TGR. Terzo posto per Mitchell Guthrie, anch’egli su Ford Raptor, staccato di 4’55’’. Toby Price, quarto con la seconda Toyota Hilux, continua a stupire: leggenda della Dakar in moto, l’australiano sta dimostrando di poter essere competitivo anche sulle quattro ruote e nei prossimi anni sarà certamente un nome da tenere d’occhio per le posizioni di vertice.

La Top 5 viene completata dalla prima Dacia Sandrider, affidata al campione del mondo W2RC Lucas Moraes, davanti alla vettura gemella di Sébastien Loeb. Settimo Seth Quintero sulla terza Hilux ufficiale, a soli 5 secondi da Loeb e 15 da Moraes. Prosegue intanto l’ottima Dakar del francese Mathieu Serradori, che porta la Century CR7 ufficiale all’ottavo posto di tappa, con 6 minuti di ritardo da Ekström. Nani Roma e Carlos Sainz chiudono rispettivamente nono (6’01’’) e decimo (6’36’’), mentre il leader fino a ieri Nasser Al-Attiyah termina undicesimo a 7’34’’. Dopo aver dominato il 95% della speciale, Lategan scivola al tredicesimo posto, perdendo 8’35’’.

Nonostante le difficoltà, Al-Attiyah resta al comando con la Dacia Sandrider, forte di 4’47’’ di vantaggio su Mattias Ekström, che grazie allo scratch odierno recupera tre posizioni. Terzo è Nani Roma a 7’15’’, seguito da Lategan, ora quarto a 7’21’’. La Top 5 è completata da Carlos Sainz a 10’26’’, davanti a Sébastien Loeb, sesto a 15’39’’. Settimo Mitchell Guthrie a 19’20’’, ottavo Serradori a 22’05’’, nono Lucas Moraes a 24’39’’ e decimo Eryk Goczał su Toyota a 25’25’’.

Il punto dopo una settimana di gara

Dopo sei tappe e oltre 2.500 chilometri complessivi tra settori selettivi e collegamenti, la Dakar Rally 2026 arriva al giorno di riposo con uno scenario che non ha precedenti nell’era moderna del raid saudita. La classifica della categoria Ultimate fotografa un equilibrio tecnico e sportivo mai visto, con distacchi ridottissimi non solo al vertice, ma lungo tutta la Top 10 e persino oltre. In testa c’è Nasser Al-Attiyah, ma il suo margine di 6 minuti e 10 secondi su Henk Lategan non autorizza alcun tipo di gestione: questa Dakar, più che mai, resta completamente aperta.

La prima settimana è stata un continuo ribaltamento di valori, con sei tappe vinte da quattro costruttori diversi, cinque leader differenti e ben sedici equipaggi racchiusi in meno di un’ora. Un dato che, se confrontato con le edizioni precedenti, assume contorni quasi rivoluzionari e restituisce l’immagine di un rally che, a livello tecnico, ha raggiunto un punto di convergenza mai così marcato.

Una classifica che racconta l’equilibrio

Al termine della sesta tappa, da Hail a Riade, la classifica generale della Ultimate vede:

  • Nasser Al-Attiyah (Dacia) leader
  • Henk Lategan (Toyota) a 6m10s
  • Nani Roma (Ford Raptor) a 9m13s
  • Carlos Sainz (Ford Raptor) a 11m49s
  • Mattias Ekström (Ford Raptor) a 12m11s
  • Sébastien Loeb (Dacia) a 17m36s
  • Lucas Moraes (Dacia) a 26m46s

Già questi numeri basterebbero a spiegare il contesto, ma è l’analisi comparativa con le edizioni recenti a rendere la portata dell’equilibrio davvero evidente. Alla vigilia del giorno di riposo, il distacco del podio nel 2026 è di appena 9m13s, contro i 20m54s del 2025, i 29m31s del 2024 e addirittura 1h20m22s del 2023. La Top 10, oggi racchiusa in 26m46s, negli ultimi tre anni oscillava tra 1h41m e oltre 3h40m.

Sono differenze abissali, che non possono essere spiegate solo da un percorso più corto o da una maggiore prudenza dei piloti: questa Dakar 2026 è figlia di una convergenza tecnica reale, con vetture ormai molto simili per prestazioni, affidabilità e comportamento sui terreni misti.

Sei tappe, sei racconti diversi

La prima settimana è stata scandita da un’alternanza continua di protagonisti, costruttori e condizioni di gara.

Tappa 1 – Yanbu – Yanbu

La Dakar si apre con la vittoria di Guillaume de Mévius su Mini, affiancato da Mathieu Baumel. Un successo importante, che consegna ai Mini il primo sorriso di questa edizione. Dietro, Mattias Ekström e Martin Prokop portano subito i Ford Raptor sul podio di tappa. Al-Attiyah è secondo, mentre Loeb paga due forature e chiude decimo, dando immediatamente la sensazione di un rally che non perdona il minimo imprevisto.

Tappa 2 – Yanbu – AlUla

È Seth Quintero, su Toyota Hilux T1+, a imporsi. Al-Attiyah passa al comando della generale, ma con un margine minimo, quasi simbolico. Da segnalare il quinto posto di João Ferreira, uno dei migliori risultati di tappa per un pilota portoghese nella Ultimate. Toyota conferma solidità e capacità di adattamento, ma senza prendere il largo.

Tappa 3 – AlUla – AlUla

La Ford si prende la scena. Mitch Guthrie conquista la sua prima vittoria di tappa in Ultimate e diventa leader della generale. Ancora più impressionante è il dato complessivo: i Ford Raptor occupano le prime cinque posizioni della classifica generale. È il primo vero segnale di forza del progetto americano, che mostra competitività pura su terreni veloci e tecnici.

Tappa 4 – AlUla – bivacco Refuge

Henk Lategan firma la sua quinta vittoria di tappa al Dakar e riporta Toyota in testa alla generale. È una giornata spartiacque anche per il ritiro del campione in carica Yazeed Al Rajhi, evento che toglie un protagonista annunciato e contribuisce a rimescolare ulteriormente gli equilibri.

