Fulvio Bacchelli, il simbolo del rally italiano
L’attività agonistica di Bacchelli inizia nei primi anni Settanta, quando è ancora molto giovane. Come molti piloti della sua generazione, muove i primi passi al volante di vetture relativamente semplici, come la Mini Cooper, per poi passare a modelli più potenti e impegnativi, tra cui alcune Porsche utilizzate soprattutto nelle competizioni in salita.
Fulvio Bacchelli, nato a Trieste il 27 febbraio 1951, appartiene a quella ristrettissima categoria di piloti italiani che, pur non avendo costruito una carriera lunghissima ai vertici del Campionato del mondo rally, sono riusciti a lasciare un segno profondo e duraturo nella storia della disciplina. Il suo nome è legato in modo indissolubile a una data e a una gara: il Rally di Nuova Zelanda del 1977, dove ottenne una vittoria che ancora oggi rappresenta uno dei risultati più prestigiosi mai conseguiti da un pilota italiano nel massimo contesto iridato. A quell’impresa si aggiunge l’ottavo posto finale nella Coppa FIA Piloti 1977, la prima classifica mondiale dedicata ai piloti prima dell’istituzione ufficiale del Campionato del mondo piloti, un piazzamento che certifica il valore complessivo della sua stagione.
Il panorama dei piloti italiani capaci di vincere almeno una prova del Campionato del mondo rally è estremamente limitato. Accanto a figure universalmente riconosciute come Miki Biasion, due volte campione del mondo e vincitore di diciassette gare iridate, e Sandro Munari, protagonista assoluto degli anni Settanta con sette successi, compaiono pochissimi altri nomi. Andrea Aghini, Franco Cunico, Tony Fassina, Raffaele Pinto e Piero Liatti hanno ciascuno conquistato una singola vittoria mondiale. Fulvio Bacchelli rientra in questo gruppo d’élite, e la sua affermazione in Nuova Zelanda assume un valore ancora maggiore se contestualizzata in un’epoca in cui la concorrenza internazionale era particolarmente agguerrita e il rally mondiale stava vivendo una fase di rapida evoluzione tecnica e sportiva.
L’attività agonistica di Bacchelli inizia nei primi anni Settanta, quando è ancora molto giovane. Come molti piloti della sua generazione, muove i primi passi al volante di vetture relativamente semplici, come la Mini Cooper, per poi passare a modelli più potenti e impegnativi, tra cui alcune Porsche utilizzate soprattutto nelle competizioni in salita. Queste esperienze iniziali gli permettono di affinare la sensibilità di guida e di sviluppare una notevole capacità di adattamento a contesti molto diversi tra loro. Tuttavia, è con le vetture Abarth che Bacchelli inizia a farsi notare con maggiore continuità, in particolare con la Fiat 124 Abarth Rally, un’auto che negli anni Settanta rappresenta uno dei riferimenti assoluti nel panorama rallistico europeo.
Il passaggio al contesto internazionale avviene in maniera progressiva e senza strappi. Nel 1973 Bacchelli prende parte alle prime gare valide per il Campionato del mondo rally, proprio con la Fiat 124 Abarth Rallye. Si tratta di un mezzo competitivo, ma non sempre all’altezza delle vetture ufficiali più evolute, soprattutto nelle gare più dure e lunghe del calendario iridato. Le stagioni 1973 e 1974 sono caratterizzate da risultati discontinui, con diversi ritiri e piazzamenti lontani dalle prime posizioni. Tuttavia, queste partecipazioni risultano fondamentali per accumulare esperienza in un contesto estremamente selettivo, dove la capacità di resistere alle lunghe distanze e alle condizioni più estreme rappresenta un fattore decisivo.
Il momento di massima espressione della carriera di Fulvio Bacchelli coincide con la stagione 1977. In quell’anno la Fiat è impegnata in un progetto sportivo di grande ambizione con la 131 Abarth Rally, una vettura sviluppata per competere ai massimi livelli del mondiale. Dotata di un motore due litri potente e affidabile, di un telaio robusto e di soluzioni tecniche avanzate per l’epoca, la 131 Abarth si dimostra una delle auto più complete della stagione, capace di adattarsi a fondi molto diversi. Non a caso, proprio nel 1977, Fiat conquisterà il titolo costruttori nel Campionato del mondo rally, battendo una concorrenza di altissimo livello.
Il quinto appuntamento del mondiale 1977 è il South Pacific Rally, noto come Rally di Nuova Zelanda, in programma tra l’1 e il 7 maggio. È una delle gare più impegnative del calendario, con un percorso di oltre 3.800 chilometri e condizioni spesso difficili, che mettono a dura prova sia i mezzi meccanici sia la resistenza degli equipaggi. Bacchelli, affiancato dal navigatore Francesco Rossetti, affronta la gara con grande lucidità e costanza. Fin dalle prime fasi si dimostra competitivo, riuscendo a mantenere un ritmo elevato senza commettere errori. La sua condotta di gara è esemplare: evita forzature inutili, gestisce al meglio la vettura e sfrutta l’affidabilità della 131 Abarth.
