Dario Cerrato, il Campione di fine secolo
La carriera di Dario Cerrato si apre negli anni Settanta, periodo in cui il rally stava vivendo una fase di grande sviluppo tecnico e agonistico. Nel 1974 e nel 1975 partecipa al Campionato del mondo rally a bordo di un’Opel Ascona, senza ottenere punti, ma accumulando esperienza fondamentale per il futuro.
Dario Cerrato è una delle figure più rappresentative del rally italiano tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta. La sua carriera si sviluppa lungo un arco temporale complesso, segnato da profonde trasformazioni tecniche e regolamentari, che lo vedono protagonista in contesti molto diversi tra loro. La sua forza principale è sempre stata la capacità di adattamento: alle vetture, ai fondi, ai regolamenti e ai diversi livelli competitivi, dal campionato italiano alle gare valide per il Campionato del mondo. Cerrato ha saputo costruire risultati e credibilità senza mai apparire come un pilota estemporaneo, ma piuttosto come un professionista completo, metodico, capace di esprimere continuità di rendimento per oltre quindici anni ai massimi livelli.
L’esordio nel panorama internazionale avviene negli anni Settanta, in una fase storica in cui il rally sta progressivamente assumendo una dimensione più professionale. Nel 1974 e nel 1975 Cerrato partecipa ad alcune prove del Campionato del mondo rally al volante di una Opel Ascona. I risultati non portano punti iridati, ma rappresentano un passaggio fondamentale per l’apprendimento delle dinamiche delle gare lunghe, della gestione meccanica e del confronto con piloti di caratura internazionale. In quegli anni il rally richiede ancora una forte capacità di adattamento, con vetture meno sofisticate rispetto al futuro ma estremamente impegnative dal punto di vista della guida e dell’affidabilità.
Negli anni immediatamente successivi, Cerrato prosegue la propria crescita sportiva guidando la Opel Kadett GT/E in diverse competizioni internazionali. È un periodo di costruzione, nel quale il pilota piemontese affina le proprie qualità di precisione e di lettura della strada. Le vetture a disposizione non sono tra le più potenti del lotto, ma proprio questo contribuisce allo sviluppo di una guida pulita e ragionata, in cui il controllo del mezzo e la gestione delle traiettorie diventano elementi centrali. Il Rally di Sanremo rappresenta una delle tappe più significative di questa fase iniziale, grazie alle sue prove miste e tecnicamente complesse, che mettono alla prova sensibilità e capacità di adattamento.
L’ingresso negli anni Ottanta coincide con un progressivo salto di qualità. Nel 1981 Cerrato corre con la Fiat 131 Abarth, vettura che gli consente di ottenere i primi punti nel Campionato del mondo rally. Questo risultato certifica il passaggio da pilota emergente a concorrente competitivo, in grado di inserirsi stabilmente tra i protagonisti delle gare internazionali. Nei due anni successivi torna a collaborare con la Conrero Squadra Corse, guidando vetture Opel di alto livello come l’Ascona 400 e la Manta 400. In questa fase matura ulteriormente il rapporto con i navigatori e con i tecnici, elemento decisivo nelle competizioni di lunga durata e di elevata complessità strategica.
Il 1985 rappresenta un punto di svolta nella carriera di Cerrato. Con il supporto del Jolly Club, la storica scuderia privata legata a Lancia, passa alla Lancia Rally 037. La vettura, a motore posteriore e trazione posteriore, è una delle espressioni più raffinate della tecnologia rally dell’epoca, ma anche una delle più impegnative da guidare. Cerrato dimostra fin da subito una notevole capacità di interpretarne il comportamento, riuscendo a sfruttarne l’agilità e la leggerezza anche nelle condizioni più difficili. Il risultato è la conquista del Campionato Europeo Rally 1985, ottenuta grazie a una serie di vittorie e piazzamenti che mettono in evidenza costanza, velocità e gestione della gara.
Nello stesso anno arriva anche il titolo nel Campionato Italiano Rally, primo di una serie che si estenderà fino al 1991. Questo doppio successo sancisce definitivamente il ruolo di Cerrato come riferimento del rally italiano e come protagonista credibile anche a livello continentale. La sua capacità di guidare la 037, vettura delicata e potente, rafforza la reputazione di pilota estremamente tecnico, capace di adattarsi a mezzi che richiedono precisione assoluta e grande sensibilità.

