Citroën BX 4TC, Cenerentola del Gruppo B
Nel 1983, Citroën Competitions, divisione corse della casa di Versailles, decise di realizzare una vettura in grado di confrontarsi al massimo livello del Campionato del mondo rally, ossia la classe B-12 del Gruppo B. Fino a quel momento, Citroën era presente solo nelle categorie di cilindrata ridotta.
La Citroën BX 4TC altro non è che la declinazione da competizione della Citroën BX, sviluppata da Citroën Racing, il reparto corse ufficiale della casa francese, con l’obiettivo di gareggiare nel Campionato del mondo rally secondo le regole del Gruppo B. La vettura prese parte a tre gare del mondiale 1986.
Il progetto e i prototipi iniziali
Nel 1983, Citroën Competitions, divisione corse della casa di Versailles, decise di realizzare una vettura in grado di confrontarsi al massimo livello del Campionato del mondo rally, ossia la classe B-12 del Gruppo B. Fino a quel momento, Citroën era presente solo nelle categorie di cilindrata ridotta, con modelli da 1300 e 1600 cm³ derivati dalla Citroën Visa.
Sotto la direzione del progettista Guy Verrier, vennero costruiti cinque prototipi della BX 4TC prima di arrivare alla versione definitiva, che debuttò nel 1986. Il primo prototipo era equipaggiato con motore anteriore trasversale da 1996 cm³, 16 valvole e 310 CV, con trazione anteriore e cambio Hewland. Il secondo, progettato da Michel Mokricky, montava un propulsore 2155 cm³ turbocompresso, trazione integrale e sospensioni idropneumatiche. Il terzo derivava dal primo, adottava la trazione integrale, motore da 2445 cm³ con 325 CV, telaio reticolare e sospensioni di tipo MacPherson.
La versione stradale della BX 4TC
Il quarto prototipo fu realizzato su telaio monoscocca, con motore longitudinale anteriore da 2140 cm³, turbocompresso in grado di erogare inizialmente 405 CV, poi ridotti a 380 CV per motivi di affidabilità, e sospensioni idropneumatiche. La vettura presentava un vistoso sbalzo anteriore e un posteriore estremamente corto, conferendo un aspetto visivamente sbilanciato; per ottimizzare la distribuzione dei pesi, i radiatori dell’acqua e dell’olio furono posizionati al retrotreno.
Il quinto prototipo era la versione stradale del quarto, depotenziata a 200 CV, prodotta in almeno 200 esemplari come richiesto dal regolamento Gruppo B. Guy Verrier confermò il quarto prototipo come modello ufficiale da schierare nel mondiale rally e costruì i 20 esemplari necessari per l’omologazione presso il quartier generale Citroën.
La vettura, nota anche come BX 4 TC Evolution, ottenne l’omologazione il 1º gennaio 1986.

Specifiche tecniche
Il motore era un 2141 cm³, derivazione Simca Type 180 N9TE, quattro cilindri in linea, montato longitudinalmente all’anteriore, con alesaggio di 91,4 mm e corsa di 81,6 mm, distribuzione monoalbero OHC a catena, 8 valvole, alimentazione a iniezione elettronica Bosch e turbocompressore KKK con intercooler. Esso erogava 380 CV a 7.000 giri/min e 460 Nm di coppia a 5.500 giri/min. Successivamente, lo stesso motore fu impiegato anche sulla concept Citroën Zabrus.
La trasmissione era integrale, con differenziali a slittamento limitato e autobloccante posteriore, cambio meccanico Citroën SM-C35 a cinque rapporti e frizione a doppio disco secco. Il telaio era monoscocca con roll-bar multisaldato, sospensioni idropneumatiche a doppio triangolo con barra antirollio. L’impianto frenante prevedeva dischi ventilati da 260 mm con pinze a quattro pistoncini sia anteriori sia posteriori. La vettura montava cerchi da 15″.
Attività sportiva e caratteristiche
Nel mondiale 1986, la BX 4TC non era tra le favorite, partendo con uno svantaggio tecnico rispetto a Peugeot, Audi e Lancia, che disponevano di budget elevati per sviluppare auto estreme come la 205 Turbo 16 Evo2, la Sport Quattro S1 e la Delta S4.
La vettura francese si ispirava alla prima Audi Quattro 1983, prendendo alcune soluzioni come il motore anteriore e il posizionamento dei radiatori al retrotreno. Tuttavia era penalizzata da un propulsore ormai datato, costruito negli anni ’70, con blocco in acciaio, distribuzione monoalbero e sole 8 valvole; anche il cambio derivava da modelli DS e mancava di differenziale centrale. Il peso totale era 1.150 kg, a fronte del minimo regolamentare di 960 kg. Le sospensioni idropneumatiche promettevano un comportamento convincente su terreni sconnessi.
Costruita con componenti PSA distribuiti su tutta la vettura, la BX 4TC rifletteva la filosofia di Verrier, più legata alla tradizione Citroën che alla ricerca estrema di prestazioni del Gruppo B.
Stagione 1986
La BX 4TC debuttò al Rally di Monte Carlo con due esemplari, guidati da Jean-Claude Andruet e Philippe Wambergue. Entrambi furono costretti al ritiro, rispettivamente per incidente e problemi alle sospensioni.
Al Rally di Svezia, Andruet, esperto di asfalto, ottenne un sorprendente sesto posto finale, mentre Wambergue si ritirò nuovamente per problemi al circuito di lubrificazione.
Dopo una pausa durata tre gare, dedicata allo sviluppo della vettura, la BX 4TC tornò al Rally dell’Acropoli con tre esemplari, tra cui uno affidato a Maurice Chomat. Andruet si ritirò alla terza prova speciale quando era secondo, dietro a Kalle Grundel su Ford RS200 e davanti a Juha Kankkunen su 205 Turbo 16; Wambergue e Chomat dovettero abbandonare la gara per problemi alle sospensioni.
Dopo questa deludente esperienza, Citroën decise di ritirare la vettura dal campionato, con un bilancio finale di un sesto posto, sei ritiri e 10 punti conquistati nella classifica costruttori.