Il risultato finale è storico. Bacchelli vince il Rally di Nuova Zelanda, precedendo il finlandese Ari Vatanen su Ford Escort RS1800, uno dei piloti più veloci e spettacolari della sua generazione, e il compagno di squadra Markku Alén, anch’egli al volante della Fiat 131 Abarth. Per Bacchelli si tratta della prima e unica vittoria nel Campionato del mondo rally, ma anche di uno dei successi più significativi mai ottenuti da un pilota italiano in una gara iridata lontano dall’Europa.
La stagione 1977 non si esaurisce però con l’impresa neozelandese. Bacchelli ottiene un altro risultato di grande prestigio al Tour de Corse, una delle gare su asfalto più selettive del mondiale. In Francia, navigato da Bruno Scabini e sempre con la Fiat 131 Abarth, conquista un terzo posto assoluto, dimostrando di essere competitivo anche su fondi completamente diversi rispetto alle lunghe strade sterrate della Nuova Zelanda. Questo podio rafforza ulteriormente la sua reputazione come pilota completo, capace di adattarsi a condizioni tecniche e ambientali molto differenti.
Nel complesso della sua carriera iridata, Bacchelli prende parte a gare del Campionato del mondo rally tra il 1973 e il 1982. Le sue partecipazioni avvengono sia con squadre ufficiali sia con vetture private, a testimonianza di un percorso non sempre lineare, ma comunque di alto livello. Parallelamente all’attività nel mondiale, nel 1975 ottiene risultati rilevanti anche nel Campionato europeo rally con la Fiat 124 Abarth Rally, ampliando così la propria esperienza internazionale.
Nel 1978 Bacchelli è ancora presente in alcuni appuntamenti iridati. Tra questi spicca la partecipazione al Rally di Monte Carlo al volante della Lancia Stratos HF, una delle vetture più iconiche nella storia del rally, con Arnaldo Bernacchini come copilota. In quella occasione riesce a chiudere all’interno della top ten, un risultato di rilievo considerando la difficoltà della gara e il livello degli avversari.
Un aspetto spesso sottolineato dagli storici del rally riguarda la Coppa FIA Piloti del 1977. Quella classifica, antesignana del Campionato del mondo piloti che verrà istituito ufficialmente nel 1979, rappresenta il primo tentativo di attribuire un valore complessivo alle prestazioni dei piloti nell’arco dell’intera stagione. Bacchelli chiude quell’anno all’ottavo posto assoluto, un risultato che certifica non solo la vittoria in Nuova Zelanda, ma anche una serie di prestazioni solide e competitive nel corso della stagione.
La Fiat 131 Abarth Rally utilizzata da Bacchelli è oggi considerata una delle vetture simbolo del rally di fine anni Settanta. Sviluppata con un approccio fortemente orientato alla competizione, univa affidabilità e prestazioni in un equilibrio raro per l’epoca. Sotto la guida di piloti come Bacchelli, Alén e Simo Lampinen, la 131 Abarth dimostrò di poter competere ai massimi livelli su qualsiasi tipo di fondo, contribuendo in modo determinante ai successi sportivi della casa torinese.
La vittoria al Rally di Nuova Zelanda resta il punto più alto della carriera di Fulvio Bacchelli. Un risultato che assume un valore simbolico importante per il rally italiano, perché ottenuto in una delle gare più lontane e impegnative del mondiale, contro avversari di primissimo piano. Pur non avendo avuto una carriera lunga quanto quella di altri grandi nomi, Bacchelli è riuscito a entrare nella storia grazie a quell’impresa.
Negli anni successivi al ritiro dall’attività agonistica di alto livello, Bacchelli non si è allontanato completamente dal mondo dei motori. Ha continuato a partecipare a eventi storici e rievocativi, spesso al volante della Fiat 131 Abarth, mantenendo vivo il legame con una disciplina che ha segnato profondamente la sua vita sportiva. Oggi Fulvio Bacchelli rimane una figura emblematica del rally italiano: un pilota che, in un momento cruciale della storia del mondiale, seppe cogliere l’occasione giusta e trasformarla in un risultato destinato a rimanere nella memoria collettiva dello sport automobilistico.
| Fulvio Bacchelli nel WRC | Scuderia | Vettura | Punti | Posizione |
|---|---|---|---|---|
| 1973 | Fiat | Fiat 124 Abarth Rallye | – | Rit |
| 1974 | Fiat Rally / Fiat | Fiat 124 Abarth Rallye | 6 | Rit |
| 1975 | Fiat Rally | Fiat 124 Abarth Rallye | 4 | – |
| 1976 | Fiat Rally / Fiat SpA | Fiat 131 Abarth | 11 | Rit / Rit |
| 1977 | Fiat / Fiat Rallye Team / Fiat SpA | Fiat 131 Abarth | 17 | Rit / Rit / 1 / Rit / Rit / 3 |
| 1978 | Lancia Pirelli | Lancia Stratos HF | 10 | – |
| 1979 | – | Lancia Stratos HF | 0 | 88 |
| 1982 | Volta | Lancia 037 Rally | 0 | SQ |