Il 1986 è un anno cruciale, segnato dalla partecipazione al Campionato del mondo rally in un contesto di massima competitività. Al Rally di Sanremo, Cerrato ottiene il miglior risultato della sua carriera iridata: il secondo posto assoluto al volante della Lancia Delta S4, condiviso con il navigatore Giuseppe Cerri. La S4, simbolo estremo del Gruppo B, è una vettura potentissima e complessa, che richiede grande controllo e lucidità. Il risultato di Sanremo è frutto di una prestazione solida e priva di errori, in una gara resa ancora più impegnativa dalle caratteristiche miste del percorso. Nello stesso anno Cerrato conferma il proprio dominio nazionale, conquistando il secondo titolo italiano consecutivo.
Il passaggio al 1987 segna un’ulteriore fase di adattamento tecnico. Al volante della Lancia Delta HF 4WD, Cerrato conquista il suo secondo Campionato Europeo Rally. La vettura rappresenta l’inizio dell’era della trazione integrale, destinata a rivoluzionare definitivamente il rally mondiale. Ancora una volta, Cerrato dimostra di sapersi adeguare rapidamente alle nuove soluzioni tecniche, sfruttando al massimo le potenzialità della trazione sulle quattro ruote. Parallelamente, continua a essere protagonista assoluto nel campionato italiano, dove mantiene un livello di competitività elevatissimo.
Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, Cerrato consolida il proprio status di pilota di riferimento. La vittoria al Rally Targa Florio 1989, ottenuta con una Lancia Delta HF Integrale del Jolly Club, è uno dei successi più significativi di questo periodo. La gara siciliana, con i suoi tracciati stretti e tortuosi, richiede precisione, concentrazione e capacità di interpretare un percorso estremamente selettivo. La prestazione di Cerrato conferma la sua abilità nel gestire situazioni complesse e nel mantenere un ritmo elevato senza compromettere l’affidabilità.
Il 1990 rappresenta probabilmente l’apice della carriera internazionale di Cerrato. In quella stagione riesce a piazzarsi sesto nella classifica generale del Campionato del mondo rally, grazie a tre quarti posti ottenuti in gare di altissimo livello come Monte Carlo, Portogallo e Sanremo. Si tratta di risultati ottenuti su fondi e condizioni molto differenti, che testimoniano una straordinaria continuità di rendimento. Nello stesso anno conquista anche il titolo italiano rally, rafforzando ulteriormente la sua leadership a livello nazionale.
Nel 1991 arriva l’ultimo grande risultato mondiale, con il terzo posto assoluto al Rally di Sanremo su Lancia Delta Integrale 16V. È un podio che assume un valore simbolico, perché chiude una lunga fase di presenza stabile ai vertici del rally internazionale. Sempre nel 1991, Cerrato conquista il sesto e ultimo titolo italiano, completando un ciclo di successi che lo colloca tra i piloti più vincenti nella storia del rally italiano.
L’intera carriera di Dario Cerrato è caratterizzata da una gestione estremamente razionale della gara. La sua guida non è mai eccessiva, ma sempre finalizzata al risultato, con una particolare attenzione alla meccanica e alle condizioni del fondo. Questa impostazione gli consente di ottenere piazzamenti costanti e di rimanere competitivo per molte stagioni consecutive, anche in un periodo di fortissima evoluzione tecnica.
Il palmarès finale comprende due titoli europei, sei campionati italiani rally e ventuno vittorie nel campionato nazionale, oltre a numerosi piazzamenti di rilievo nel mondiale e a tre podi al Rally di Sanremo. A questi risultati si aggiunge una lunga permanenza tra i piloti in grado di andare a punti nel Campionato del mondo, elemento che sottolinea la solidità e la continuità del suo percorso sportivo.
Cerrato ha saputo interpretare vetture profondamente diverse tra loro, dalle Opel a trazione posteriore alle Lancia 037, fino alle Delta a trazione integrale, dimostrando una versatilità rara. Il rapporto con il Jolly Club è stato centrale nel suo sviluppo, offrendo una struttura tecnica e organizzativa che gli ha permesso di esprimere appieno il proprio potenziale, anche grazie alla collaborazione con navigatori di grande esperienza come Giuseppe Cerri.
Nel complesso, la carriera di Dario Cerrato rappresenta un esempio di professionalità, adattamento e continuità. Senza mai essere un personaggio sopra le righe, ha costruito risultati solidi e duraturi, lasciando un segno profondo nel rally italiano ed europeo. La sua storia sportiva testimonia come il talento, unito alla capacità di leggere l’evoluzione tecnica e di gestire la pressione, possa garantire una presenza costante ai vertici di una disciplina altamente competitiva come il rally.