Tappa 5 – Refuge – Hail

Guthrie torna a vincere, davanti a Nani Roma. I Ford monopolizzano le prime due posizioni di tappa, mentre Lategan difende con intelligenza la leadership generale. È una giornata che conferma la competitività del Raptor, ma anche la sua vulnerabilità: basta poco, come si vedrà in seguito, per perdere minuti pesanti.

Tappa 6 – Hail – Riade

Arrivano le grandi dune e, puntualmente, arriva Nasser Al-Attiyah. Il pilota qatariota domina la tappa, conquista la sua 49ª vittoria di speciale al Dakar e passa al comando della classifica generale. Dacia completa la doppietta di giornata con Sébastien Loeb secondo, rilanciando anche le ambizioni del francese.

Categoria Ultimate: una battaglia senza padroni

Mai come quest’anno la leadership è stata fluida. Guillaume de Mévius, Al-Attiyah, Guthrie e Lategan si sono alternati al comando nel giro di pochi giorni, senza che nessuno riuscisse a costruire un margine difendibile.

Il dato forse più significativo è che nessun leader è riuscito a trasformare la posizione di testa in controllo. Ogni giorno ha presentato insidie nuove: dune, navigazione, forature, scelte di linea. In questo contesto, la capacità di adattamento ha contato più della pura velocità.

Nasser Al-Attiyah: l’esperienza come arma principale

Al-Attiyah arriva al giorno di riposo da leader, ma con la consapevolezza che il vantaggio è fragile. Le sue parole sono emblematiche: “Non c’è una strategia per la seconda settimana. Bisogna andare giorno per giorno e evitare problemi”.

Il qatariota, cinque volte vincitore del Dakar, costruisce ancora una volta la sua candidatura al successo sulla sabbia. Tutti i suoi trionfi sono arrivati su edizioni in cui le dune hanno avuto un peso specifico elevato, e la tappa 6 ha confermato che, in quel contesto, il suo livello resta un riferimento.

La Dacia, inoltre, si sta dimostrando una vettura particolarmente efficace sulle sabbie profonde, con un comportamento prevedibile e una trazione molto costante. Un vantaggio che potrebbe crescere nella seconda settimana, caratterizzata da speciali oltre i 300 chilometri in terreno prevalentemente arenoso.

Henk Lategan: la solidità Toyota contro il fattore dune

Lategan ha perso la leadership proprio nella tappa più “al-attiyahiana” del rally. Le sue dichiarazioni dopo l’arrivo parlano chiaro: ritmo simile nella prima parte, poi qualche errore di linea nelle dune.

Il sudafricano resta però in una posizione ideale. È secondo, ha una buona posizione di partenza per la tappa successiva e dispone di una Toyota Hilux che continua a essere uno dei riferimenti per affidabilità complessiva. Vice-campione nel 2025, Lategan ha già dimostrato di saper reggere la pressione di un Dakar combattuto fino all’ultimo.

Il vero interrogativo riguarda la sua capacità di limitare i danni nelle tappe di dune lunghe, terreno in cui Al-Attiyah fa storicamente la differenza.

Ford Raptor: forza numerica e strategia possibile

Nani Roma, Carlos Sainz e Mattias Ekström occupano tre delle prime cinque posizioni, con distacchi ridottissimi tra loro. È una situazione ideale per il costruttore americano, che potrebbe, teoricamente, iniziare a giocare di squadra.

Tuttavia, le differenze sono talmente ridotte che qualsiasi ordine di scuderia sarebbe oggi prematuro. Roma è a 9m13s, Sainz a 11m49s, Ekström a 12m11s: tre minuti, nel Dakar, non sono nulla.

Resta però il tema dell’affidabilità nelle tappe più dure. L’esempio di Guthrie, che ha perso 44 minuti nella tappa 4, dimostra come il Raptor, pur velocissimo, possa soffrire situazioni limite.

Sébastien Loeb: l’eterna incognita

Loeb è sesto, a 17m36s, ma la sua crescita nella tappa 6 è stata significativa. Secondo di giornata, ha contribuito alla doppietta Dacia e ha mostrato che, se tutto funziona, il passo c’è.

Il problema, ancora una volta, è la continuità. In dieci partecipazioni, Loeb non è mai riuscito a vincere il Dakar, sempre fermato da problemi meccanici, incidenti o errori. Mai come quest’anno, però, il contesto potrebbe aiutarlo: distacchi ridotti, vettura competitiva, possibilità di non dover forzare ogni giorno.

Una seconda settimana senza certezze

Con sette tappe ancora da disputare e distacchi minimi, il Dakar 2026 si avvia verso una seconda metà che sarà probabilmente decisa da esclusioni progressive più che da attacchi diretti. Chi perderà il treno, difficilmente potrà rientrare.

Nella Top 4 ci sono tre ex vincitori del Dakar, ma anche un possibile primo trionfatore come Lategan. La Ford ha la forza numerica per giocare di squadra, la Dacia ha l’uomo più esperto e la vettura più efficace sulle dune, la Toyota continua a essere la più solida nel complesso.

Il pronostico, oggi, non può che essere prudente. Al-Attiyah è il favorito, per esperienza e terreno, ma con soli 6m10s di vantaggio in un Dakar così equilibrato, ogni previsione resta fragile.

Una cosa, però, è già certa: questa Dakar 2026, dopo una sola settimana, ha già riscritto i parametri dell’equilibrio nel rally raid moderno. E il meglio, con ogni probabilità, deve ancora arrivare.

Tappa 6 – Ha’il – Riyadh (Km 325,88)

La sesta tappa della Dakar, da Hail a Riyadh per 325,88 chilometri, ha confermato ancora una volta quanto questa edizione sia incerta e combattuta, capace di stravolgere gli equilibri giorno dopo giorno e di mantenere la classifica generale apertissima a qualsiasi scenario. Una speciale tecnica e selettiva che ha messo alla prova uomini e mezzi, regalando nuovi colpi di scena e cambiamenti importanti al vertice.

