ERC – Restano sette le gare della stagione 2026
Il Rally d’Ungheria, saltato per motivi economici, non sarà sostituito e di conseguenza si correrà una gara in meno. Tra le possibili opzioni c’era anche la doppia validità, ERC e WRC, per il Rally Italia Sardegna
Il calendario del Campionato europeo rally 2026 nasce sotto il segno di un numero che, nella numerologia, è tradizionalmente associato alla perfezione e alla completezza: il sette. Ma nel caso dell’ERC, la presenza di sole sette gare non è il risultato di una scelta simbolica o di una raffinata costruzione concettuale, bensì l’esito di una combinazione di fattori sportivi, politici ed economici che hanno progressivamente ridisegnato il perimetro della stagione. Dopo settimane di incertezze e di trattative, FIA e Promoter hanno ufficializzato un calendario ridotto, che prende il via dal 17 al 19 aprile con il 43° Rally dell’Andalusia – Sierra Morena – Córdoba Patrimonio mondiale e si concluderà dal 23 al 25 ottobre con il Rally Cinque Città del Nord del Portogallo, ex Serras de Fafe. Un arco temporale lungo e coerente, ma con una tappa in meno rispetto agli obiettivi iniziali.
Il primo snodo di questa vicenda è la rinuncia del Rally d’Ungheria, che avrebbe dovuto aprire la stagione 2026. La federazione ungherese MNASZ ha infatti comunicato l’impossibilità di organizzare l’evento a causa di problemi interni ed economici, costringendo la FIA a una rapida revisione del calendario. In questo contesto, la scelta di promuovere il Rally dell’Andalusia – Sierra Morena come round inaugurale rappresenta una soluzione solida dal punto di vista sportivo e logistico. La gara spagnola, interamente su asfalto, ha una lunga tradizione nazionale e una collocazione geografica che facilita la partecipazione dei team europei, offrendo al tempo stesso un palcoscenico di grande valore mediatico nella storica città di Córdoba. Non a caso, il responsabile dell’ERC Iain Campbell ha sottolineato come “iniziare la 73ª stagione nella storica città di Córdoba sia una prospettiva entusiasmante e un palcoscenico ideale per il campionato, i concorrenti e i partner”.
La perdita dell’Ungheria, tuttavia, non è stata un semplice scambio uno a uno. Per settimane, negli ambienti del Promoter e della FIA si è discusso della possibilità di inserire un’ottava gara per mantenere invariata la struttura del campionato. Tra le ipotesi più concrete c’era quella avanzata da Aci Sport, che aveva proposto di far valere il Rally Italia Sardegna, giunto al suo ultimo anno nel Mondiale WRC, anche come prova valida per l’ERC. Dal punto di vista sportivo, l’idea aveva una sua logica: un rally di altissimo profilo, su sterrato, già organizzato secondo standard iridati, avrebbe garantito al Campionato Europeo una vetrina di prestigio e una prova di grande valore tecnico. Eppure, nonostante i contatti e le valutazioni, alla fine si è deciso di non procedere in quella direzione.
Uno dei motivi è stato l’assenza di un “candidato forte” che potesse inserirsi senza forzature in un calendario già complesso. Ma questa spiegazione, per quanto plausibile, non esaurisce il quadro. Il vero nodo, quello che pesa più di ogni altro, è l’impasse legata alla governance commerciale del WRC e dell’ERC. Da tempo, infatti, Red Bull e KW25 hanno deciso di uscire dal ruolo di Promoter nonostante il contratto ancora in essere. Sono già state individuate alcune realtà interessate a subentrare, ma al momento l’accordo definitivo non è stato raggiunto. In una situazione di transizione così delicata, FIA e struttura sportiva hanno preferito evitare scelte che potessero vincolare il futuro assetto del campionato, optando per una soluzione conservativa: lasciare il calendario 2026 a sette round, così come si è cristallizzato dopo la rinuncia degli ungheresi.
