Crugnola, quando il condottiero torna a brillare
Sicuro di non voler cedere al suo migliore avversario, Roberto Daprà. Sicuro di dover respingere gli attacchi di Bostjan Avbelj. Sicuro, soprattutto, di poterli gestire. quando c’è da combattere, Andrea Crugnola sembra ritrovare quella luce negli occhi. Quella che ho visto ad Alba.
L’ho visto a Roma, Andrea Crugnola, e mi era sembrato dispiaciuto. Potrebbe essere stata soltanto una mia impressione, naturalmente. Ma Andrea lo conoscete anche voi. Alcuni meglio di me, altri meno. E chi lo conosce sa che tipo è.
Andrea è solare. Riservato, sì. Umile. Forse anche con quel pizzico di timidezza che appartiene alle persone che non hanno bisogno di stare al centro dell’attenzione per dimostrare quanto valgono. Ma è solare. E in gara, il suo stato d’animo lo leggi negli occhi ancora prima che nelle parole.
Le sue espressioni, in fondo, sono tre.
O sorride. Oppure è concentrato, riflessivo, completamente immerso nella gara, ma sorride comunque. Oppure è incazzato nero.
Sempre gentile. Sempre professionale. Sempre disponibile. Ma quando Andrea Crugnola è in campo gara, il suo umore lo capisci immediatamente. Non serve che dica nulla. Basta guardarlo.
E se lo avete visto ad Alba, al Rally Regione Piemonte, allora avete capito che il condottiero era tornato.
Dovevate vederlo venerdì. Dovevate vederlo sabato. E dovevate vederlo anche domenica.
Brillava di quella luce che avevamo già visto nelle sue migliori occasioni. Quella luce che appartiene ai piloti quando sentono di essere esattamente nel posto in cui vogliono essere. Quando ogni pensiero è rivolto a un solo obiettivo. Quando la macchina, la gara, il cronometro e la propria testa sembrano diventare una cosa sola.
Crugnola brillava anche quando era dietro a Daprà. E brillava quando era davanti.
Perché la differenza, quella volta, non la faceva soltanto la classifica provvisoria. La faceva la consapevolezza.
Andrea era sicuro.
Sicuro di non voler cedere al suo migliore avversario, Roberto Daprà. Sicuro di dover respingere gli attacchi di Bostjan Avbelj. Sicuro, soprattutto, di poterli gestire.
Il resto non esisteva.
Non esistevano le pressioni. Non esisteva il rumore intorno. Non esisteva tutto ciò che normalmente accompagna una gara così importante. Il podio non è mai stato lontanamente messo in discussione. La sua concentrazione era quella di chi sa perfettamente dove vuole arrivare e, soprattutto, sa di avere gli strumenti per arrivarci.
E accanto a lui c’era Luca Beltrame.
Anche lui risplendeva.
Negli occhi aveva le fiamme.
Era tutto perfettamente sinergico. Andrea e Luca. Pilota e navigatore. Crugnola e Beltrame. Due persone che sembravano muoversi con lo stesso ritmo, con la stessa convinzione, con la stessa fame.
E allora il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Crugnola-Beltrame-Lancia.
In questa occasione non ce n’è stato per nessuno.
Ricordo Andrea e Luca passare dalla sala stampa. Si sedevano bassi, bassi. Quasi nascosti dietro a un tavolo. Controllavano i tempi. Si parlavano. Poche cose, probabilmente. Quelle necessarie. Poi scappavano via.
In macchina.
Nella loro Lancia Ypsilon HF Rally2.
E quella macchina, ad Alba, sembrava viaggiare come i violini di Rondò Veneziano.
C’era una leggerezza nella loro azione che, in realtà, nascondeva una concentrazione assoluta. La macchina sembrava scorrere, ma dietro quella scorrevolezza c’erano il lavoro, la precisione, la determinazione e la consapevolezza di chi aveva trovato la sintonia perfetta con la gara.
Poi c’è quell’immagine.
L’inversione della PS3 del Rally Regione Piemonte.
Una cartolina a colori stampata negli occhi di centinaia di signori e ragazzi che erano lì, sotto un caldo feroce, a 42 gradi all’ombra, ad aspettare di vedere passare quella Lancia ufficiale.
Perché il rally è anche questo.
È aspettare per ore sotto il sole. È cercare un posto. È stare in piedi. È sopportare il caldo, la polvere, la fatica. È aspettare che per pochi secondi arrivi la macchina che vuoi vedere. E quando arriva, tutto il resto scompare.
Resta soltanto lei.
La macchina.
Il rumore.
La traiettoria.
La frenata.
L’inversione.
E quella Lancia che passa davanti alla gente e sembra quasi danzare.
Sono momenti che restano. Non soltanto nelle fotografie o nei video. Restano nella memoria di chi c’era.
E forse è proprio questo il senso più autentico del rally.
La gente aspetta. I piloti corrono.
E per quei pochi secondi le due cose si incontrano.
Ad Alba, quell’incontro ha avuto un protagonista assoluto.
Andrea Crugnola.
Ma adesso bisogna guardare avanti.
Il prossimo appuntamento sarà il Rally del Lazio. E lì la storia sarà inevitabilmente diversa.
Perché Roberto Daprà è ancora lì.
Ed è il leader del CIAR.
Il campionato è ancora aperto. E proprio per questo la vittoria di Alba assume un peso ancora maggiore. Crugnola ha dimostrato di esserci, di essere tornato a quel livello di concentrazione e determinazione che lo ha portato a vincere e dominare tante volte. Ma Daprà continua a guardare tutti dall’alto e punta al titolo.
E poi c’è Avbelj.
Una corsa a tre.
Un campionato che, per le vicende che lo hanno accompagnato, resta sub judice, ma che proprio per questo presenta un finale ancora più avvincente.
C’è da combattere.
E quando c’è da combattere, Andrea Crugnola sembra ritrovare quella luce negli occhi.
Quella che ho visto ad Alba.
Quella che, forse, a Roma sembrava essersi spenta un po’.
Potrebbe essere stata soltanto una mia impressione.
Ma chi conosce Andrea sa che certe cose, nei suoi occhi, si vedono.
E ad Alba il condottiero era tornato.