A prendersi la scena è stato il qatariota Nasser Al-Attiyah, navigato da Fabian Lurquin, che al volante della Dacia Sandrider ha firmato lo scratch di giornata. Per il campione qatariota si tratta del primo successo di tappa in questa Dakar, un risultato pesante che gli consente di salire anche al comando della classifica generale. Un successo che assume un valore ancora maggiore se si guarda alla storia: con questa vittoria Al-Attiyah centra infatti il record di 19 anni consecutivi alla Dakar con almeno uno scratch all’attivo, confermandosi uno dei protagonisti assoluti di sempre del rally raid più duro al mondo.

Alle sue spalle ha chiuso il compagno di squadra Sébastien Loeb, affiancato da Edouard Boulanger. Il nove volte campione del mondo WRC ha mantenuto un ritmo molto elevato per tutta la speciale, ma ha dovuto cedere 2’58’’ al qatariota al traguardo. Il terzo miglior tempo è stato invece conquistato dall’americano Seth Quintero, autore di una prova solida e costante con la sua Toyota Hilux, che ha accusato un ritardo di 3’19’’. Subito dietro si sono piazzate altre due Toyota, con l’australiano Toby Price quarto a 4’19’’ e il portoghese João Ferreira quinto a 4’56’’, a conferma dell’elevata competitività delle Hilux su questo tipo di tracciato. Ottima anche la prestazione delle Ford Raptor T1+, che hanno portato Nani Roma al sesto posto di tappa con un distacco di 5’31’’, seguito dal compagno di squadra Carlos Sainz, settimo a 6’33’’, entrambi protagonisti di una prova in crescendo.

Continua intanto la positiva Dakar del francese Matthieu Serradori, ottavo con la Century CR7 a 7’06’’, capace di tenersi alle spalle per soli due secondi il sudafricano Guy Botterill, nono su Toyota a 7’08’’. A completare la top ten di giornata è stato il polacco Eryk Goczał, anche lui su Hilux, al termine di una speciale molto regolare. Fuori dai primi dieci si segnalano l’undicesimo tempo dell’americano Mitchell Guthrie, portacolori Ford, che ha chiuso a 8’43’’, seguito dal sudafricano Henk Lategan su Toyota a 9’27’’, dallo svedese Mattias Ekström su Ford Raptor a 9’50’’ e dai due equipaggi Dacia composti da Cristina Gutiérrez e Lucas Moraes, entrambi autori di una giornata senza errori ma condizionata dai distacchi accumulati nelle prime fasi di gara.

Grazie allo scratch odierno, la classifica generale vede ora Nasser Al-Attiyah al comando con 6’10’’ di vantaggio su Henk Lategan. In terza posizione sale Nani Roma, che porta la Ford sul podio provvisorio a 9’13’’. Lo spagnolo precede i due compagni di squadra Carlos Sainz, ora quarto a 11’49’’, e Mattias Ekström, quinto a 12’11’’. Scivola invece in sesta posizione Sébastien Loeb, che paga 17’36’’ dal leader e dovrà ora provare a recuperare nella seconda parte della gara. Completano la top ten della classifica assoluta Mitchell Guthrie, settimo a 21’49’’, Matthieu Serradori, ottavo a 23’29’’, Eryk Goczał, nono a 24’40’’, e Lucas Moraes, decimo a 26’46’’.

Ora la Dakar si ferma per la prima e unica giornata di riposo, un momento fondamentale per equipaggi e team per ricaricare le energie e preparare al meglio la seconda metà della competizione. La gara ripartirà domenica con la tappa 7 da Riyadh a Wadi Ad Dawasir, lunga 462 chilometri, che si preannuncia già decisiva nella lotta per la vittoria finale.

Tappa 5 – AlUla – Hail (Km 370,63)

La seconda parte della Marathon, da AlUla a Hail per 370,63 chilometri, sorride a Ford, che piazza tre vetture nella top 3 di giornata, una delle quali privata, e ben sei nei primi sette della classifica assoluta di tappa, sfiorando un record storico. A conquistare lo scratch è l’americano Mitch Guthrie, protagonista di un intenso duello con il compagno di squadra Nani Roma, entrambi alla guida della Raptor T1+. Guthrie precede lo spagnolo di 1’06’’, ma Roma paga una penalità di 1’10’’, che gli nega la vittoria di tappa nonostante una prestazione brillante.

Continua la Dakar positiva del ceco Martin Prokop, terzo a 2’14’’ dal vincitore, mentre il brasiliano Lucas Moraes si piazza quarto sulla sua Dacia Sandrider, confermando la competitività del marchio. Denis Krotov, russo naturalizzato kazako, chiude quinto a 5’12’’ su un’altra Raptor, seguito dallo svedese Mattias Ekström a 5’21’’, che precede di appena 2 secondi il compagno di squadra Carlos Sainz, penalizzato di 1 minuto in questa prova. Il portoghese João Ferreira conquista l’ottava piazza, primo tra i piloti Toyota Hilux, mentre il francese Simon Vitse, nono, si prende il primato tra i T1.2. La top 10 si chiude con il sudafricano Guy Botterill su Hilux Evo ’26. Tra gli altri big, Seth Quintero chiude 11° a 9’08’’, Sébastien Loeb 12° a 10’41’’, Cristina Gutiérrez 14ª, e Nasser Al-Attiyah 16° a 12’05’’. Il leader della gara, Henk Lategan, pur partendo primo, limita i danni chiudendo 17° a 12’43’’ di ritardo, mantenendo comunque salda la leadership.

In classifica generale, Lategan resta primo con 3’17’’ di vantaggio su Al-Attiyah, che però ha una penalità di 2 minuti; senza di essa il distacco sarebbe di 1’17’’. Al terzo posto troviamo Mattias Ekström, primo dei piloti Ford, a 5’38’’. Ford domina anche la quarta posizione con Nani Roma, quinto è Carlos Sainz, mentre il vincitore di tappa Guthrie è sesto. La rimonta di Prokop lo porta a chiudere la top 10 generale, confermando la solidità della sua Dakar.