Questo approccio prudente emerge anche dalle parole di Iain Campbell, che ha spiegato come l’obiettivo sia quello di consolidare un formato a sette gare per il 2026, con la volontà di tornare a un calendario di otto prove nel 2027. È una dichiarazione che lascia trasparire chiaramente la natura provvisoria dell’attuale assetto. Il sette, dunque, non è la nuova normalità, ma una tappa intermedia in attesa che il quadro commerciale e organizzativo si stabilizzi. In questo senso, il 2026 diventa una stagione di transizione, nella quale la priorità non è tanto l’espansione, quanto la solidità del prodotto sportivo.
All’interno di questo calendario ridotto, la struttura dei punteggi assume un’importanza ancora maggiore. Per le categorie ERC1, ERC3, ERC4, Master ERC, Squadre e Fornitori di pneumatici, verranno conteggiati i sei migliori risultati. Questo significa che, con sette gare a disposizione, solo un round potrà essere scartato. Ogni ritiro o prestazione sottotono pesa quindi in modo molto più rilevante rispetto a un campionato da otto o nove prove. Per il Junior ERC, invece, resta in vigore il sistema dei cinque risultati su sei, una scelta che mira a proteggere parzialmente i giovani da eventuali problemi di affidabilità o di inesperienza, pur mantenendo alta la pressione competitiva.
Il calendario rivisto presenta comunque una varietà tecnica significativa. Si parte con l’asfalto dell’Andalusia, si prosegue con la Scandinavia sugli sterrati nordici, si passa per l’asfalto impegnativo del Rally di Roma Capitale, si affronta la Polonia – che nel 2026 si correrà sugli asfalti di Katowice – e si conclude con il Rally Cinque Città Nord del Portogallo, ora in programma dal 23 al 25 ottobre invece delle date inizialmente previste dal 9 all’11. Questo spostamento di due settimane della gara portoghese, che resta l’atto finale della stagione, è un altro tassello di un calendario costruito con attenzione agli equilibri logistici e climatici, ma anche alle esigenze televisive e promozionali.
Anche il monomarca ERC Fiesta Rally3 Trophy ha dovuto adattarsi a questa nuova configurazione. Il pacchetto di cinque gare, che include Andalusia, Scandinavia, Roma Capitale e Polonia, vedrà il Barum Czech Rally Zlín sostituire l’Ungheria. È una scelta che mantiene elevato il livello tecnico del trofeo, inserendo una delle gare su asfalto più iconiche dell’Europa centrale al posto di un evento che, almeno per il 2026, non è in grado di garantire la propria sostenibilità. In un campionato come l’ERC, dove il Rally3 è diventato un passaggio cruciale per i giovani piloti verso il professionismo, la stabilità e la qualità del calendario del monomarca assumono un valore strategico.
Il risultato finale è un Campionato Europeo 2026 che, pur ridotto nel numero di appuntamenti, conserva una forte identità sportiva. Le sette gare coprono un arco temporale di oltre sei mesi e includono una varietà di superfici, contesti e tradizioni rallistiche che pochi altri campionati possono vantare. Tuttavia, la riduzione numerica resta un segnale delle difficoltà strutturali che il sistema sta attraversando. L’assenza dell’Ungheria non è solo la cancellazione di una gara, ma il sintomo di una fragilità più ampia, che coinvolge l’economia degli eventi e la governance del motorsport rallystico.
In questo scenario, la scelta di non forzare l’inserimento di un’ottava prova appare come una decisione di realismo. Meglio un calendario di sette gare solide e sostenibili che un ottavo round inserito in fretta, con rischi organizzativi o contrattuali. Ma è altrettanto chiaro che il 2026 non può diventare un punto di arrivo. La FIA e il futuro Promoter dovranno lavorare per riportare l’ERC a una dimensione più ampia, coerente con il suo ruolo di secondo campionato rallystico mondiale per importanza e visibilità. Fino ad allora, il numero sette non sarà quello della perfezione, ma quello di un equilibrio temporaneo, costruito in attesa di tempi più stabili.









