Le Fiat Uno del Trofeo al Rallye Monte-Carlo
Dal 1988 al 1992 i protagonisti del monomarca si sfidarono sulle strade del Principato. Spesso ottenendo risultati di rilievo.
Il Rallye Monte-Carlo rappresenta da sempre l’obiettivo massimo, il sogno che accomuna ogni pilota, indipendentemente dall’esperienza o dal palmarès. Un traguardo che, per alcuni protagonisti del Trofeo Uno, divenne realtà grazie alla lungimiranza dei promotori della serie – con Giorgio Gastaldi in prima linea – che tra il 1988 e il 1992 offrirono ai migliori interpreti delle stagioni precedenti la possibilità di confrontarsi sulle leggendarie strade del Principato. Un’opportunità che, in più di un’occasione, portò anche risultati di assoluto rilievo.
Il battesimo monegasco delle Uno del Trofeo avvenne nel 1988, con cinque equipaggi al via della classica prova inaugurale del Mondiale. Pigì Deila e Luisa Zumelli abbandonarono la fidata 70 SX per salire sulla Uno Turbo di Alessandro Barchiesi, affiancati da Corredig-Candoni, Pellerino-Varaldo, Vicario-Zanatta e dai campioni in carica Massimiliano Musso e“Billy” Casazza. La gara fu selettiva: Vicario si fermò già al primo passaggio sul Turini, mentre gli altri raggiunsero il traguardo. Spiccò la prestazione di Pellerino, ventesimo assoluto, davanti a Deila, penalizzato da una toccata nelle battute finali che gli costò cinque posizioni quando viaggiava in diciottesima piazza. Musso concluse ventiseiesimo, Corredig trentaquattresimo.
L’anno successivo l’esperienza venne ripetuta con tre equipaggi: i campioni 1988 Luca Vicario e Dino Zanatta, “Giba” Bertolini con Claudio Cenci e la coppia formata da Roberto Marzari e Roberto Capellini. Bertolini si mise subito in difficoltà sul Burzet rimanendo bloccato nella neve; Marzari, partito dietro di lui, si fermò per prestare aiuto. Nonostante tutto, la prima tappa si chiuse per tutti attorno alla settantesima posizione assoluta. Nella seconda frazione Bertolini uscì definitivamente di scena a St. Jean-en-Royans dopo un violento impatto contro una roccia. Vicario e Marzari proseguirono stabilmente attorno alla top-50, con il primo che chiuse quarantasettesimo e il secondo subito alle sue spalle, penalizzato dalla rottura del differenziale sull’ultima speciale di Loda.
La terza partecipazione, nel 1990, vide protagonisti Antonio Stagno con Bruno Migliore, Franco Munari con Dino Zanatta e i fratelli Stefano e Walter Bizzarri. Le Uno Turbo correvano appesantite da 70 kg di zavorra per rispettare il peso minimo del Gruppo A e con una decina di cavalli in meno, sacrificati in favore dell’affidabilità. In un’edizione quasi priva di neve, gli italiani si misero in grande evidenza: Stagno conquistò un brillante ventesimo posto assoluto, mentre Munari, in lotta diretta con lui, scese al ventiduesimo per un problema alla scatola guida. Sfortunato Stefano Bizzarri, costretto al ritiro sul Burzet, prova d’apertura della seconda giornata.
Nel 1991 le Uno Turbo al via furono soltanto due, a causa del forfait dell’ultimo momento di Raul Marchisio per motivi di salute. In gara scesero Piero Longhi con Pietro Carraro e Danilo Ameglio con Massimo Marinotto. Entrambi gli equipaggi si mantennero a lungo attorno alla trentesima posizione assoluta, ma a metà rally Longhi dovette arrendersi dopo essere stato tradito da una lastra di ghiaccio. Ameglio proseguì invece la sua corsa: sfruttando anche le preziose indicazioni dei ricognitori Fiat, firmò tempi di valore assoluto, gravitò spesso intorno alla ventesima posizione e concluse ventisettesimo.
Il 1992 segnò l’ultimo capitolo della presenza delle Uno Turbo al Monte-Carlo, prima del passaggio alle Fiat Cinquecento Sporting. In gara Alessandro Battaglin con Pietro Carraro, Danilo Ameglio con Massimo Marinotto e Ludovico Fassitelli con Alessandro Ferranti. L’epilogo, però, fu negativo: nessuna vettura raggiunse il traguardo. Il bergamasco fu il primo a fermarsi, dopo aver già pagato un minuto e mezzo nella tappa di avvicinamento per la rottura del differenziale; la sua corsa terminò sulla PS4 del Col de Perty per un’uscita di strada. Ameglio e Battaglin si sfidarono a lungo attorno alla ventesima posizione, ma entrambi dovettero alzare bandiera bianca nel finale: il ligure per la rottura del cambio al Col de la Couillole, il veneto per il cedimento del portamozzo sulla successiva Col St. Raphael-Tourette.