Tappa 4 – AlUla – AlUla (Km 451,37)

La Tappa 4 della Dakar 2026, prima parte della temuta Marathon, si è trasformata nel palcoscenico ideale per l’esplosione definitiva di Henk Lategan. I 451,37 chilometri da AlUla ad AlUla hanno segnato una svolta netta nella corsa al successo finale: dopo tre giornate all’insegna dell’equilibrio, il sudafricano ha deciso di alzare il ritmo e dominare dal primo all’ultimo chilometro. Al volante della Toyota GR Hilux EVO’26, Lategan è partito immediatamente in modalità full attack, sfruttando al meglio una posizione di partenza favorevole e imponendo un passo insostenibile per tutti. Il risultato è stato lo scratch di giornata e il secondo successo di tappa per Toyota in questa edizione.

L’unico a provare a contenere l’assalto del sudafricano è stato Nasser Al-Attiyah, che con la Dacia Sandrider ha chiuso secondo, ma con un distacco comunque pesante di 7’03’’. Alle loro spalle il vuoto: Marek Goczal ha conquistato uno splendido terzo posto a 14’15’’, precedendo il figlio Eryk, quarto a 17’36’’. Sesta posizione per Michal Goczal, fratello di Marek, a 19’56’’, in una giornata storica per l’Energylandia Rally Team, che piazza tutte e tre le Hilux Overdrive Evo nelle prime posizioni. Tra i Goczal si è inserito Sébastien Loeb, quinto con la seconda Dacia Sandrider. Il nove volte campione del mondo WRC, dopo un buon avvio, ha però perso terreno nella parte finale della speciale, chiudendo a 17’54’’ dalla vetta.

Toyota può sorridere anche per il settimo posto di Toby Price, davanti alla Century CR7 T1+ di Brian Baragwanath. Saood Variawa ha portato un’altra Hilux del Toyota Gazoo Racing SA in nona posizione, precedendo la Century ufficiale del francese Mathieu Serradori. Fuori dalla Top 10 restano diversi nomi pesanti. Seth Quintero è 11° a oltre 22 minuti dal compagno di squadra vincitore, seguito dalle Ford Raptor T1+ ufficiali, penalizzate anche dalla posizione di partenza: Mattias Ekström 12°, Carlos Sainz 13° e Nani Roma 15°. Giornata complicata anche per João Ferreira, solo 17°. Ancora più difficile la prova per due piloti Dacia: Cristina Gutiérrez ha chiuso 19ª a 34 minuti, mentre il campione del mondo W2RC Lucas Moraes è precipitato al 21° posto a quasi 36 minuti. Giornata nera anche per Mitch Guthrie: dopo la vittoria di tappa di ieri, l’americano non è andato oltre il 23° posto, con 43 minuti di ritardo.

Al chilometro 234 è arrivato il primo grande colpo di scena della Dakar 2026 Auto: Yazeed Al Rajhi, vincitore dell’edizione precedente, è stato costretto al ritiro dopo la rottura del braccetto dello sterzo, dicendo addio a ogni ambizione di podio. Problemi anche per Guillaume De Mevius, fermo al km 122 con la sua Mini John Cooper Works T1+ quando era quinto.

Grazie al successo odierno, Henk Lategan (Toyota) balza al comando della classifica generale con 3’55’’ di vantaggio su Nasser Al-Attiyah. Terzo è Mattias Ekström (Ford) a 13 minuti, seguito da Carlos Sainz (Ford) a 15’. Ottimo quinto posto per Mathieu Serradori con la Century. Sesta posizione per Saood Variawa (Toyota) a 18’19’’, settimo Nani Roma (Ford) a 18’36’’. Sébastien Loeb (Dacia) è ottavo a quasi 20 minuti dalla vetta, mentre la Top 10 è completata da Eryk Goczal (Toyota) a 21’22’’ e da Cristina Gutiérrez (Dacia), decima a 25’18’’. La Dakar 2026 entra così nel vivo: con la Marathon appena iniziata, Lategan ha lanciato un messaggio chiarissimo a tutti i rivali.

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Interviste dopo la Tappa 3

Sébastien Loeb – Era la foto stampata in 3D della frustrazione dopo una tappa in cui le forature si sono susseguite, con settori estremamente rocciosi che hanno messo in grande difficoltà gli equipaggi. Loeb ha perso molto tempo nella giornata odierna, chiudendo soltanto 24° tra le vetture Ultimate. Anche questa è stata una tappa di pura gestione, come già accaduto ieri, ma la fortuna ha voltato le spalle al pilota francese: “In realtà, questa tappa non è adatta alle nostre vetture. Abbiamo guidato al 20% delle nostre possibilità solo per evitare le forature. E nonostante questo, abbiamo forato lo stesso: io ho bucato due pneumatici dopo 100 chilometri. Ieri, al contrario, non avevo avuto nessuna foratura. Oggi sono partito con lo stesso approccio, prestando attenzione a tutto. Ma una foratura non si può prevedere, accade all’improvviso e poi, con due pneumatici forati e ancora 300 chilometri da percorrere, non avevo più ruote di scorta, quindi abbiamo finito per procedere a un ritmo molto lento. Abbiamo disputato tutta la speciale in questo modo, ed è andata così. Anche Nasser Al-Attiyah ha perso tempo — credo un po’ meno di me, ma comunque dovrebbe guadagnarmi circa tre minuti. In effetti si vedono vetture arrivare al traguardo con pneumatici forati, segno che non avevano più scorte a disposizione. Per questo sì, è stato davvero molto complicato. Sono già contento di essere arrivato in fondo, perché c’è stato un momento in cui non ero nemmeno più convinto che ci saremmo riusciti”.

Nasser Al-Attiyah – Si è detto relativamente soddisfatto per essere riuscito a superare la tappa 3 della Dakar 2026. Una giornata estremamente dura, segnata da numerose forature, che ha costretto il qatariota a gestire con maggiore cautela il ritmo. L’obiettivo principale era arrivare al traguardo e attendere le prossime tappe, caratterizzate da una maggiore presenza di sabbia: “Oggi è stato molto complicato. Abbiamo avuto due forature e non è stato affatto facile. Abbiamo rallentato negli ultimi 100 chilometri perché la cosa più importante era sopravvivere e portare a termine la tappa. Non è una giornata semplice, come ho detto. Questo è valso solo per oggi e per ieri; in questi giorni l’obiettivo era semplicemente sopravvivere. Detto questo, sono abbastanza soddisfatto. Non abbiamo perso molto tempo e domani dovrebbe essere una buona giornata. C’è ancora molta strada da fare. Il percorso davanti a noi è ancora molto lungo”.

