CIRT – La Terra può uscire dalla crisi, ma ha bisogno di aiuto
Gli equipaggi italiani amano lo sterrato, ma i numeri del CIRT 2025 evidenziano problemi strutturali, economici e organizzativi. Il Rally del Brunello e le gare extra-campionato dimostrano che la Terra può prosperare se sostenuta e valorizzata correttamente.
Nel rallismo italiano si parla spesso di una presunta “crisi della Terra”, ma i dati più recenti mostrano una realtà molto più sfumata e complessa. Guardando le prime cinque gare del CIRT 2025 – Foligno, Val Orcia, Adriatico, San Marino e Vermentino – i numeri sembrano allarmanti: gli iscritti totali passano da 401 nel 2024 a 268 nel 2025, con una media per gara che scende da 67 a 45, un arretramento netto del 33%. Considerando la cancellazione del Rally delle Marche, il calo raggiunge addirittura il 45%.
Questi dati, se presi isolatamente, sembrerebbero raccontare un campionato su sterrato in difficoltà e in crisi profonda. Tuttavia, la realtà cambia se si considerano altre competizioni, sia extra-CIRT sia gare entrate nel CIRT in corsa come il Rally del Brunello, che restituiscono un quadro completamente diverso. Il Rally Show Santa Domenica, in Croazia, ha attratto 159 equipaggi, di cui 53 italiani, nonostante condizioni meteo difficili, con neve e una prova speciale notturna. Molti piloti si sono spostati da oltre 200 km (da Trieste) o 268 km (da Udine), spesso con vetture di proprietà, un segnale chiaro della forte motivazione della base del rallismo italiano.
Anche la Cronoscalata di Tandalò, in Sardegna, ha chiuso le iscrizioni in anticipo con 140 equipaggi, molti dei quali debuttanti su terra, su un percorso di soli 5 km che ha resistito perfettamente alla neve caduta all’ultimo minuto. Questi dati dimostrano che la passione per lo sterrato non manca, ma serve un contesto accessibile, chiaro e sostenibile. In entrambe le gare non impressionano solo i nomi noti – Tidemand, Loubet, Solberg, Battistolli, Wagner, i Trentin, Ledda – ma soprattutto la presenza massiccia della base del movimento, quei piloti che nel CIRT faticano a trovare sostenibilità economica o senso nel sistema.
I costi lo confermano: a Tandalò bastavano 400 euro per correre con qualsiasi vettura, al Santa Domenica l’iscrizione era di 500-700 euro, con riduzioni per under 23 (300-500 euro), mentre nel CIRT le categorie entry-level superano facilmente 1.250 euro, rendendo alcune categorie più oggetti di lusso che strumenti di crescita. Il caso più emblematico è il Rally del Brunello. Contrariamente al resto del campionato, il Brunello registra 91 equipaggi nella gara moderna, contro i 67 dello scorso anno, con un percorso lungo oltre 100 km e il ritorno di tratti iconici come la speciale di Radi, oltre alla storica Piazza del Campo di Siena. Una sola gara del CIRT sfiora il totale combinato di iscritti di Adriatico e Vermentino (o San Marino).
Il Brunello dimostra due verità fondamentali. Primo, la Terra funziona quando viene trattata con attenzione, visione e rispetto per chi corre. Non è una critica alle altre gare del CIRT, che sono organizzate bene e in contesti affascinanti come Foligno o Radicofani, ma il Brunello ha quel “qualcosa in più” che va oltre la bellezza delle prove. Secondo, il problema non è il fondo sterrato: i numeri delle gare extra-CIRT e del Brunello lo dimostrano chiaramente. Il vero freno è un sistema che non sostiene la Terra: costi proibitivi, mancanza di promozione mediatica, assenza di percorsi per under 18, scarsa attenzione alle esigenze degli organizzatori e lontananza dai modelli europei più moderni.
La contrapposizione è netta: le gare extra-CIRT esplodono di iscritti e anche il Brunello cresce in maniera significativa, mentre molte gare del CIRT soffrono. Questo conferma che l’amore per la Terra non è in crisi, ma il sistema che dovrebbe sostenerla sì. La domanda di rally su sterrato è forte e genuina. Il rallismo italiano dimostra che la Terra resta spettacolare, tecnica e imprevedibile, ma il CIRT, senza cambiamenti strutturali e regolamentari, rischia di diventare un guscio vuoto, mentre le gare più vive continueranno a svilupparsi al di fuori del campionato. Il Brunello è la prova concreta che la Terra può prosperare, ma solo se il sistema smette di ostacolarla.
In sintesi: non è la Terra ad essere in crisi, ma un modello di gestione che non valorizza la passione, limita la sostenibilità economica e non premia la crescita della base. Le gare che applicano già un approccio giusto – Brunello, Tandalò, Santa Domenica – lo dimostrano con i fatti e con i numeri.









