Dakar – Al Rajhi guida l’assalto Toyota in una gara dai numeri record
325 veicoli al via, oltre 7.300 km di tracciato e un parterre di campioni senza precedenti: Toyota, Ford, Dacia e Mini pronte alla battaglia nella categoria Ultimate
La Dakar 2026 promette di essere qualcosa di più di un semplice rally-raid. I 7.348 chilometri disegnati attraverso l’Arabia Saudita, con partenza e arrivo a Yanbu tra il 3 e il 17 gennaio, rappresentano un viaggio estremo, una maratona meccanica e mentale che metterà alla prova 325 equipaggi. Una cifra che racconta meglio di molte parole il seguito e il prestigio di questa edizione.
Fra i protagonisti più attesi c’è l’idolo di casa Yazeed Al Rajhi, deciso a difendere il titolo proprio sulle dune saudite. Il pilota correrà con la Toyota Hilux T1+ preparata da Overdrive Racing, una vettura che negli ultimi anni ha saputo imporsi grazie al suo V6 biturbo estremamente robusto e a un telaio capace di assorbire impatti e compressioni con una stabilità impressionante. Al Rajhi, navigato dal tedesco Timo Gottschalk, conosce il territorio come pochi altri: un vantaggio prezioso, ma non sufficiente per stare tranquillo in uno schieramento così ricco di rivali.
La presenza Toyota alla Dakar è infatti una vera armata. La divisione ufficiale, Toyota Gazoo Racing, schiera tre Hilux T1+ affidate a specialisti di primissimo piano come Henk Lategan, Seth Quintero e Toby Price, formando una squadra capace di poter dire la sua sulle dune saudite. A loro si aggiunge un secondo gruppo ufficiale, con il ventenne sudafricano Saood Variawa alla guida della nuova Hilux IMT Evo, un’evoluzione progettata per essere più leggera e reattiva nei tratti veloci, grazie a una migliore distribuzione dei pesi e a un’aerodinamica rivista. Stessa vettura per il connazionale Guy Botterill e per il portoghese João Ferreira, due piloti concreti e affidabili.
Ma il fronte Toyota non finisce qui: i team privati portano ulteriore profondità a un progetto che negli anni è diventato sinonimo di costanza e affidabilità. L’Energylandia Rally Team schiera la formidabile famiglia Goczał, con Marek, il figlio Eryk e lo zio Michał, tutti su Hilux T1+. Il lituano Benediktas Vanagas, ormai volto ben conosciuto della Dakar, sarà di nuovo della partita, così come il brasiliano Marcos Moraes con una Hilux IMT Evo marchiata con i colori SVR. E non può mancare all’appello lo spagnolo Isidre Esteve, sempre applaudito per la sua determinazione, che porterà in gara la Hilux Overdrive Evo con i colori Repsol.
Se Toyota è la potenza consolidata, Ford arriva alla Dakar 2025 con l’intenzione chiara di ribaltare il tavolo. Il marchio americano schiera quattro Raptor T1+, prototipi dotati di un vigoroso V6 EcoBoost e di sospensioni pensate per assorbire al meglio salti e dune presenti in gran numero sulle sabbiose “strade” saudite. E soprattutto mette al volante una formazione da brividi: Carlos Sainz, Nani Roma, Mitchell Guthrie e Mattias Ekström. Un mix di esperienza e aggressività che pochi team possono vantare. A completare la pattuglia, le Raptor private di Martin Prokop e Denis Krotov, due che conoscono la Dakar e puntano senza indugio a un posto nella top ten assoluta.
Grande attesa anche per il progetto Dacia, alla seconda partecipazione ma già costruito attorno a un dream-team: Sébastien Loeb, Nasser Al-Attiyah, Cristina Gutiérrez e Lucas Moraes. Le loro vetture, sviluppate con l’esperienza di Prodrive, puntano su un telaio alleggerito e su un V6 biturbo pensato per garantire velocità e costanza. È un progetto giovane, ma chiunque ignori Dacia per le posizioni di vertice potrebbe commettere l’errore più grave di questa Dakar. Sul fronte Mini, la JCW Rally Plus prosegue la tradizione della casa anglo-tedesca: un prototipo equilibrato, affidabile, solido soprattutto nelle tappe lunghe. Sarà nelle mani del francese Lionel Baud e del belga Guillaume de Mevius, due piloti che possono far male se trovano il ritmo giusto.
Novità dell’edizione 2026 l’ingresso ufficiale di Defender nel mondo dei rally raid: tre Defender Dakar D7X-R prenderanno parte alla Dakar nella nuova categoria Stock, riservata alle vetture di serie. Altre due Defender saranno inoltre impegnate nelle restanti quattro prove del W2RC 2026, proseguendo così la presenza ufficiale nel campionato. La vettura mantiene l’architettura in alluminio D7x, la trasmissione e la catena cinematica della Defender OCTA di serie, abbinati al potente V8 biturbo 4.4. La carrozzeria viene assemblata nel moderno Nitra Manufacturing Centre in Slovacchia, prima della preparazione finale nel Regno Unito secondo le specifiche della categoria Stock. A guidare la D7X-R sono Stéphane Peterhansel, leggenda assoluta della Dakar, l’americana Sara Price ed il lituano Rokas Baciuška.
La griglia completa è un mosaico di nomi interessanti: l’argentino Juan Cruz Yacopini su Toyota, la grintosa Laia Sanz navigata dall’italiano Maurizio Gerini su Ebro S800 — vettura compatta, leggera, agile — e il ritorno nel mondo Dakar di Khalid Al-Qassimi, vecchia conoscenza del WRC, con una Hilux IMT. Per l’Italia, la gara avrà un sapore speciale. L’equipaggio n. 268, formato da Silvio e Tito Tonani, porterà in gara la loro MD Rallye Sport Optimus, un due ruote motrici velocissimo, leggero e sorprendentemente efficace sulle dune. La loro sfida nella categoria 1.2 sarà seguita da molti appassionati: un’avventura che ricorda lo spirito più puro della Dakar.
Chiude il quadro il debutto del greco Jourdan Serderidis, volto noto del Mondiale Rally, che correrà con una Ford Raptor T1+ targata M-Sport. La Dakar 2026 si preannuncia così: una collisione tra colossi, tra scuole di guida e tra filosofie tecniche. Toyota vuole imporre la propria legge, Ford ha costruito una squadra da sogno, Dacia sogna il colpo grosso e Mini attende nell’ombra. Ma alla fine sarà il deserto a decidere: un giudice implacabile, che non fa sconti a nessuno.