Mattias Ekström – Al comando della tappa 3 della Dakar per diversi chilometri, ha poi perso alcune posizioni proprio nel finale. Un aspetto che non gli ha comunque impedito di compiere un significativo balzo nella classifica generale, risalendo dall’ottavo al terzo posto. Di conseguenza, lo svedese si è detto soddisfatto del risultato di giornata, condizionato da una grande quantità di polvere. A fare la differenza, in positivo, è stata l’assenza di forature, fattore che ha favorito in modo determinante la sua progressione: “È stata una tappa con molte pietre, ma anche con tantissima polvere sollevata dalle altre auto, il che ha reso tutto piuttosto difficile. Credo che abbiamo passato praticamente l’intera giornata a guidare nella polvere, quindi è molto complicato valutare il ritmo. Abbiamo visto alcuni altri piloti fermi per problemi di forature, perciò è stata una tappa tipica di grande stress per le vetture. Oggi è andata bene. Ieri ho avuto tre forature, oggi nessuna. Abbiamo vissuto una giornata piuttosto pulita, a parte la polvere, e siamo soddisfatti di essere tornati qui al traguardo. Sento che abbiamo fatto il nostro meglio. Non si sa mai esattamente quanto velocemente bisogna andare o fino a che punto sia necessario attaccare, ma abbiamo fatto il massimo possibile e siamo qui — ed è questo l’aspetto più importante”.

Brock Heger – Ha vinto la tappa 3 nella categoria SSV e ha conquistato la leadership della classifica generale di categoria, con Gonçalo Guerreiro molto vicino. Heger ha disputato una giornata eccellente e, nonostante una foratura nel finale, è riuscito a imporsi nella tappa con un ampio margine su Guerreiro. In una giornata quasi perfetta, le parole del pilota non potevano che essere positive: “Sì, oggi è stata una giornata davvero molto buona. Sono estremamente soddisfatto. Abbiamo avuto una foratura verso la fine, ed è stato un peccato — stavo cercando almeno di completare una tappa senza forature — ma, nel complesso, il mio Polaris è stato impeccabile per tutta la giornata. Siamo partiti circa quinti nella nostra categoria e siamo arrivati al comando. E sì, abbiamo cercato costantemente di raggiungere le vetture della T3. C’è stata molta polvere e tante pietre, soprattutto nella parte finale. Ma, nel complesso, il Polaris è stato veloce. Sono entusiasta in vista della tappa marathon. L’anno scorso era ovviamente il mio primo anno e abbiamo disputato una maratona davvero molto buona, con un ottimo tempo, che ci ha portato al comando all’inizio della settimana. Perciò sì, ho aspettative alte. Non vedo l’ora di dormire in tenda e razionare il cibo”.

João Ferreira – Non è stata una giornata facile. L’equipaggio portoghese ha perso molto tempo nella impegnativa tappa 3 della Dakar, in cui le forature hanno complicato la gara di numerose squadre. Al termine della speciale non sono mancate le lamentele, con diverse vetture arrivate al traguardo con pneumatici danneggiati, a testimonianza della durezza estrema della giornata. Dal lato di Ferreira resta comunque la soddisfazione di essere riusciti a concludere la tappa, nonostante il pesante ritardo accumulato: “È stata una giornata poco riuscita, nella quale non siamo mai riusciti a trovare il ritmo giusto”, ha spiegato João Ferreira al termine della tappa. “Abbiamo perso diverso tempo a causa delle forature e della gestione degli pneumatici fino al finale e, in una Dakar così competitiva, questo si riflette immediatamente in classifica. Nonostante tutto, siamo riusciti a evitare problemi più gravi e a portare la vettura al traguardo, e anche questo fa parte della gestione della gara.”

Tappa 3 Al Ula – Al Ula

Indicata alla vigilia come una delle frazioni più dure per pneumatici e meccanica, la terza tappa della Dakar, la AlUla–AlUla di 420,65 chilometri, non ha tradito le attese. Una giornata durissima che ha completamente riscritto la classifica generale, consegnando a Ford un ruolo da assoluta protagonista.

A dominare la speciale è stata infatti la Ford, capace di piazzare ben sei Raptor T1+ nei primi dieci posti della classifica di giornata. A firmare lo scratch è stato l’americano Mitchell Guthrie, navigato da Kellon Walch, che ha sfruttato al meglio la 23ª posizione di partenza. Una guida attenta e intelligente ha permesso a Guthrie di conquistare la vittoria di tappa, precedendo di 2’27’’ il ceco Martin Prokop, autore di una grande prestazione con la sua Raptor privata in configurazione 2025.

Terzo tempo per il sudafricano Guy Botterill, al volante della Toyota Hilux Evo ‘26, che paga 5’23’’ dal vincitore. Alle sue spalle il miglior portacolori Dacia, il brasiliano Lucas Moraes, anch’egli a 5’23’’, seguito dalla compagna di squadra Cristina Gutiérrez: per la spagnola un ottimo quinto posto a 5’57’’, risultato di grande valore su una tappa così selettiva. La forza del team Ford emerge anche nelle posizioni successive: Nani Roma è sesto a 7’20’’, mentre Carlos Sainz chiude settimo con 7’31’’ di ritardo. Ottima prova anche per il francese Mathieu Serradori, ottavo con la Century CR7 a 7’32’’, davanti ad altre due Raptor: quella dello svedese Mattias Ekström, nona a 7’36’’, e quella del kirghiso Denis Krotov, decima.

Giornata decisamente negativa per molti big. Il vincitore dell’edizione 2025 Yazeed Al-Rajhi perde oltre 16’50’’, mentre il sudafricano Saood Variawa è costretto al ritiro. In difficoltà anche le Dacia ufficiali: Nasser Al-Attiyah chiude solo 19° a 22’11’’, mentre Sébastien Loeb, rallentato da due forature e costretto a gestire la corsa per evitare ulteriori problemi, perde 25’25’’. Ancora peggio va a Guillaume de Mévius e Seth Quintero, entrambi con oltre un’ora di ritardo.

