Gianni Marchiol, mezzo secolo di corse
L’ultimo saluto a una leggenda delle corse e dello sport friulano, capace di vincere nei rally come in pista e nelle salite
Il Friuli perde un gigante. Gianni Marchiol, classe 1939, udinese, conosciuto da tutti come “Cassele” per la sua lunga attività al mercato ortofrutticolo della città, si è spento al 85 anni, gli 86 li avrebbe compiuti il prossimo 15 dicembre. Un uomo che ha attraversato più di mezzo secolo di sport, passione e umanità, lasciando un segno indelebile nella storia dell’automobilismo friulano. Annunciò l’addio alle corse nel 2018, chiudendo la carriera dove tutto era iniziato: alla Cividale-Castelmonte, teatro del suo debutto nel 1966.
Prima di diventare pilota, Marchiol fu calciatore. L’esordio arrivò verso i 14 anni, nel ruolo di portiere. In seguito diventò centravanti ma la sua carriera nel calcio “dei grandi” cominciò per caso: accompagnò un amico a un provino a Vittorio Veneto per la Serie C. L’amico fu scartato, lui venne preso: contratto da 200 mila lire al mese più le spese. Dopo due campionati fu ceduto al Legnano per 17 milioni di lire. In quell’anno, splendido e ricco di soddisfazioni, conobbe persone straordinarie, tra cui “un ragazzo d’oro”, Gigi Riva: “Una persona buona, dai principi sani” ricordava Gianni.
La morte del padre lo riportò a Udine per prendere le redini della ditta familiare che si occupava di imballaggi per la frutta. Continuò a giocare nei dilettanti della Sangiorgina di San Giorgio di Nogaro, dove fu anche allenatore. Un incidente lo tolse dai campi e lo allontanò dal pallone, ma gli aprì definitivamente la strada verso un altro destino: quello delle corse. “La passione per le auto c’era già, ma non per le corse” raccontava Gianni. Un amico gli faceva guidare l’auto prima ancora che avesse la patente. “Pur di impugnare un volante andavo a lavargli il camion tutti i giorni”.

Il vero debutto arrivò grazie al meccanico Ennio Gallina, nel quartiere di San Rocco, a Udine. Gli affidò una Innocenti J4 per la Cividale-Castelmonte. Era il 1966, primo atto di una carriera durata oltre cinquant’anni.
L’esordio nei rally arrivò nel 1969, alla quinta edizione dell’Alpi Orientali, con una Cooper S e copilota Eliseo Stella. Fu 21° assoluto e 4° di classe. Poi arrivò la Lancia Fulvia HF, ma il grande amore sportivo di Marchiol fu la Porsche. La sua Carrera 2.7, raccontava, “era abbandonata in un pollaio… immaginate da cosa fosse ricoperta”. La acquistò per 6 milioni, mettendo insieme i soldi della Scirocco che usava tutti i giorni e i risparmi del calcio. “Andai dal preparatore Noce e gli dissi che avevo pochi soldi e che glieli avrei dati tutti”.
Furono anni splendidi, vissuti accanto a Jean Campeis, col quale conquistò un titolo italiano di Gruppo 3. Celebre il duello con Federico “Tito” Cane, che un giorno gli disse: “Marchiol, non ti avvilire: per andare così forte io ho dovuto sfasciare sei Porsche”. “Io non me lo potevo permettere…” ricordava Gianni.
Nel 1982 arrivò il passaggio alla pista: vendette la Porsche per 12 milioni e 800 mila lire e acquistò una Volkswagen Scirocco. “Nulla di pianificato. Era semplicemente quello che passava il convento”. Fu scelta fortunata: grazie al preparatore Giuseppe Martinis, fu un anno straordinario, con gare memorabili e risultati di assoluto valore. Marchiol si definiva un istintivo, ma riconosceva quanto fosse fondamentale la tecnica in pista. Ricevette consigli preziosi da Carlo Facetti e da Mendogni, “un mago dell’assetto”.
Le cronoscalate furono un altro capitolo importante. Nel 1997, a 58 anni, vinse il titolo italiano di Gruppo N con una Honda Civic VTi. Ma proprio le salite gli imposero una rinuncia dolorosa: “Non avevo molta memoria e inventavo le curve. Pasquale Irlando mi disse di non gareggiare più con le Sport, perché rischiavo troppo”. Anche Fulvio Giuliani gli diede lo stesso consiglio. Gianni scelse la prudenza: “Era una scelta di responsabilità”.
Nella vita di Marchiol c’è un continuo intreccio tra sport, amicizie e solidarietà. Partecipò a iniziative benefiche, era legato a piloti e campioni come Edi Orioli e Luca Cappellari, con cui organizzava corsi all’Ente Fiera di Udine. E poi Clay Regazzoni. “Ce l’aveva con me perché diceva che io prendevo 650 mila lire per dare due calci al pallone mentre lui, per 200, rischiava la vita in Formula 1”. Una battuta affettuosa, tipica del carattere franco di Clay. C’era poi il legame con Ivan Capelli e con Sandro Munari, col quale nacque un’amicizia splendida e sincera, iniziata a San Martino di Castrozza nel 1972.
Tra le ultime pagine di questa vita straordinaria c’è Enzo Cainero, amico fraterno scomparso nel gennaio 2023 che fece scoprire al grande ciclismo salite come il temibile Zoncolan. Con lui Marchiol condivise anche il calcio: entrambi giocarono e vinsero il Campionato Carnico con il Paluzza. Marchiol ricordava con emozione lo Zoncolan scalato a 72 anni “senza mai mettere il piede a terra”, rifiutando perfino la spinta del compianto Franco Ballerini, al quale rispose: “Non farlo… sono un professionista!”.
La storia di Gianni Marchiol è fatta di passione pura, sacrificio, ironia, coraggio e umiltà. Un uomo che ha attraversato sport diversi con lo stesso spirito libero e competitivo, sempre accompagnato da persone che lo hanno stimato e aiutato, ricambiando con affetto e correttezza. Un personaggio unico, capace di trasformare ogni episodio della sua vita in un racconto affascinante.
Il Friuli e tutto il mondo delle corse lo salutano sapendo che certe storie non finiscono davvero: restano, vive, nella memoria collettiva e nel cuore di chi lo ha conosciuto.



