WRC – Tanak con Bertelli: “Serve visione per salvare i rally”
L’ex campione estone analizza la crisi del Mondiale, concorda con Lorenzo Bertelli e critica i paragoni con la Formula 1: “I rally sono uno sport selvaggio, non un tappeto rosso”. Nel suo intervento, l’estone ha detto di condividere pienamente le recenti dichiarazioni di Lorenzo Bertelli.
Dopo il ritiro annunciato al termine della scorsa stagione, Ott Tänak torna a far sentire la propria voce sul momento delicato che sta attraversando il World Rally Championship. Il pilota estone, da sempre poco incline ai grandi discorsi ma molto diretto quando decide di parlare, ha analizzato la situazione del mondiale in un’intervista concessa a DirtFish. Secondo Tänak, il WRC sta attraversando una fase complessa, segnata da diversi problemi irrisolti: dall’assenza di nuovi costruttori pronti a entrare nel campionato ai numerosi rumor su possibili nuovi tuner mai concretizzati, fino all’incertezza che circonda il futuro promoter della serie.
Nel suo intervento, l’estone ha detto di condividere pienamente le recenti dichiarazioni di Lorenzo Bertelli sul bisogno di un cambiamento profondo. “Ho letto pochi giorni fa l’intervista di Bertelli e condivido tutto quello che ha detto. Mi auguro davvero che arrivino i cambiamenti tanto attesi. Serve una persona con una visione chiara del futuro dei rally, qualcuno che voglia davvero portare avanti un progetto e realizzarlo”. Per Tänak il problema principale non è la mancanza di competenze all’interno del campionato, ma l’assenza di una figura capace di guidare realmente il sistema.
“Ci sono tante persone valide che lavorano nel mondo del WRC, ma ognuna si occupa del proprio compito e nessuno sta realmente guidando l’intero sistema. È anche per questo che non si vedono risultati concreti”. Il pilota estone ha quindi sottolineato come il futuro del campionato dipenda anche dalle decisioni del promoter attualmente in carica e dalla Fédération Internationale de l’Automobile, impegnata nella transizione verso un nuovo promotore. “Adesso spetta al promoter e alla FIA fare in modo che questo passaggio porti davvero dei miglioramenti. Ma se tutto verrà affidato a un investitore con la stessa impostazione dell’attuale gestione, allora il risultato non cambierà mai”.
Uno dei punti più interessanti dell’intervista riguarda il continuo paragone tra il WRC e la Formula 1, un confronto che Tänak considera poco realistico. “Molti fanno paragoni con la Formula 1, ma sono due mondi completamente diversi. La F1 è un tappeto rosso, i rally invece sono correre nella foresta”. Per spiegare meglio la sua idea, l’estone ha utilizzato una metafora molto chiara. “La Formula 1 è come andare allo zoo e vedere gli animali chiusi in gabbia. Il rally è come andare nella foresta e incontrare un leone nel suo habitat naturale. È qualcosa di molto più selvaggio e autentico”.
Secondo Tänak, proprio questa natura dei rally dovrebbe essere il punto di partenza per costruire il futuro del campionato. “I rally sono uno sport selvaggio e hanno bisogno di qualcuno che capisca questa essenza e non cerchi di snaturarla. Serve una persona con la visione giusta per valorizzare davvero questo prodotto”. Pur riconoscendo il successo globale della Formula 1, Tänak ritiene che il WRC debba sviluppare un modello di crescita indipendente. “La Formula 1 è sempre stata la regina del motorsport: la più evoluta e anche la più costosa. Stefano Domenicali sta facendo un grande lavoro nel suo ruolo. Ma noi dobbiamo guardare al nostro mondo e trovare un approccio diverso”.
Nel suo ragionamento, l’estone ha citato anche altre grandi realtà del motorsport internazionale, come la MotoGP e le grandi serie americane quali NASCAR Cup Series e IndyCar Series. “Negli Stati Uniti NASCAR e Indy sono eventi enormi, strutturati e con una grande identità. Anche i rally potrebbero costruire qualcosa di simile, ma serve un progetto serio e ben organizzato”. Durante l’intervista Tänak ha citato anche Max Verstappen, ricordando alcune parole del campione del mondo di Formula 1 sui rally. “Verstappen ha detto che i rally sono uno sport folle e che probabilmente non riuscirebbe a correrci perché sono troppo duri e rischiosi”. Un commento che, secondo Tänak, conferma quanto siano diversi i due mondi. “Proprio per questo non ha molto senso continuare a fare paragoni con la Formula 1”.
Infine l’estone ha voluto chiarire anche alcune voci circolate negli ultimi mesi che lo indicavano come una sorta di allenatore di Takamoto Katsuta. Tänak ha spiegato che tra i due c’è semplicemente un rapporto di amicizia. “Taka è un amico. Alla fine della scorsa stagione mi ha chiesto se potevo dargli qualche consiglio di tanto in tanto e ultimamente mi chiama un po’ più spesso”. Il suo ruolo, però, resta informale. “Cerco soprattutto di ascoltarlo. Penso sia importante che sia lui a parlare e a capire le situazioni. Io provo solo a farlo sentire più rilassato e sicuro di sé. Se penso che stia ragionando in modo sbagliato, glielo dico, ma lo faccio solo per aiutarlo”.
Parole che confermano ancora una volta il carattere diretto di Tänak: poche dichiarazioni, ma sempre molto chiare. E soprattutto un messaggio preciso per il futuro del WRC: senza una visione forte e un progetto concreto, il mondiale rally rischia di restare fermo.