La tappa di AlUla riscrive anche la classifica generale, che ora vede cinque Ford Raptor nelle prime cinque posizioni. Al comando sale Mitchell Guthrie, che guida con 26’’ di vantaggio su Martin Prokop e 1’08’’ su Mattias Ekström. Quarto posto per Carlos Sainz a 3’34’’, seguito da Nani Roma, quinto a 4’02’’. In sesta posizione troviamo il miglior Dacia, Lucas Moraes, a 5’16’’, davanti a Cristina Gutiérrez, settima a 5’59’’. Completano la top ten Mathieu Serradori (8° a 9’06’’), Saood Variawa (9° a 10’57’’) e Nasser Al-Attiyah, che scivola dal primo al decimo posto con 11’39’’ di ritardo. Tra gli altri big: Henk Lategan è undicesimo a 14’47’’, Sébastien Loeb dodicesimo a 16’50’’, mentre Yazeed Al-Rajhi precipita in 19ª posizione a 29’56’’. Crollo verticale per Seth Quintero, che dal terzo posto occupato ieri scende in 27ª posizione, con oltre un’ora di distacco dalla vetta.

Tappa 2 Yambu – Al Ula

La seconda tappa della Dakar, da Yanbu ad Alula per un totale di 399,44 chilometri, sorride decisamente allo squadrone Toyota, che piazza addirittura cinque vetture nelle prime cinque posizioni della classifica di giornata.

A firmare lo scratch è l’americano Seth Quintero, navigato da Andrew Short, al volante della Toyota Hilux Evo ’26. Quintero completa la prova in 3h57’16’’, alla media di 101 km/h, imponendo un ritmo impressionante sugli avversari. Alle sue spalle chiude il compagno di squadra, il sudafricano Henk Lategan con Brett Cumming, staccato di 1’43’’. Terza posizione per il campione in carica della Dakar e vincitore dell’edizione 2025, il saudita e padrone di casa Yazeed Al-Rajhi, che paga 1’56’’ dal vincitore. Ottima la prestazione dell’australiano Toby Price, quarto a 4’36’’, seguito dal portoghese João Ferreira, quinto con la Hilux IMT Evo, a 4’56’’ di ritardo.

Da applausi la prova del francese Simon Vitse, sesto al traguardo con la MD Rallye Sport Optimus e primo tra le T1.2. Vitse precede il connazionale Sébastien Loeb, migliore tra i piloti del team Dacia, settimo a 6’07’’ da Quintero. Ottava posizione per Nasser Al-Attiyah, anche lui al volante della Dacia Sandrider e compagno di squadra di Loeb. La top ten di tappa viene completata da altre due Toyota: Michal Goczal, nono, e Saood Variawa, decimo. Giornata complicata invece per il team Ford: il migliore è Mattias Ekström, tredicesimo, mentre Carlos Sainz chiude solo sedicesimo, entrambi penalizzati da alcune forature. Dopo la vittoria nella tappa inaugurale, Guillaume de Mevius deve accontentarsi del dodicesimo tempo.

In classifica generale passa al comando Nasser Al-Attiyah: il qatariota guida la Dakar con soli 7 secondi di vantaggio su Seth Quintero e 1’09’’ sul belga Guillaume de Mevius, terzo. Quarta posizione per Henk Lategan a 1’28’’, mentre Sébastien Loeb è quinto a 1’57’’ dal compagno di squadra. Tra gli altri big, Ekström è attualmente ottavo a 4’04’’, Carlos Sainz decimo a 6’35’’, Nani Roma undicesimo a 7’14’’. Più attardato Yazeed Al-Rajhi, vincitore dell’edizione 2024, che occupa la 23ª posizione con un ritardo di 23’37’’. La Dakar prosegue domani con la terza tappa, un anello da Alula – Alula lungo 422 chilometri, che promette nuove battaglie e ulteriori colpi di scena.

Tappa 1 Yambu-Yambu

La prima tappa della Dakar ha subito chiarito che anche quest’anno nulla sarà scontato. Da AlUla a Yanbu, con 305 chilometri di prova speciale, la corsa più dura del mondo ha messo immediatamente alla prova equipaggi, strategie e nervi, regalando un risultato dal forte valore sportivo e umano.

A firmare il primo successo di tappa è stato l’equipaggio Guillaume de Mévius–Mathieu Baumel sulla Mini, un trionfo che va ben oltre il semplice dato cronometrico. Per i due si tratta infatti di una vittoria dal sapore speciale: avevano già conquistato una speciale insieme nel 2024, lungo il cammino che li portò fino al secondo posto assoluto, ma nulla lasciava presagire che sarebbero tornati a correre fianco a fianco. L’incidente che è costata l’amputazione di parte della gamba destra a Baumel aveva messo seriamente in dubbio il futuro sportivo del navigatore francese. Ritrovarsi oggi sul gradino più alto del podio, alla prima tappa della Dakar, rappresenta una vera e propria rinascita.

Alle loro spalle, a 40 secondi, si è inserito Nasser Al Attiyah, sempre puntuale quando si tratta di interpretare le prime giornate di gara. Il qatariota della Dacia ha impostato una tappa solida e senza sbavature, confermando di essere fin da subito uno degli uomini da battere nella corsa alla vittoria finale.

Più amaro l’epilogo per Mattias Ekström. Vincitore del prologo, lo svedese con il Ford Raptor ha a lungo tenuto in pugno la speciale, salvo poi scivolare al quarto posto finale, a 1’38” dalla Mini vincente. Un risultato comunque incoraggiante, ma che dimostra quanto alla Dakar basti poco per perdere terreno.

A completare il podio di giornata è stato il ceco Martin Prokop, alla sua undicesima Dakar, ora al volante di un Ford Raptor preparato dalla propria struttura privata. L’ex pilota WRC, già quinto assoluto nel 2024, ha mostrato un passo ancora più maturo e costante, segnale evidente di un ulteriore salto di qualità.

