Clamoroso: si separano Sainz-Cruz dopo 14 anni
Non si tratta di una semplice separazione professionale, ma della fine di un binomio che aveva costruito un’identità tecnica e sportiva unica nel panorama del rally raid mondiale.
Si è chiusa una delle collaborazioni più iconiche dell’era moderna del rally raid: Carlos Sainz e Lucas Cruz hanno deciso di separarsi al termine della Dakar 2026, mettendo fine a un sodalizio durato quattordici anni e quattordici edizioni consecutive della corsa più dura al mondo. Una relazione sportiva che ha segnato un’epoca, costruita su un equilibrio quasi perfetto tra guida e navigazione, esperienza e sangue freddo, talento e metodo.
Dal 2009 al 2026, Sainz e Cruz hanno condiviso abitacolo, vittorie, sconfitte, momenti drammatici nel deserto e trionfi storici. In questo lungo arco temporale hanno vinto quattro volte la Dakar, un’impresa riuscita a pochissimi nella storia: nel 2010 con la Volkswagen Touareg, nel 2018 con la Peugeot 3008 DKR, nel 2020 con la Mini JCW Buggy e nel 2024 con l’Audi RS Q e-tron. Un dato simbolico, ma anche profondamente rivelatore: tutte le vittorie di Carlos Sainz al Dakar sono arrivate con Lucas Cruz al suo fianco.
Non si tratta quindi di una semplice separazione professionale, ma della fine di un binomio che aveva costruito un’identità tecnica e sportiva unica nel panorama del rally raid mondiale.
Un legame solido
La storia tra Carlos Sainz e Lucas Cruz nasce ben prima delle vittorie. Cruz si era formato come copilota all’interno del programma giovani della Ford, un progetto sostenuto direttamente da Sainz negli anni in cui lo spagnolo era uno dei punti di riferimento assoluti del rally mondiale. Il rapporto di fiducia e stima reciproca affonda quindi le radici in un contesto di crescita professionale condivisa, prima ancora che di competizione.
Il loro primo periodo insieme in gara inizia nel 2009. Dopo alcune stagioni, Cruz si separa temporaneamente da Sainz per affiancare Nasser Al-Attiyah, ma il richiamo della collaborazione con il “Matador” resta forte. Nel 2015, con l’avvio del grande progetto Peugeot nel rally raid, i due tornano a formare equipaggio e da quel momento non si sono più separati fino al Dakar 2026.
In un mondo in cui le coppie pilota-navigatore spesso cambiano con grande frequenza, la loro continuità è stata una vera anomalia, oltre che un fattore chiave del successo.
L’errore che pesa
La Dakar 2026 avrebbe potuto essere l’ennesimo capitolo glorioso di questa storia, ma si è invece trasformata nel suo epilogo. Sainz e Cruz hanno affrontato il rally con la Ford Raptor T1+, un progetto nuovo e ambizioso, ma ancora in fase di consolidamento rispetto a rivali come Toyota, Dacia e Audi.
La loro gara è stata solida per buona parte del percorso, ma nella decima tappa è arrivato l’episodio che ha cambiato tutto. Un errore di navigazione ha portato l’equipaggio a mancare un waypoint obbligatorio, costringendolo a una correzione di rotta che ha fatto perdere tempo prezioso. Alla penalità di 15 minuti inflitta dall’organizzazione si è aggiunto lo smarrimento di una posizione di classifica che, fino a quel momento, consentiva ancora di sognare la vittoria.
In un Dakar sempre più deciso dalla precisione dei roadbook digitali e dalla gestione dei waypoint invisibili, l’errore è stato fatale. Alla fine, Sainz e Cruz hanno chiuso quinti nella generale, un risultato rispettabile ma lontano dalle ambizioni di una coppia abituata a lottare per il primo posto.
Decisione repentina
Subito dopo la fine del rally è arrivata la notizia: Carlos Sainz e Lucas Cruz non avrebbero più continuato insieme. La separazione è stata definita “amichevole” e “di comune accordo”, ma è chiaro che la frustrazione per l’errore del Dakar 2026 ha avuto un peso significativo.
Un elemento determinante è stato anche il tipo di contratto che legava i due. Lucas Cruz non era sotto contratto diretto con Ford, ma con Carlos Sainz stesso. Questo ha reso molto più semplice la risoluzione del rapporto, senza dover affrontare vincoli legali o complessità con la squadra ufficiale.
La scelta appare quindi come una sorta di azzeramento: dopo quattordici anni, un errore in una delle gare più importanti ha fatto emergere la necessità di un cambiamento, forse inevitabile in una relazione così lunga e intensa.
Il futuro di Sainz
La separazione da Lucas Cruz arriva in un momento delicato anche per il futuro sportivo di Carlos Sainz. Il pilota madrileno ha infatti concluso il suo contratto con Ford proprio al termine del Dakar 2026. La Casa americana ha lasciato le porte aperte a una sua permanenza nel progetto Raptor, ma la decisione finale spetta al quattro volte vincitore della Dakar.
Sainz dovrà valutare se proseguire ancora la sua carriera nel rally raid o se considerare concluso il suo percorso agonistico. In caso di continuazione, sarà inevitabile trovare un nuovo navigatore. Non sarà una scelta semplice: nel corso della sua carriera Sainz ha già corso con figure storiche come Michel Périn, Andreas Schulz e Timo Gottschalk, ma nessuno ha avuto l’impatto e la continuità di Lucas Cruz.
Nel Dakar moderno, caratterizzato da roadbook elettronici, waypoint nascosti e strategie sempre più sofisticate, la qualità del navigatore è forse più decisiva che mai.
L’eredità della coppia
La domanda che ora circola nel paddock è inevitabile: qualcuno potrà davvero fare meglio di Lucas Cruz al fianco di Carlos Sainz? Anche se l’errore del 2026 ha pesato, Cruz resta uno dei navigatori più competenti e rispettati del rally raid. Nel corso degli anni ha costruito vittorie, recuperi straordinari, strategie di gara raffinate e una capacità di lettura del terreno che pochi possono vantare.
Il loro sodalizio ha attraversato quattro costruttori, quattro regolamenti tecnici diversi e un’epoca di transizione radicale nel mondo del Dakar, passando dai roadbook cartacei ai sistemi digitali, dai motori diesel ai powertrain ibridi.
Sainz e Cruz non sono stati solo vincenti: hanno incarnato una metodologia di lavoro che univa precisione, analisi dei dati, esperienza sul campo e una comunicazione interna quasi telepatica.
La loro separazione segna quindi non solo la fine di una coppia, ma la chiusura di una fase storica del rally raid. Qualunque sia il futuro di Carlos Sainz e di Lucas Cruz, ciò che hanno costruito insieme resterà uno dei riferimenti assoluti nella storia del Dakar.