Giornata di gestione per Sébastien Loeb, rallentato da due forature nelle fasi iniziali della speciale. Il tempo perso – circa tre minuti – lo ha relegato al decimo posto, ma il francese guarda già avanti: la posizione in classifica lo mette nelle condizioni ideali per attaccare nella tappa successiva.

Decisamente più complicato l’esordio per il campione in carica Yazeed Al Rajhi. Il saudita ha chiuso la speciale con un ritardo di quasi 29 minuti da De Mévius, aggravato da due penalità per un totale di 16 minuti: una per aver mancato un waypoint e l’altra per eccesso di velocità. Un avvio in salita che lo costringerà a inseguire fin dalle prime giornate.

La prima tappa della Dakar, come spesso accade, ha già lanciato messaggi chiari: il livello è altissimo, gli errori si pagano subito e, soprattutto, dietro ogni risultato c’è sempre un grande lavoro di squadra. E se questo è solo l’inizio, la strada verso il traguardo finale promette di essere, ancora una volta, durissima.

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Prologo Yambu-Yambu

Con il prologo di Yanbu si è alzato ufficialmente il sipario sulla Dakar 2026, come da tradizione attraverso una tappa breve ma tutt’altro che banale, concepita più per misurare equilibri e sensazioni iniziali che per incidere in modo determinante sulla classifica generale. Ventidue chilometri appena, ma sufficienti per restituire una prima fotografia tecnica e sportiva di un’edizione che si preannuncia estremamente combattuta, soprattutto ai vertici della categoria Auto. Il tracciato, disegnato per buona parte all’interno di un canyon naturale nei dintorni di Yanbu, ha offerto un fondo prevalentemente sterrato, compatto e scorrevole, interrotto solo marginalmente da tratti sabbiosi e da qualche breve sezione di dune. Un contesto ideale per testare l’assetto dei prototipi T1+ e per permettere ai piloti di ritrovare immediatamente ritmo e precisione, senza esporsi a rischi eccessivi in una fase ancora embrionale della corsa. In questo scenario, la differenza l’ha fatta soprattutto la pulizia di guida, unita alla capacità di leggere correttamente le traiettorie in uno spazio spesso stretto e ingannevole.

A interpretare meglio di tutti il prologo è stato Mattias Ekström. Lo svedese, al volante della Ford Raptor T1+, ha confermato la propria attitudine per questo tipo di esercizi, replicando quanto già mostrato nell’edizione 2023. Il suo miglior tempo non rappresenta soltanto una prestazione cronometrica di rilievo, ma anche un segnale chiaro sulla competitività del progetto Ford, apparso fin da subito equilibrato e affidabile. Alle sue spalle, racchiusi in appena sette secondi, si sono inseriti Mitch Guthrie, compagno di squadra di Ekström, e Guillaume de Mevius su Mini, a sottolineare come il margine tra i top team sia al momento estremamente ridotto. Il quarto tempo porta la firma di Nasser Al-Attiyah, staccato di soli otto secondi. Il qatariota, plurivincitore della Dakar, ha vissuto a Yanbu il suo debutto ufficiale alla Dakar con i colori Dacia, al volante della Sandrider già “assaggiata” sul finire della stagione 2025. Una prova solida, priva di sbavature, che lascia intendere come l’obiettivo primario sia quello di costruire la gara giorno dopo giorno, senza forzare oltre il necessario nelle primissime battute. In quinta posizione si è invece classificatoYazeed Al-Rajhi, vincitore dell’ultima edizione, che ha pagato tredici secondi da Ekström ma si è confermato il migliore tra i piloti Toyota, risultato condiviso anche dal giovane Seth Quintero.

Da segnalare la prestazione di Eryk Goczał, settimo con una Toyota Hilux privata, a soli quattordici secondi dalla vetta: un risultato che testimonia come, almeno in questa fase iniziale, anche strutture non ufficiali possano inserirsi con autorevolezza nella lotta per le posizioni di vertice. Carlos Sainz, anche lui su Ford, e Mathieu Serradori con la Century CR7 hanno fatto segnare lo stesso tempo, chiudendo entrambi a quindici secondi da Ekström, mentre Nani Roma ha adottato un approccio più prudente, portando la sua Ford Raptor al decimo posto con un distacco di diciassette secondi. Più attardato del previsto Sébastien Loeb, diciassettesimo a trentatré secondi: una prestazione che non allarma, ma che evidenzia una fase di adattamento ancora in corso tra il nove volte campione del mondo rally e la Dacia Sandrider. Da registrare infine il debutto alla Dakar di Jourdan Serderidis, ventisettesimo su Ford Raptor, in una prova completata senza errori, obiettivo prioritario per chi affronta per la prima volta la maratona saudita.

In seguito, come da regolamento, i primi dieci classificati hanno avuto la possibilità di scegliere la propria posizione di partenza per la tappa inaugurale vera e propria, la Yanbu–Yanbu di 305 chilometri. Una decisione strategica già rilevante, perché la speciale di domani inizierà a mettere sul piatto navigazione, gestione delle gomme e resistenza meccanica. Il prologo ha dunque assolto perfettamente al suo compito: non ha deciso nulla, ma ha detto molto. E alla Dakar, spesso, è già abbastanza.

De Mevius
De Mevius-Baumel in azione (foto ASO/Lopez)

Piloti e team al via della gara

Il Rally Dakar 2026 conta 317 veicoli autorizzati a competere, per un totale di 564 piloti e navigatori provenienti da 49 Paesi, al termine delle verifiche amministrative e tecniche svolte a Gedda. La competizione prenderà il via questo sabato con il prologo che aprirà ufficialmente la 48ª edizione del rally.

Distribuzione per categorie – La categoria delle motociclette riunisce 115 partecipanti, suddivisi tra 15 della classe Rally GP e 100 della Rally 2, inclusi 26 iscritti alla sottoclasse “Original by Motul”. Nel settore automobilistico sono al via 72 vetture nella classe Ultimate, 7 nella Stock, 37 nella Challenger, 41 SSV e 45 camion nella categoria dei mezzi pesanti.

Dakar Classic – Sul fronte storico, la 6ª edizione del Dakar Classic vedrà la partecipazione di 97 veicoli — 75 automobili e 22 camion — e 214 concorrenti, impegnati in una prova di regolarità su percorsi dedicati.

Nuove sfide sostenibili – L’iniziativa Mission 1000, riservata ai veicoli a propulsione alternativa, comprende 7 partecipanti: sei motociclette e un camion. Il programma Saudi Next Gen, invece, ha selezionato cinque team SSV per l’accademia dedicata ai giovani talenti locali. Complessivamente, il bivacco del Dakar 2026 riunisce 787 persone e 421 veicoli iscritti in tutte le categorie del rally, esclusi i partecipanti al Saudi Next Gen.

La Francia guida la partecipazione per nazionalità – La Francia è il Paese più rappresentato, con 188 partecipanti, seguita da Spagna (106) e Italia (68), che completa il podio delle nazionalità con il maggior numero di concorrenti.

Prima prova del W2RC 2026 – L’edizione 2026 del Dakar segna anche l’inizio della stagione del Campionato del mondo FIA-FIM di Rally-Raid (W2RC), con 182 veicoli e 253 piloti iscritti: 109 moto (9 Rally GP e 100 Rally 2) e 71 auto (34 Ultimate, 5 Stock, 18 Challenger e 14 SSV).

Come seguire la Dakar Rally 2026

Come da tradizione, la Dakar è accompagnata da una copertura mediatica globale di primo piano. I canali ufficiali dell’organizzazione sono operativi già da giorni con contenuti esclusivi, aggiornamenti dal bivacco e approfondimenti sugli equipaggi, mentre l’app ufficiale della Dakar 2026 si conferma uno strumento centrale per seguire la gara in tempo quasi reale, con tracciamenti GPS, classifiche dinamiche e contributi multimediali direttamente dal deserto.

In Italia la diretta di TuttoRally

Anche in Italia l’interesse per la Dakar resta elevato, nonostante ciò non è prevista alcuna diretta delle prove speciali, a parte quella di TuttoRally che pubblicherà aggiornamenti, foto e video. Per l’edizione 2026 non sono previste dirette televisive, ma la copertura resta comunque articolata e capillare, basata su sintesi giornaliere, highlights e speciali di approfondimento che saranno fatti anche da altri siti internet.

Il punto di riferimento televisivo principale è Sky Sport, che garantisce una sintesi quotidiana delle tappe, con immagini ufficiali, commenti tecnici e focus sui protagonisti. Una formula ormai consolidata, pensata per offrire una lettura chiara e ordinata di giornate di gara spesso lunghissime e frammentate.

Accanto a Sky, un ruolo centrale è svolto da Eurosport, disponibile sia sui canali lineari sia tramite la piattaforma Discovery+, che propone quotidianamente highlights estesi, servizi di analisi e riepiloghi completi delle tappe. Una copertura che mantiene un taglio internazionale e che consente di seguire con continuità l’evoluzione della corsa nelle varie categorie: auto, moto, truck e prototipi.

Streaming e piattaforme digitali

Dal punto di vista dello streaming, l’offerta è ampia e pensata per un pubblico sempre più mobile. Gli abbonati Sky possono seguire le sintesi giornaliere anche tramite Sky Go, mentre NOW consente l’accesso agli highlights per chi utilizza la piattaforma OTT. A completare il quadro ci sono i canali ufficiali della Dakar, in particolare YouTube e Facebook, che pubblicano quotidianamente clip, selezioni delle immagini più spettacolari e brevi contenuti narrativi direttamente dal percorso. Un flusso costante che non sostituisce la copertura televisiva tradizionale, ma la integra, offrendo uno sguardo più immediato e spesso più “grezzo” sulla gara.

Il formato della Dakar 2026

Dal punto di vista sportivo, la Dakar 2026 si presenta come un’edizione di ritorno all’essenziale. Il percorso si sviluppa dal 3 al 17 gennaio, con partenza e arrivo a Yanbu, per un totale di prologo più 13 tappe, intervallate dalla giornata di riposo del 10 gennaio a Riyadh.

I numeri sono, come sempre, imponenti:

  • 7.994 km complessivi per le auto e 7.906 km per le moto
  • 4.480 km di prove speciali per le auto e 4.748 km per le moto

Tra le principali novità regolamentari e di percorso spiccano l’assenza dell’Empty Quarter e l’abolizione della formula della “48 Ore”, introdotta nelle edizioni precedenti. Al loro posto, due tappe Marathon – previste tra il 7 e l’8 gennaio e tra il 13 e il 14 gennaio – in cui gli equipaggi dovranno gestire mezzi e strategie senza assistenza notturna, recuperando uno degli elementi storicamente più duri e selettivi della Dakar.

La struttura della gara è pensata per crescere progressivamente di difficoltà. Le prime tappe servono a definire le gerarchie e a scremare il gruppo, ma è nella seconda settimana, dopo il riposo di Riyadh, che la Dakar 2026 promette di diventare realmente decisiva. Speciali molto lunghe, gestione della fatica e affidabilità meccanica torneranno al centro della scena, premiando la completezza degli equipaggi più che la sola velocità pura.

Appuntamenti quotidiani con la Dakar 2026

  • 3 gennaio – Prologo, Yanbu
  • 4–6 gennaio – Tappe 1–3, prime selezioni
  • 7–8 gennaio – Tappe 4–5, Marathon 1 (senza assistenza)
  • 9 gennaio – Tappa 6, arrivo a Riyadh
  • 10 gennaio – Giornata di riposo
  • 11–12 gennaio – Tappe 7–8, speciali molto lunghe
  • 13–14 gennaio – Tappe 9–10, Marathon 2
  • 15–16 gennaio – Tappe 11–12, rientro verso Yanbu
  • 17 gennaio – Tappa 13, arrivo finale a Yanbu

17 Gennaio 2026/da Matteo Deriu
Tags: carlos sainz, dacia, dakar rally, nasser al-attiyah, sebastien loeb
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TuttoRally agosto 2026

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